Di Daniela Piesco Direttore Responsabile
Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo non è solo un dipinto: è un monito eterno, una marcia solenne che dal 1901 attraversa i secoli per sfidare le ingiustizie del lavoro. Quelle figure , l’uomo maturo, il giovane, la donna con il bambino al fianco , emergono dall’ombra della miseria verso una luce di speranza collettiva, simbolo del proletariato unito che reclama diritti con passo pacifico ma determinato. Oggi, nel maggio 2026, quel quadro ci interpella con urgenza: in un’Italia di falsi trionfi occupazionali e di un Sannio agonizzante, il quarto stato è ancora in marcia, ma la strada è irta di precarietà e abbandono.
I dati Istat cantano un inno bugiardo: disoccupazione al 5,2%, minimo storico, con 300mila inattivi in più che si arrendono al sistema, specie donne e under 35. È un mercato del lavoro gonfiato da contratti a termine, cassa integrazione e scoraggiamento cronico – non progresso, ma miraggio. Mentre il governo celebra, famiglie si spezzano, sogni emigrano: il divisionismo di Pellizza, con i suoi tocchi di luce che uniscono i colori della fatica operaia, ci ricorda che la solidarietà non tollera numeri truccati. Serve una politica che trasformi l’apparenza in sostanza, investendo in stabilità vera contro la deriva dei “fantasmi” del lavoro.
Nel Sannio beneventano, terra di sudore e riscatto contadino, la crisi morde feroce: cassa integrazione balzata del 72,7% nei primi sei mesi del 2025, disoccupazione giovanile femminile al 62% tra i 15-24enni, inattività al 42,2% nella fascia 15-64. Giovani che fuggono lo spopolamento, imprese fragili schiacciate da ditte individuali e lavoro nero endemico, un’oscurità che Pellizza dipingeva con pennellate di proletari compatti, pronti a sfidare borghesia e aristocrazia. Qui, il quarto stato non è astrazione museale: è la madre che rinuncia al posto fisso per il figlio, il padre in cassa integrazione, il rampollo che valigia in mano punta al Nord. Il Sannio merita più di elemosine: fondi per agroalimentare, turismo verde, formazione mirata , o morirà nel silenzio.
Come i lavoratori di Pellizza avanzano spalla a spalla, intergenerazionali e solidali, così devono unirsi italiani e sanniti: sindacati, imprese, istituzioni in un patto per il lavoro dignitoso. Non basta il ricordo iconico alla Biennale del 1901; serve azione , riforme anticicliche, incentivi per assunzioni stabili, rilancio delle aree interne contro la desertificazione demografica. Il Quarto Stato ci guarda: la luce del futuro non è dono, ma conquista.
Che ci si alzi , uniti, occhi fissi all’orizzonte. Il proletariato italiano non si arrende: marcia, lotta, vince.
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