La propaganda non è più solo menzogna, ma diventa un insulto con Giusy Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha sostenuto che se vincerà il “Sì” al referendum sulla separazione delle carriere “le aziende torneranno a investire” e addirittura “i giovani che sono andati via perché non si fidano del nostro Paese torneranno”.
Davvero qualcuno pensa che la fuga dei giovani italiani dipenda dal rapporto tra giudici e pubblici ministeri?Davvero si immagina che un ricercatore a Berlino, un ingegnere a Londra o un medico a Barcellona stiano aspettando la riforma della magistratura per fare le valigie e tornare?
Siamo oltre la propaganda. Siamo nel territorio della narrazione caricaturale. Una favola politica costruita per convincere gli elettori che una riforma tecnica del sistema giudiziario sia la chiave di tutti i problemi del Paese: crescita economica, investimenti, perfino il rientro dei cosiddetti “cervelli in fuga”.
La realtà è molto più semplice e molto più scomoda.
I giovani italiani non lasciano il Paese perché non si fidano dei giudici. Lo lasciano perché trovano stipendi più bassi, meno opportunità, più precarietà, meno meritocrazia. Nessuna riforma della magistratura potrà cambiare questo se non cambia il sistema economico e sociale.
Ma c’è un altro dettaglio che rende la vicenda ancora più opaca. La stessa Bartolozzi è attualmente indagata nell’ambito dell’inchiesta sul caso Almasri. L’accusa, per la quale si procede nelle sedi competenti, riguarda presunte dichiarazioni false rese ai magistrati del Tribunale dei ministri in relazione al rimpatrio del generale libico. Un episodio che, da solo, basterebbe a suggerire maggiore cautela e meno arroganza nel dibattito pubblico.
Eppure, non c’è traccia di cautela. C’è invece la volontà chiara di blindare il voto. La decisione di negare proprio ai fuorisede la possibilità di esprimersi al referendum la dice lunga sulla fiducia che questa maggioranza ha nei confronti dei giovani. Perché si sa, e i sondaggi lo confermano, che quella platea avrebbe probabilmente scelto il No.
La strategia è trasparente: si cambiano le regole del gioco quando si teme di perdere. Si nega il voto a chi si sa essere avversario. E intanto si prova a riempire il vuoto con promesse indecenti, come quella di un improbabile ritorno dei cervelli in fuga, magari organizzato con lo stesso zelo riservato al rimpatrio di un criminale. Un volo di Stato per un presunto torturatore e un post su Facebook per illudere i giovani. Questa è la misura.
Un punto ancora più rivelatore in tutta questa vicenda riguarda,inoltre, proprio il funzionamento della disciplina dei magistrati.
Il ministro della Giustizia ha un potere preciso: può impugnare le decisioni disciplinari del Consiglio Superiore della Magistratura davanti alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione se ritiene che una sanzione sia sbagliata o troppo lieve.
Ebbene: dal momento in cui è in carica, Carlo Nordio lo ha fatto solo sei volte su 176 decisioni.
Se davvero il sistema disciplinare fosse inefficace, indulgente o corporativo , come sostiene la propaganda governativa , il ministro dovrebbe impugnare molte più sentenze.
Non lo fa.
E non lo fa per una ragione semplice: nei fatti il sistema funziona.
Il CSM sanziona ogni anno decine di magistrati per violazioni disciplinari. Le decisioni possono essere contestate. Esiste un controllo della Corte di Cassazione. L’architettura istituzionale già prevede contrappesi.
Per questo la domanda vera non è quella che ci viene raccontata nei talk show.
La domanda vera è un’altra: perché cambiare radicalmente un sistema che, nei fatti, lo stesso ministro non contesta quasi mai?
Quando la politica propone riforme costituzionali sulla base di problemi che non dimostra di voler correggere nei fatti, il sospetto diventa inevitabile.
E a quel punto torna alla mente una riflessione che affonda le radici nella nascita stessa della Repubblica. Durante i lavori dell’Assemblea costituente del 12 novembre 1947, il deputato Giuseppe Abozzi ricordò una verità elementare ma decisiva:
la massa può difendere se stessa con l’insurrezione, ma il singolo cittadino ha un solo scudo contro il potere : la magistratura.
Per questo motivo essa deve essere assolutamente indipendente e assolutamente autonoma.
Non è un dettaglio tecnico. È uno dei pilastri su cui si regge la democrazia costituzionale.
La Costituzione non è un ostacolo alla politica. È il limite che impedisce alla politica di diventare arbitrio.
E prima di firmare cambiali in bianco sulla sua modifica, forse dovremmo ricordarlo tutti.
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