Di Daniela Piesco Direttore Responsabile 

 

Domani è la Domenica delle Palme. Nelle piazze si agiteranno rami d’ulivo, simboli di una pace che abbiamo ridotto a un gesto estetico, a un rito di plastica mentre il mondo reale cola sangue.

Bernardo di Chartres diceva che siamo nani sulle spalle di giganti. Ma la verità è che quei giganti ,come Victor Hugo , non ci tenevano sulle spalle per farci guardare il panorama, ma per insegnarci a guardare l’abisso senza distogliere lo sguardo. Hugo non scriveva per decorare i salotti; scriveva perché la sua penna era l’unico tribunale capace di condannare l’ingiustizia quando i tribunali degli uomini erano corrotti o ciechi.

Oggi viviamo nella “stanza nera” della geopolitica.

I politici  cercano  una logica bellica razionale tra l’Iran e le provocazioni di Trump, convinti che la forza sia un’equazione risolvibile.

I giornalisti allineati analizzano il concetto di “giusto” mentre il genocidio dei palestinesi avviene nell’impunità più assoluta, discutendo di un’etica che nella pratica non esiste.

I teologi , come nel recente messaggio del Papa sui sacerdoti pedofili in Francia, escono dalla stanza nera gridando “Misericordia!”. Ma una misericordia che non passa dal riconoscimento del crimine e dalla protezione della vittima èimmaginaria : è un urlo che serve a coprire il silenzio dei colpevoli.

Ma c’è un’immagine potente che rompe questa oscurità. Non è l’ulivo benedetto, è la scheda elettorale dei giovani che hanno votato “No” per salvare la Costituzione. Quel “No” non è stato un atto di chiusura, ma un atto di resistenza romantica, nel senso più hugoliano del termine. È stata la gioventù che ha deciso di non essere “niente” per essere “tutto”: il baluardo di una legge suprema che protegge i deboli dai deliri di onnipotenza dei pochi.

La pace non è l’assenza di conflitto, è la presenza di giustizia. Se domani agiteremo quei rami d’ulivo, dobbiamo chiederci: stiamo celebrando una tregua rituale o stiamo armando la nostra coscienza?

Victor Hugo morì mentre milioni di persone sfilavano per lui, non perché fosse un letterato, ma perché era una coscienza. La pace di domani non può essere la “misericordia” che perdona l’imperdonabile senza riparazione. Non può essere il silenzio davanti alle bombe in Medio Oriente.

L’originalità del gesto di domani sta in questo: non guardare l’ulivo che hai in mano, guarda l’ombra che proietta. Se quell’ombra non somiglia a una mano tesa verso chi è schiacciato, verso il povero, verso la vittima di un abuso o di una guerra, allora quel ramo è solo legno morto.

Siamo nani, sì. Ma abbiamo il potere di decidere da quale parte del gigante scendere per iniziare a camminare. La pace non si augura. La pace si edifica “aprendo scuole per chiudere prigioni”, ed esigendo che nessuna stanza sia così nera da nascondere il dolore di un altro essere umano.

Buona domenica delle palme a tutti.

 

 

Ph pixabay senza royality

 

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