Di Anna Moretti
E’ ormai noto a tutti, o almeno si spera, quello che il 17 aprile scorso ha fatto il Governo della Presidente Giorgia Meloni, ovvero, inserire una norma nell’ ultimo DDL sicurezza, in forza della quale viene, in sintesi, promesso un compenso al legale che riesce a far rimpatriare il suo assistito migrante.
Mai norma fu più aberrante per un avvocato che crede nel suo ruolo di difesa dei diritti del singolo contro tutti, anche, contro gli interessi del suo stesso Stato.
Eh già perché il ruolo dell’avvocato è proprio quello di darsi da fare con norme giuridiche alla mano per tutelare il diritto del singolo, e solo l’avvocato insieme al suo assistito può sapere di volta in volta quale è il diritto da far valere nel caso concreto.
Promettere soldi al raggiungimento di un unico risultato, ovvero, il rimpatrio, significa violare il diritto di difesa del singolo, tutelato dall’ art. 24 della Costituzione, diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.
E’ bene ricordare, che il diritto di difesa di cui all’ art. 24 della Cost. rientra pacificamente tra i diritti inviolabili /costituzionali/fondamentali, che appartengono all’ individuo in quanto tale a prescindere, quindi, anche dalla sua cittadinanza e/o dalla sua condizione di straniero irregolare.
E come giustamente detto dal Presidente del CNF in un’intervista al Manifesto “ se qualcuno non crede nell’articolo 24 è un problema suo. il nostro ordinamento giuridico si fonda sul principio di uguaglianza, sulla tutela dei diritti, sullo stato di diritto. E lo stato di diritto significa assicurare a tutti, anche a chi non ha i mezzi e le possibilità, di essere difeso.”.
Peraltro, che il godimento dei diritti inviolabili dell’uomo non tolleri discriminazioni fra la posizione del cittadino e quella dello straniero rappresenta affermazione costante nella giurisprudenza della Corte Costituzionale (sentenza n. 88/2023; sentenza n. 202 del 2013; in precedenza, anche sentenze n. 172 del 2012, n. 245 del 2011, n. 299 e n. 249 del 2010, n. 78 del 2005).
Non può, poi, non fare riflettere la casuale circostanza che termine ultimo per la conversione di tale decreto è proprio il 25 aprile, Festa nazionale, per la liberazione dell’Italia dal governo nazifascista, quel governo che per timore reverenziale nei confronti della Germania di Hitler si sottometteva ai suoi dettami, decidendo di togliere qualsiasi diritto alla popolazione ebraica, incluso il diritto alla vita.
Ed è esattamente dopo quella pagina buia della storia, che venivano sanciti i diritti fondamentali dell’individuo , non solo in Italia con la sua Costituzione, ma, anche, sul piano internazionale con la Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951,
La Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) , adottata nel 1950 dal Consiglio d’Europa.
Per coloro i quali, dunque, l’identità nazionale è un valore da difendere, è bene sapere che il nostro Governo inserendo quella norma è andato contro quella identità, provando a costruire una nuova identità , ove, i diritti fondamentateli sminuiscono a diritti di serie B a servizio delle politiche del Governo di turno.
Ora, volendo immaginare una norma simile nel periodo del nazifascismo, la norma discussa sarebbe stata l’ equivalente di una norma che prometteva soldi ai legali che convincevano gli ebrei ad autodenunciarsi con tutte le conseguenze del caso.
E per chi sul punto voglia eccepire che è fuorviante equiparare il rimpatrio nel Paese di origine, all’ autodenuncia di un ebreo, forse, non sa che molto spesso il rimpatrio significa il fallimento di un progetto migratorio, portato avanti da un singolo con l’indebitamento dell’intera comunità sottostante, la qual cosa significa rimettere il migrante in una condizione di ostracismo di fatto.
Si pensi ai bengalesi, pacificamente esposti in caso di rimpatrio al rischio di re- traffiking, il che vuol dire al rischio di tornare ad essere vittima di tratta degli esseri umani, per l’impossibilità, data da diversi fattori quali la crisi climatica/economica e sociale di quel Paese, di ripagare i debiti del primo viaggio migratorio.
E per chi ancora volesse eccepire, ma se non hanno il diritto di ingresso/soggiorno perché partono, è bene sapere che in Europa mancano serie politiche di ingresso, basti pensare con riferimento all’ Italia le numerose cause promosse davanti al Tribunale di Roma dai diversi Avvocati, che credono ancora nel loro lavoro, con l’ obiettivo di fare ordinare alle varie Ambasciate di Italia nel mondo di fissare un appuntamento per il rilascio del visto di ingresso richiesto.
E da ultimo, è bene ricordare per chi davanti a questo affronto del Governo abbia ancora voglia di rimanere inerte, che durante l’ Italia del nazifascismo, la maggioranza della popolazione era al sicuro, le violazioni riguardavano solo un popolo, quello ebraico, ciò nonostante sfido chiunque ad affermare che per la qual cosa quelle violazioni non erano così importanti, tant’è che tra pochi giorni è il 25 aprile, e l’ Italia si ferma per commemorare quella Festa della Liberazione , che vi piaccia o non vi piaccia fa parte del nostro DNA italiano.
Ph pixabay senza royality
