La  domanda che dovrebbe precedere ogni discorso sul futuro delle città e’ chi lo sta facendo, quel discorso, e da quale posizione? Perché la risposta non è neutra. Cambia il perimetro del pensiero, i vincoli che si è disposti a nominare, gli interessi che si è capaci di mettere in discussione.

Flavian Basile è architetto e imprenditore. È presidente di ANCE Benevento , l’associazione dei costruttori , e guida due realtà imprenditoriali di peso: MEDIL S.c.p.A., consorzio stabile attivo nella realizzazione di infrastrutture civili su scala nazionale con oltre cento imprese consorziate e circa duecento cantieri attivi, e OFFTEC s.r.l., società di architettura e ingegneria con sedi a Benevento, Milano e Catania, cresciuta in cinque anni di oltre il trecento per cento con un team la cui età media è 31 anni.  Non è un tecnocrate distaccato né un politico di professione. È un costruttore, nel senso più letterale e più complesso del termine.

Questa premessa non è ornamentale. È essenziale per capire cosa significa, in bocca a lui, affermare che una città non si misura nei metri quadri costruiti ma nella qualità degli spazi che restituisce alle persone. Viene da un rappresentante di categoria che ha tutto l’interesse strutturale a costruire di più. Eppure lo dice. E lo dice organizzando eventi che portano a Benevento una conversazione nazionale sul diritto alla città, sulla rigenerazione urbana, sull’intelligenza degli spazi pubblici.

Questa tensione , tra la logica dell’industria edile e la logica della città come bene comune , non è risolta. Ma il fatto che venga nominata, che non venga rimossa dall’agenda, è già una scelta di campo non scontata.

Un mandato fondato su tre parole

Quando è stato eletto alla presidenza di ANCE Benevento nel febbraio del 2025, Basile ha declinato il suo mandato in tre termini: visione, trasparenza ed etica. Visione, perché senza uno sguardo al futuro si rischia di rimanere fermi mentre il mondo corre; trasparenza, perché solo con regole chiare e processi limpidi si costruisce fiducia; etica, perché fare impresa significa avere responsabilità verso la comunità e il territorio in cui si opera.
Non è un programma da rivoluzione. È un programma da costruzione paziente. Ma nel contesto del Sannio , dove le categorie di rappresentanza tendono storicamente a operare per inerzia istituzionale piuttosto che per progettualità , ha il valore di una discontinuità.

La discontinuità si misura nei fatti. Circa quaranta imprese sono oggi coinvolte negli organismi associativi, pari a quasi il cinquanta per cento degli iscritti. Le nuove adesioni dall’inizio del mandato ammontano a venti unità, con un incremento del ventidue per cento. Circa un terzo dei componenti degli organismi ha meno di 35 anni, e nel Consiglio Generale tre membri su dodici sono donne.

Numeri che, da soli, non bastano a certificare la qualità di una leadership, ma che indicano almeno una volontà di allargare la base invece di consolidare il potere su sé stesso.

Benevento non periferia, ma laboratorio

Il nodo politico più significativo della visione di Basile è il rifiuto del paradigma assistenzialista. ANCE Benevento come soggetto promotore e aggregatore di sviluppo: anche un territorio considerato periferico può diventare protagonista, se mette insieme competenze, visione e capacità di fare rete. La direzione è chiara: radicamento territoriale e apertura internazionale.
Sono parole che circolano da decenni nel discorso meridionalista, spesso senza traduzione operativa. La differenza qui sta nel tentativo di renderle procedure concrete: l’adesione al Green Building Council Italia, l’ingresso in REMIND per il dialogo con Parlamento e grandi imprese, il progetto WORK4ITALY, che affronta in modo strutturale il tema della carenza di manodopera qualificata attraverso programmi di formazione, cooperazione internazionale e inserimento regolare , un’iniziativa che guarda all’India come bacino di competenze, saltando la logica dell’emergenza per abbracciare quella della pianificazione.

Non sono azioni spettacolari. Sono azioni di sistema. E il sistema, nel Mezzogiorno, è esattamente ciò che manca.

City Vision e il 22 aprile: due appuntamenti che contano

Il 10 aprile Benevento ha ospitato City Vision 2026, tappa del roadshow nazionale dedicato alle città del futuro. Attorno allo stesso tavolo: amministratori, imprenditori, progettisti. Temi: infrastrutture, rigenerazione urbana, digitalizzazione, qualità dello spazio pubblico. Non è un convegno locale travestito da evento nazionale. È un evento nazionale che ha scelto Benevento come sede. La distinzione conta.
Il 22 aprile arriverà THEAGroup ( The European House Ambrosetti ) con Monica Maggioni, direttrice editoriale per l’offerta informativa della Rai, per un confronto sulle nuove geografie del potere globale e sul ruolo del Mezzogiorno negli scenari in trasformazione. È una scelta editoriale e politica precisa: non parlare di Benevento guardando Benevento, ma parlare del mondo partendo da Benevento.
Questo cambio di prospettiva , dall’interno verso l’esterno, dal locale come chiusura al locale come punto di osservazione , è forse l’elemento più maturo e più necessario di tutta la visione che Basile sta costruendo.

Una consapevolezza onesta

Chi scrive ha avuto modo di osservare dall’interno questo processo. E sarebbe disonesto ignorare gli ostacoli strutturali che nessuna visione, da sola, è in grado di rimuovere: il declino demografico del Sannio, l’insufficienza cronica delle infrastrutture di connessione, la frammentazione istituzionale che disperde risorse e rallenta le decisioni, la difficoltà di attrarre capitali in territori che non entrano nelle mappe della logistica e della finanza.
Basile non ignora questi ostacoli. Li nomina, li incorpora nell’agenda. Ma una visione che si confronta con la realtà non è garanzia di risultato: è condizione minima per non fallire per ingenuità.
Il cammino è lungo. La direzione, per ora, è giusta.

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