
Ci sono case che parlano prima ancora che tu entri. Quella di Rossella Mazzitelli, arroccata tra Perrillo e Sant’Angelo a Cupolo ,immersa in un bosco fitto e silenzioso, è una di queste. Appena varcata la soglia, la vista ti apre davanti un paesaggio che toglie il fiato ,la natura che avanza, il verde che stringe la pietra, la luce che filtra rada tra i rami come in una cattedrale vegetale. È il tipo di posto in cui, stando fermi abbastanza a lungo, potresti davvero perdere il senno. Ma nel senso più nobile del termine.
Eppure non è soltanto il paesaggio a colpirti. Sono gli oggetti. Un lampadario costruito con una teiera e tazze capovolte, sospeso come un’installazione surreale. Lampade che sembrano sculture. Ogni angolo racconta una mente che non si accontenta dell’ovvio, che trasforma il quotidiano in meraviglia. Rossella non arreda: abita con la fantasia.

Vent’anni nel mondo della moda
Prima di tutto questo, c’è stata una carriera lunga, intensa e poliedrica nel settore della moda. Rossella Mazzitelli ha attraversato quel mondo in tutte le sue sfaccettature: indossatrice, fotomodella, poi curatrice di corsi di portamento, organizzatrice di eventi, titolare di un’agenzia di modelle, imprenditrice nel settore abbigliamento. Oltre vent’anni in cui ha imparato ogni angolatura del bello applicato al corpo, all’immagine, alla presenza scenica. Un percorso che non si abbandona , si distilla.
Il mondo come materia prima
Poi è arrivato il viaggio. Rossella gira il mondo con il marito, e ogni paese, ogni città, ogni paesaggio che attraversa non resta semplicemente un ricordo , diventa ceramica. Ciò che vede, lo plasma. È un processo quasi involontario, come se la mano dovesse completare ciò che l’occhio ha già trattenuto. Nel giardino esterno della sua casa, al piano inferiore, c’è una fontana che racconta tutto questo meglio di qualsiasi dichiarazione d’intenti: ha la forma di un volto femminile , un cappello, una bocca, una mano tesa verso chi guarda, come a mandare un bacio. L’acqua scorre su un gesto d’amore.
È lì.
Ha qualcosa di necessario.
È da questa tensione continua tra il mondo visto e il mondo restituito che nasce la svolta definitiva. La ceramica non più come semplice restituzione del viaggio, ma come linguaggio totale , il solo in cui Rossella sembra davvero a proprio agio.
Le ( sue ) streghe

Le streghe vanno tenute in mano per capirle davvero. Sono piccole, dense, radicate nella terra che non vuole fingere di essere altro. Il corpo è basso, grezzo, color argilla bruciata e su di esso si erge un cappello a punta altissimo, rosso lacca, con una fascia dorata larga alla base e una tesa che si apre ondulata, quasi organica, come radici o ali schiacciate. Ogni campanellino appeso sotto di esse vibra appena, e in quel suono minimo c’è tutta la tradizione di questa terra.
Sul tavolo, coperto da una tovaglia rossa che sembra preparata per un rito, ce ne sono decine. Ciascuna diversa dall’altra , più dorata, più scura, più piccola, più ardita , eppure tutte inconfondibilmente sue. Un esercito silenzioso di presenze femminili, radicate nel mito sannita della strega, nella Benevento del noce e del sabba, reinterpretate con un linguaggio contemporaneo che è quasi pop nella serialità, profondamente arcaico nella materia. Non è folklore. È memoria che brucia ancora.
Accanto, altri volti: vasi-scultura bianchi con tratti appena accennati , bocche gialle, occhi vuoti, espressioni sospese tra l’umano e l’altrove. Un turchese brillante che spezza il rosso del tavolo. Rossella non ha uno stile: ha un universo.
I Mori

A colpire immediatamente, appena entrati, sono i Mori: due teste in ceramica smaltata, coppia classica della tradizione mediterranea reinterpretata con una sensibilità tutta sua. Lei, candida, con labbra rosse accese e corona dorata, indossa un turbante verde-turchese e una collana di perle dorate , il volto fermo, quasi altero. Lui, dalla pelle nera lucidata come lacca, labbra color bronzo, turbante blu-indaco con ornamenti dorati e una gemma rossa incastonata alla base: presenza silenziosa, magnetica. La fattura è finissima, gli smalti brillanti, ogni dettaglio costruito con la cura di chi ha imparato a guardare prima ancora di imparare a plasmare.
Il mare verticale

C’è però un’opera che supera ogni aspettativa. Una lampada a colonna , alta, ieratica, totem domestico. La struttura è fatta di rete metallica a maglie esagonali, quella povera, quella dei pollai di campagna, arrotolata in un cilindro che sembra voglia toccare quasi il soffitto. Al centro, una lampadina a filamento emana luce ambrata, calda, ferma. Ma ciò che lascia senza parole sono i pesci: decine di piccole forme in ceramica bianca, attaccate a spirale lungo tutta la colonna come se stessero risalendo una corrente invisibile, un fiume sottomarino che sale verso la luce. E alla base, radice e fondamento di tutto, un corallo bianco in ceramica , rigoglioso, ramificato, vivo.
Rete da pollaio e ceramica d’autore. Materiale povero e gesto raffinato. Un mare verticale, fermo in un angolo della stanza, che illumina senza urlare e racconta senza spiegare. È esattamente questo che distingue un artigiano da un artista: non la materia che usa, ma la visione che ci mette dentro.
La lampada-cavallo

E poi c’è il cavallo. Una testa equina in ceramica bianca opaca, con tocchi dorati alle narici e alla criniera, posata su un piano scuro come un pezzo da museo. La fonte di luce non si vede: fuoriesce dall’interno della cavità del collo, viola-blu elettrica, e trasforma la scultura in qualcosa di vivo. Non illumina la stanza , la abita. Davanti alle enormi finestre , con la campagna sannita invernale alle spalle , alberi spogli, colline, cielo largo , la lampada sembrava respirare. Non stupisce che quest’opera sia stata esposta a New York. Il Sannio che arriva oltreoceano, nelle mani di una donna che ha fatto dell’intuizione visiva la sua lingua madre.
Eccellenze Sannite® e Antum Arte
L’incontro con la piattaforma culturale Eccellenze Sannite®, ideata da Giuseppe Chiusolo, era nell’aria. Il primo contatto era avvenuto in occasione di Sensibilità a Confronto, evento ospitato nello studio dell’avvocato Marianna Corbo. Poi la visita nel bosco, la casa che spalanca mondi, la conferma definitiva: Rossella Mazzitelli entra a far parte del gruppo degli artisti di eccellenza.
Il suo primo impegno concreto sarà all’interno del progetto Antum Arte: curerà gli interni dell’hotel con le sue ceramiche. Un pezzo di quella casa nel bosco, moltiplicato e offerto al mondo.
Una visionaria, semplicemente
Rossella Mazzitelli non si spiega facilmente. Si visita, si ascolta, si osserva mentre racconta. Ha la qualità rara di chi ha attraversato davvero molte vite senza perdere il filo , anzi, annodandolo ogni volta in forme nuove. La moda le ha insegnato l’occhio. Il viaggio le ha dato il mondo. Il Sannio le ha dato le radici. La ceramica le ha restituito le mani.
E quella fontana nel giardino, con la sua mano tesa e la bocca aperta in un bacio silenzioso, dice tutto il resto.

