Europa Verde denuncia: tagli non autorizzati, rifiuti, fuochi e alberelli abbandonati. Sulla gestione privata del verde pubblico cala il silenzio

A cura di Pina fontanella 

Portavoce provinciale Europa verde 

Il Parco De Mita, nato come polmone verde e bene comune per la collettività, versa oggi in condizioni preoccupanti. È quanto emerge da un sopralluogo effettuato questa mattina dai rappresentanti di Europa Verde, che hanno documentato criticità strutturali tali da mettere seriamente in dubbio la sostenibilità dell’attuale gestione privata a cui l’area è stata affidata.

I tagli agli alberi: chi ha autorizzato, e quando?

La prima anomalia balza agli occhi con evidenza: diversi esemplari arborei sono stati abbattuti. I tagli non sembrano casuali — mancano intere file di alberi — e alimentano interrogativi precisi a cui le istituzioni competenti devono rispondere senza ulteriori ritardi.

Europa Verde chiede chiarezza su tre punti fondamentali. Il primo riguarda la cronologia: i tagli sono stati eseguiti prima o dopo l’affidamento della gestione privata? Il secondo riguarda le autorizzazioni: chi ha dato il via libera all’abbattimento? Esiste una perizia tecnica firmata da un agronomo abilitato che ne attesti la necessità per motivi fitosanitari o di sicurezza? Il terzo riguarda l’esecuzione materiale: chi ha operato concretamente sul campo?

In assenza di risposte documentate, il sospetto che si tratti di interventi arbitrari sul patrimonio verde pubblico rimane legittimo e non può essere ignorato.

Rifiuti, fuochi e sottobosco devastato: le ferite della Pasquetta

Il passaggio antropico indiscriminato ha lasciato tracce profonde. Nonostante una pulizia già effettuata, il suolo presentava ancora numerosi mozziconi di sigaretta, bicchieri e posate di plastica, bottiglie di vetro. Residui apparentemente trascurabili, ma che la scienza ambientale classifica tra gli inquinanti a dispersione più lenta: si sa che si disperdono nel terreno e lo contaminano per decenni.

Europa Verde chiede che il suolo venga bonificato integralmente da questi residui.

Ancora più allarmanti le tracce di fuochi accesi direttamente sul terreno. Una pratica pericolosissima per la salute degli alberi e dell’intero sottobosco, che pone un ulteriore interrogativo: è stato consentito ai fruitori del parco di utilizzare legna locale a tale scopo? Se così fosse, si tratterebbe di una negligenza grave da parte di chi ha in carico la gestione del sito.

Gli alberelli recintati: condannati a morte?

Un’altra immagine che non può lasciare indifferenti: numerosi piccoli alberi, protetti da reti metalliche, appaiono completamente secchi. Non è visibile alcun sistema di irrigazione. Ci si chiede se questi esemplari — piantati presumibilmente nell’ambito di un progetto di rimboschimento o riqualificazione — siano stati semplicemente abbandonati a sé stessi, privi delle cure minime necessarie alla loro sopravvivenza.

Verde pubblico e gestione privata: una contraddizione irrisolta

Il nodo centrale resta la manutenzione del patrimonio verde. Se la gestione è passata a soggetti privati, chi garantisce concretamente la tutela dell’ecosistema? Quali vincoli sono stati posti? Quali controlli vengono effettuati?

La posizione di Europa Verde è netta: il verde è un bene comune e non può essere gestito con logiche puramente commerciali. La manutenzione deve essere affidata a professionisti qualificati — agronomi in primo luogo — e non lasciata alla discrezione di gestori che sembrano privilegiare la fruibilità logistica rispetto alla salute dell’ecosistema.

Europa Verde chiede pertanto che venga fatta piena chiarezza su tutti i punti sollevati, e che il Parco De Mita venga trattato per quello che è: un ecosistema vivo, il cui benessere è condizione imprescindibile per il benessere dell’intera comunità.

Europa Verde

 

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