Grazie ad AVS Sannio per aver denunciato con fermezza questo episodio di propaganda ideologica aggressiva vicino all’ospedale di Benevento. Il cartellone “No all’aborto”, con la sua metafora volgare che lega maternità e calcio, configura un’intollerabile forma di terrorismo psicologico contro le donne, in violazione evidente della normativa pubblicitaria.
Tale affissione è giuridicamente insostenibile: il Codice della Strada e il Codice di Autodisciplina Pubblicitaria vietano contenuti offensivi, discriminatori o lesivi della dignità della persona, inclusi messaggi ideologici che ledono diritti civili come l’autodeterminazione femminile tutelata dalla legge 194/1978. Consigli di Stato e TAR hanno confermato divieti analoghi per manifesti anti-IVG, motivandoli con tutela dell’ordine pubblico e prevenzione di distrazioni in zone trafficate. Il Comune di Benevento ha piena competenza per rimuoverlo immediatamente, come già fatto in casi simili.
Il governo Meloni non ha introdotto restrizioni dirette all’IVG, ribadendo pubblicamente la “piena applicazione” della 194 senza modifiche formali. Tuttavia, emendamenti come quello al Pnrr-quater (2024) aprono consultori a gruppi anti-abortisti del Terzo Settore, sfruttando l’obiezione di coscienza (media 63-70%) per ostacolare l’accesso concreto, senza alterare la norma ma svuotandola di efficacia. Tali mosse sono giuridicamente fragili: la Corte Costituzionale (sent. 42/2026) impone aree dedicate IVG e servizi adeguati, rendendo inapplicabili regressioni medievali.
La Regione Campania, con delibera 143/2026, ha implementato l’IVG farmacologica in day hospital e domicilio fino a 9 settimane, recependo linee guida ministeriali 2020, senza ricovero e in esenzione totale – terzo modello con Lazio ed Emilia-Romagna. Questo garantisce equità contro obiezioni, priorizzando consultori pubblici per prevenzione e salute psicofisica.
