Di Antonio Corvino

Il discorso pronunciato da Re Carlo III d’Inghilterra, sovrano del Regno Unito e dell’Australia, davanti al Parlamento degli Stati Uniti d’America riunito in seduta congiunta il 29 aprile 2026 è stato assai coraggioso, drammatico addirittura nello spirito che lo ha animato.
A tratti ha assunto i toni dell’orazione davanti ad un uditorio invitato a farsi carico delle responsabilità cui sino ad oggi si è sottratto.
Ovviamente il riferimento è al Congresso ed alla Camera dei Deputati annichiliti dalla prepotenza di un autocrate che ripudia i contrappesi della democrazia e risolve le controversie con i bombardamenti e addirittura con la minaccia nucleare in grado di cancellare con un colpo solo intere civiltà, popoli e nazioni.
Carlo III, a cui nonostante la simpatia per la Principessa Diana da sempre è andato il mio personale apprezzamento per la sua sensibilità ai destini della Terra, la capacità di entrare in sintonia con l’umanità più derelitta, la inconsueta dimensione di intellettuale discreto in un mondo dominato dall’esibizionismo più vuoto quanto cinico e urlato, si è contrapposto senza sconti e infingimenti ipocriti, a quanti seduti sugli scranni alle sue spalle stanno conducendo al massacro l’Occidente che egli ha difeso ed il cui ruolo ha affermato essere oggi più che mai fondamentale per tutta intera l’Umanità.
Lo ha fatto, mi è sembrato, a ciò spinto dalla responsabilità della storia che egli ha richiamato più volte ed il cui peso era evidente in ciascuna parola pronunciata.
In un rapido, sapiente excursus ha ricostruito quattro secoli di relazioni, contrapposizioni, guerre e rivoluzioni culminate nella creazione della Federazione degli Stati Uniti d’America e nella redazione di una Carta Costituzionale che, come quella del Regno Unito, prendeva le mosse dall’Illuminismo, assumeva la Felicità del popolo quale propria missione e fissava pesi e contrappesi per garantire l’equilibrio democratico del nuovo Stato.
Sapientemente egli ha richiamato visioni e principi irrinunciabili per una democrazia che ha celebrato i suoi primi duecentocinquanta anni di vita ma che mostra i segni di una crisi evidente riflessa proprio nella negazione di quelle visioni e di quei principi da parte di un presidente eletto che si muove come un sovrano legibus solutus con movenze autoritarie, suprematiste e ambizioni addirittura imperiali.
Carlo III ha citato espressamente l’impegno delle costituzioni occidentali e di quella statunitense in modo particolare a perseguire la felicità del popolo, principio mutuato da Benjamin Franklin dal filosofo napoletano Gaetano Filangieri.
Non ha citato Filangieri il Sovrano ma io che sono stato a Napoli ed ho attraversato il quartiere della Sanità in lungo ed in largo ho potuto vedere e sentire nei bar, nelle pizzerie, nei locali l’eco della visita di Carlo e Camilla avvenuta solo qualche anno addietro ed anche del concerto tenuto dall’Orchestra dei ragazzi della Sanità per i Sovrani. Ho respirato l’aria intrisa del desiderio di vita e felicità che Filangieri aveva distillato da quelle parti e che certo aveva conquistato il Re e la Regina d’Inghilterra che dalle foto sembravano autenticamente entusiasti di ritrovarsi a Napoli.
L’Occidente, quale sponda insostituibile di un mondo pacificato e protagonista del suo equilibrato sviluppo, è stato il costante richiamo di Carlo III nel suo discorso.
Ed in esso il Sovrano ha esplicitamente sottolineato il ruolo fondamentale giocato dagli USA e dal Regno Unito per la vittoria contro il nazi-fascismo.
Una vittoria che era e deve essere per sempre.
Che deve essere per l’Occidente e per il mondo intero un riferimento costante ed un valore da custodire.
Certo l’alleanza militare della NATO ha rappresentato il fulcro dell’unità occidentale.
Intorno ad essa e su di essa Europa e Nord America hanno costruito sviluppo, progresso e sicurezza rappresentando un pilastro per l’equilibrio mondiale.
Mettere in discussione la coerenza, e l’integrità dell’alleanza equivale a decretare la fine dell’Occidente.
Re Carlo questo non lo ha detto esplicitamente ma la preoccupazione traspariva dalle sue parole. Come traspariva il timore-convincimento che quell’appello potesse andare a infrangersi su scelte irreversibili pericolosamente proiettate esattamente in direzione opposta.
Non so quale sia il giudizio del Sovrano inglese sugli attuali sconvolgimenti degli equilibri mondiali che vedono al centro il prepotente ed arrogante protagonismo di quanti erano seduti sugli scranni riservati al Presidente ed al governo degli Stati Uniti.
È indubbio che sin nel recente passato la corona inglese è stata direttamente coinvolta nelle strategie che miravano a realizzare una sorta di governo unico planetario estraneo all’Onu e direttamente emanazione del capitalismo occidentale.
Le riunioni del Club Bilderberg, che sul Royal Yacht “Britannia” riguardarono il 2 giugno del 1992 direttamente le sorti dell’industria pubblica italiana, sono note come sono note le iniziative adottate per arginare ed escludere la presenza pubblica dall’economia, allargare a dismisura il campo delle privatizzazioni e affidare alla finanza speculativa il controllo delle economie occidentali separando il destino degli Stati dalle loro Banche Centrali prima e costringendo gli stessi ad approvvigionarsi del loro fabbisogno su un mercato finanziario dominato dai fondi speculativi che per la verità si spostarono ineluttabilmente dalla city londinese ai grattacieli newyorkesi.
A volte la nemesi o se volete il contrappasso della storia è terribile e il Regno Unito si è ritrovato ad essere periferia del capitalismo dopo averne favorito lo strapotere con il monopolio finanziario ormai concentrato negli USA che pure non vivono un buon momento se sono costretti a ricorrere alla guerra per esorcizzare gli scricchiolii che arrivano da un dollaro sempre più prigioniero di una montagna di debiti che finiscono ineluttabilmente per fare il gioco delle potenze emergenti a cominciare dalla Cina.
L’accorata difesa dell’Occidente, custode della civiltà e della pace per un mondo capace di compassione per e tra i popoli e gli uomini e attento alle pericolose derive ambientali della Terra prigioniera del cambiamento climatico e delle intemperanze di un’economia ad esso indifferente, era sincera e traspariva tutta dalle parole del Re che su entrambi questi crinali non ha concesso nulla ai suoi potenti ospiti.
Non so se lo abbia fatto per un estremo tentativo di richiamare alle proprie responsabilità un presidente americano incline a gigioneggiare piuttosto che a riflettere, ammesso che ne sia capace, cosa ormai di cui si può dubitare senza tema di essere smentiti, o se lo abbia fatto per costringere il Parlamento statunitense ad aprire gli occhi prima che sia troppo tardi per salvare la storia, la civiltà, il ruolo dell’Occidente.
Non so se al Monarca inglese, agli USA, alla stessa Europa sia chiaro che la salvezza dell’Occidente non passa dall’integrità della NATO, e tanto meno dalla proiezione guerrafondaia degli USA targati MAGA.
Non so se USA, NATO, Europa sono coscienti che la salvezza dell’Occidente è legata alla sua volontà-capacità di liberarsi dei vincoli e catene dell’ipercapitalismo finanziario che, come una metastasi irreversibile, li sta soffocando inducendoli a pensare di potersi salvare dirottando le loro scelte verso un’economia di guerra.
C’è da augurarselo.
Ed immagino che se lo augurerebbe anche Keynes che a Bretton Woods mise in guardia gli Stati Uniti contro il rischio di entropia che prima o poi si sarebbe manifestato.
Ma quelli erano troppo ansiosi di incassare senza indugi le royalties della vittoria imponendo il dollaro come moneta internazionale ed asservendo ad esso ed all’economia statunitense il fondo monetario internazionale e la banca mondiale.
C’è da augurarselo perché l’Occidente come si è andato configurando negli ultimi cinquant’anni, è destinato a morire.
Lo ha cancellato la metastasi iper capitalista.
L’esecuzione é avvenuta nel Mediterraneo, in terra di Gaza, in Palestina, in Medio Oriente, nel Golfo Persico ad opera degli Amerikani che ne hanno decretato la fine bombardando a destra ed a manca di propria iniziativa e su mandato del loro alleato-dante causa, l’erede di Sion, con la benevola acquiescenza dell’autocrate russo e la interessata neutralità del presidente cinese.
Resta, quello di Carlo III un discorso, a futura memoria, di altissimo profilo istituzionale, umano e intellettuale, come il suo monito a non trasformare gli aratri in spade
Non so se il Parlamento statunitense, il Presidente e la cuspide che lo circonda e lo mantiene al suo posto per il proprio tornaconto, se addirittura gli USA complessivamente presi, fossero il terreno giusto, come per il seme evangelico, per far germogliare una nuova stagione di responsabilità verso sé stessi, l’Umanità, il Pianeta, il ruolo che la Storia ha riservato sin qui all’Occidente.
Non so se il monito a non trasformare gli aratri in spade rivolto a chi della guerra, della violenza e della sopraffazione ha fatto la sua religione, avrà esito alcuno. Ne dubito. Anche se il lungo applauso del parlamento statunitense in piedi lascerebbe pensare che il messaggio sia arrivato. Da qui a germogliare c’è dimezzò il mare, anzi l’Oceano.
Intanto Re Carlo III si è innalzato a rappresentante dell’Umanità e della Terra, la prima abbisognevole come non mai di compassione, la seconda di rispetto prima che le conseguenze diventino incontrollabili per il genere umano…
La risposta adesso è nella testa di chi ha orecchie per intendere, occhi per guardare e cervello per valutare…tutte cose difficili da trovare di questi tempi sulle sponde Atlantiche o Pacifiche.
Non resta che tornare al Mediterraneo che da sempre conosce la compassione ed il rispetto per il Pianeta. Ma questo dipende dall’Europa che dell’Occidente è sempre parte.
Lunga vita all’Occidente ed all’Eurooa dunque.
E lunga vita a Re Carlo III.

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