C’è un dato che non si può ignorare e che nessun convegno, per quanto autorevole, è in grado di neutralizzare: nel primo trimestre del 2026, nella provincia di Benevento hanno chiuso 152 imprese in più di quante ne siano nate.438 nuove iscrizioni, 590 cessazioni. Un saldo negativo dello -0,45%, il peggior risultato tra le cinque province campane. Napoli cresce di 1.192 unità. Caserta di 212. Benevento perde, da sola, più di Salerno e Avellino messi insieme.

Questi numeri sono il contesto reale dentro cui va letto tutto il resto. Comprese le parole di Flavian Basile.

La geopolitica arriva nei cantieri

Il 22 aprile, nella sede di Confindustria Benevento, si è tenuto un incontro promosso da ANCE con TEHA Ambrosetti e la presenza di Monica Maggioni, direttrice editoriale per l’offerta informativa della RAI. Tema: l’Italia e il Mezzogiorno nel contesto globale in mutamento. Un titolo che potrebbe sembrare alto, astratto, lontano dalla quotidianità di un territorio che perde imprese ogni settimana.

Non lo è. E Basile lo ha detto con una chiarezza che vale la pena riportare integralmente nel suo senso, se non alla lettera: le tensioni in Medio Oriente, la crisi del Mar Rosso, le rivalità tra le grandi potenze non sono fatti lontani. Sono variabili che si scaricano direttamente sul tessuto produttivo locale. Il prezzo del ferro che in una mattina sale del 25%. I bitumi e le miscele che aumentano del 200%. Le Case di Comunità in ritardo. Le scuole ferme. Non per colpa delle imprese, non per inefficienza delle stazioni appaltanti, ma per effetti sistemici di uno scenario internazionale che nessuno a livello locale ha gli strumenti per governare.

È una lettura corretta. Ed è anche scomoda, perché richiede alla politica nazionale ed europea di farsi carica di responsabilità che storicamente ha preferito delegare verso il basso, scaricandole sulle imprese esecutrici o sugli enti locali appaltanti. Basile lo dice esplicitamente: bisogna capire le problematiche e risolverle insieme. Trovare misure per neutralizzare l’impatto. Non cercare sempre un colpevole nell’ultimo anello della catena.

Detto questo, bisogna essere onesti su un punto che nessun appuntamento con TEHA Ambrosetti può eludere: la crisi produttiva del Sannio ha radici che precedono la guerra in Ucraina, il blocco del Mar Rosso e i dazi di Trump. Il -0,45% nel primo trimestre 2026 si inserisce in una tendenza strutturale di lungo periodo. Benevento è stabilmente la provincia meno dinamica della Campania. Il declino demografico svuota i comuni. Le infrastrutture di connessione rimangono insufficienti. Il capitale umano formato nelle università locali emigra.

I dati Movimprese fotografano questa realtà con precisione crudele: a reggere sono solo le Costruzioni (+0,19%) e i Servizi (+0,12%). Cedono l’Agricoltura (-1,31%), l’Industria (-1,03%) e il Commercio (-0,95%). È un tessuto produttivo che si restringe su sé stesso, che perde profondità e diversificazione proprio mentre il mondo esterno accelera.

Il fatto che il settore delle costruzioni sia tra i pochi in positivo non è irrilevante in un editoriale che parla di ANCE. Ma sarebbe disonesto leggerlo come conferma di una strategia vincente: è anche il riflesso dei cantieri PNRR ancora aperti, di opere finanziate anni fa che si stanno concludendo.

Cosa accadrà quando quella spinta si esaurirà, se non arriveranno nuove programmazioni, se la politica non troverà quelle misure di cui Basile giustamente chiede?

Una leadership che fa domande giuste

Il merito di Flavian Basile, in questa fase, non è risolvere ciò che non dipende da lui. È fare le domande giuste nel posto giusto, con gli interlocutori giusti. Portare a Benevento TEHA Ambrosetti e Monica Maggioni non è un esercizio di vanità istituzionale: è un tentativo di inserire un territorio marginale nella conversazione dove si costruisce la narrativa dello sviluppo. Di cui poi, eventualmente, si beneficia in termini di attenzione politica, di investimenti, di progettualità.

È un lavoro di posizionamento. Lento, paziente, necessario.

Ma il posizionamento non sostituisce la risposta alla domanda più urgente che i dati del primo trimestre 2026 pongono senza retorica: chi tutela le 590 imprese che hanno chiuso? Chi le ascolta? Chi misura il costo umano e sociale di quel saldo negativo di 152 unità in novanta giorni?

Quella è la provincia reale, quella che non compare nei comunicati stampa. È il perimetro dentro cui ogni visione strategica deve fare i conti con sé stessa, pena il rischio di diventare narrativa senza ancoraggio.

Il Sannio ha bisogno di entrambe le cose: della capacità di pensarsi nel mondo e della concretezza di chi non smette di guardare quello che il mondo sta facendo alle sue imprese, ai suoi cantieri, alle sue comunità. Tenere insieme queste due tensioni, senza cedere né all’ottimismo di facciata né alla rassegnazione, è la sfida più difficile. Ed è anche quella che vale la pena affrontare.

 

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