Di Daniele Piro
Con l’eco nelle orecchie del boato al gol del 2-1 e con gli occhi ancora inebriati dal tap-in di Mignani, mi accingo a scrivere l’articolo odierno facendo delle opportune precisazioni iniziali. Questo articolo è dedicato ad un po’ di persone cominciando dai leoni da tastiera sponda catanese, che hanno imperversato sui social in questo ultimo mese, ovvero dalla famosa vittoria in rimonta con l’Atalanta u23. Hanno scritto di tutto sui nostri siti e sulle nostre pagine social; arbitri venduti, partite comprate, Palazzo compiacente, favori di ogni genere, rigori inventati, gol a tempo scaduto eccetera. A seguire ci sono coloro la cui pochezza sportiva la si puo’ riassumere nella speranzella di veder escluse Trapani e/o Siracusa dal campionato per recuperare qualche punticino. Sperare in disgrazie altrui per ottenere benefici a proprio favore eticamente è la cosa più brutta che si possa commentare. Ovvio che fra costoro cito anche il trainer catanese che ieri sera, a partita conclusa ha dichiarato che “non era ancora finita perché il calcio riserva tante sorprese”. Infine , ma questo è piu sfotto’ calcistico, vorrei bonariamente chiedere al signor Lunetta (comunque bravissimo calciatore), se ieri sera, dopo essersi portato le mani sulle orecchie sotto la curva Sud in segno di sfida in occasione del vantaggio siculo, a fine partita le orecchie le ha lavate bene per ascoltare i cori e gli applausi dello stadio alla compagine giallorossa. Non sono un ultras ma questo non significa avercela con i Catanesi che invece sono stati accolti, ospitati dai rappresentanti del nostro mondo ultras, suggellando un trentennale rapporto di amicizia che non potrà essere scalfito dalla demenza di qualche cane sciolto che tenta di appiccare il fuoco sui social. Catanesi penalizzati dal divieto giunto a sole 24 ore dalla “sfida dell’anno”, che ha privato la compagine rosso azzurra di un notevole apporto di tifosi al seguito. Decisione che fa male al calcio e che dimostra ancora una volta quanto certe scelte siano incomprensibili e decretino la morte di uno sport che dovrebbe essere vissuto senza limitazioni o divieti. Massima solidarietà ai veri sportivi catanesi, a quelli che avevano prenotato il biglietto e che ci hanno rimesso soldi e tempo, a quanti, anche sui social, hanno accettato e preso atto di una supremazia giallorossa rispetto alla loro squadra traballante soprattutto lontano dal Massimino. Fatto questo lungo preambolo iniziale e tornando al match di ieri posso affermare che siamo passati dal cadere all’inferno ad avere le chiavi nella toppa della porta del Paradiso. Il Catania visto a Benevento ieri è stata la squadra che più ha saputo metterci in difficoltà fra le mura amiche. Che la musica fosse diversa dal solito si è capito dalle prime fasi del match. Un Benevento, non so quanto volutamente attendista per scelta, lento, macchinoso ed incapace di sciorinare le solite azioni corali ed in velocità, messo sotto da un Catania che aveva un solo risultato utile disponibile. I siculi partono forte, sfondano soprattutto sulle fasce, producono una marea di cross. Vannucchi para il parabile e quando non ci riesce lo aiuta il palo fino all’incornata di Lunetta che deposita in rete un cross proveniente dalla sinistra, complice un’ uscita avventata del pipelet giallorosso. Doccia gelata sull’intero stadio Vigorito, ma l’acqua fredda piovuta addosso, si scalda dopo appena 180 secondi con Lamesta che da 30 metri pennella una punizione meravigliosa che fa secco Dini. Pericolo scampato e partita che riprende il solito copione con un Catania più volitivo ed un Benevento che cerca di fare muro e provare a ripartire senza però produrre azioni degne di nota. Inizio ripresa sulla falsa riga del primo, col Catania che ci prova ma in maniera del tutto sterile. Toscano prova la carta della disperazione con l’inserimento dei vari Di Tacchio, Caturano, Bruzzaniti, il Benevento si copre facendo ruotare le punte ed inserendo Kouan e Borghini. Quando la partita sembra avviarsi verso il più classico dei pareggi, Ceresoli s’inventa un sombrero sull’out sinistro e serve Salvemini su cui si oppone Dini, la palla arriva al limite dell’area, sventola di Pierozzi ancora Dini è bravo in tuffo ma il condor Mignani legge in anticipo la probabile ribattuta dell’estremo difensore catanese e si fionda sul pallone, appoggiandolo in rete. Il Vigorito esplode ed il sottoscritto realizza che solo una settimana fa scriveva cio’ che invece non è accaduto, ovvero che sarebbe stato difficile rimontare un gol al Catania se lo avessimo subito. Esplode lo stadio, esplodono i cori, esplode la panchina che si catapulta in campo ed è un tripudio fino al triplice fischio finale. Il Benevento si ritrova con le chiavi per aprire le porte della seconda lettera dell’alfabeto (siamo ancora scaramantici) mentre un piccolo grande uomo che di nome fa Oreste e di cognome Vigorito dalla bandierina del calcio d’anglo solo soletto si gode la festa con una punta di commozione. Nemmeno il tempo di festeggiare che già si ritorna in quel di Potenza per l’ennesimo derby campano contro il Sorrento. Il Catania torna al di la dello stretto leccandosi le ferite e, al netto degli sconcertanti retropensieri di Toscano, comincia probabilmente a pensare a come dovrà impostare il prosieguo del suo campionato, pensando al mini campionato chiamato play off.
10 punti di vantaggio con 24 totali ancora disponibili. Un gran passo in avanti è stato compiuto ma non bisogna mollare di un solo centimetro. Occasionali o non occasionali il colpo d’occhio di un Vigorito pieno è uno spettacolo emozionante a cui assistere. Io c’ero e me lo sono goduto. Forza Strega
SCUGNIZZO69
