Di Antonio Corvino 

Così arrivò il tempo della pioggia di fuoco.
Macchine volanti oscurarono il cielo e quantità incredibili di bombe piovvero sulla nobile Persia.
E missili sciiti solcavano il cielo in cerca di navi, basi militari, nemici da abbattere dentro lo specchio del golfo e lungo le coste della odiata penisola che in esso si bagnava. Lo stretto di Ormutz prometteva di incendiarsi.
È la mano di Dio proclamava il capo supremo d’America che aveva dato l’ordine di attaccare.
La stella di David campeggiava ovunque nei cieli rendendo orgoglioso il capo d’Israele.
I negoziati per la resa incondizionata del vecchio impero persiano ribattezzato Repubblica islamica dell’Iran non avevano prodotto esiti giusti.
Pasdaran, guardie della rivoluzione islamica e Ayatollah tergiversavano sulla rinuncia al nucleare. Non si rendevano conto che dovevano obbedire, non discutere.
Gli Occidentali fedeli del grande Dio a stelle e strisce e dell’onnipotente Yahweh non avrebbero in nessun caso lasciato che i seguaci sciiti di Allah realizzassero il loro progetto di dotarsi di ordigni nucleare.
Quelli esistenti e ben stretti nelle loro mani bastavano ed avanzavano.
Senza contare che c’era tutto quel petrolio nascosto nelle viscere dell’immenso corpaccione iraniano da agguantare e c’era un popolo intero da liberare dalla tirannia islamica.
Così avevano rotto gli indugi.
D’altronde non è che un impero sposta da quelle parti il fior fiore delle portaerei e mobilita le basi militari per niente.
Avevano provato con le buone a farglielo capire a tutta quella gente barbuta.
Senza esito.
Così il cielo della capitale Teheran si era oscurato.
I capi supremi d’Occidente avevano colpito con sagacia e furore non proprio chirurgico.
Certo avevano provocato qualche lutto di troppo ma la guida suprema era stata finalmente spedita alla corte di Allah. O all’inferno.
Così almeno avevano dichiarato i presidenti comandanti in capo che avevano assicurato di avere le foto della defunta guida suprema.
Avevano anche precisato che da quelle parti finalmente la gente danzava nel chiuso delle case in attesa di rovesciarsi per le strade e le piazze.
La gioia sarebbe straripata una volta conclusa l’operazione militare speciale.
Anche l’erede del vecchio scià attendeva trepidante nel chiuso di qualche palazzo che gli eserciti occidentali lo riportassero sul trono che era stato di suo padre e prima ancora di Dario e di Serse…
Era antica la contrapposizione tra Impero persiano e le polis greche che allora rappresentavano l’Occidente.
Di là, ad Oriente, il potere assoluto e l’obbedienza cieca, di qua, in Occidente, la democrazia e la partecipazione critica, responsabile e consapevole, fino a diventare masochista, a volte.
Già in quel di Salamina ed a Maratona avevano sperimentato di che tempra fosse l’acciaio occidentale e con quanta forza spirasse nelle loro vele il vento d’Occidente.
Alessandro ne aveva fatto un sol boccone ed infine Roma aveva imposto la sua legge.
Gilgamesh ed Enkiddhu erano stati finalmente domati.
Gli eredi dell’impero persiano, il glorioso impero persiano, avevano finalmente imparato ad apprezzare l’Occidente.
Nei tempi recenti l’ultima reincarnazione dell’antico Re dei Re rinominato Scià di Persia aveva spostato, armi e bagagli, sul lato occidentale le sue genti.
E quelle sembravano pure felici.
La gente andava su e giù per il mondo.
Le donne correvano con i capelli al vento per le città e i ricchi potevano raggiungere le scintillanti capitali occidentali.
Il petrolio era in buone mani e gli dei occidentali che dimoravano sia sulle sponde atlantiche che su quelle mediterranee erano soddisfatti…
Poi era intervenuta quella rivoluzione islamica.
Gli studenti barbuti e le guardie del popolo avevano spazzato via la reincarnazione del re dei re. Le sue ricchezze erano state requisite e con esse il petrolio.
Avevano imposto alle donne il velo e l’obbligo di restare confinate in casa. Per le strade dovevano andare veloci e con gli occhi bassi, il volto coperto da un velo pietoso quanto casto e, se necessario, violento.
I ricchi scapparono.
Il popolo entusiasta aveva aderito alla rivoluzione islamica.
Ma in cinquant’anni di costrizione la spinta rivoluzionaria si era esaurita.
Alla fine anche gli Ayatollah si erano rivelati degli avidi emuli dei vecchi Re, scià compreso.
Da ultimo avevano preso a sparare sulle ragazze che non ne potevano più di coprirsi il volto e di restare segregate dal mondo.
Quelli, dal canto loro, avevano stretto alleanze stringenti con tutto ciò che guardava ad Oriente. Il celeste impero Cinese e la santa madre Russia su tutti.
L’Occidente era stato definito il Satana da abbattere.
Intollerabile.
Gli dei occidentali non potevano tollerare.
I figli d’Israele meno che mai.
Ed i loro alleati/protettori d’America anche.
Insomma bisognava arrivare alla resa dei conti.
E la resa dei conti prevedeva la resa senza condizioni o la guerra.
Ed era arrivata la guerra.
Si erano affrettati i capi del popolo di Yahweh e del popolo del Dio americano a tranquillizzare il mondo ed anche il popolo persiano ribattezzato popolo sciita che la guida suprema, una persona cattiva tra le peggiori del mondo e della storia, era stata colpita, uccisa, ammazzata.
Adesso c’era da completare il lavoro, come amavano definire la loro guerra.
Finire il lavoro e rimettere tutto a posto compreso l’erede dello Scià ed il petrolio, secondo uno schema collaudato con successo in Venezuela.
Intanto però i missili della repubblica sciita dell’Iran solcavano i cieli. Avevano colpito anche una portaerei. Gli americani avevano dovuto piangere qualche morto.
Ma il capo supremo USA era stato chiaro.
Qualcuno potrebbe morire tra i nostri eroici soldati, aveva detto, a scanso di equivoci.
Il mondo, attonito, confuso, contento o indifferente osservava.
Le altre due teste del Cerbero allocate tra gli Urali ed il Pacifico non avevano mosso un muscolo facciale in soccorso del loro alleato sciita.
Il fatto era che il Cerbero ormai si muoveva all’unisono in attesa della resa finale dei conti.
Era una partita a scacchi quella che stavano giocando ed in fondo l’Iran a dispetto della sua gloria passata era solo una pedina, un fante che si poteva sacrificare considerate anche le violenze dei Pasdaran contro la popolazione.
Insomma non era il caso di scontrarsi con la testa americana del cerbero.
In fondo sulla scacchiera c’era l’Ucraina da sistemare ed anche Taiwan ed il Mar cinese meridionale.
E quindi era scontato il silenzio.
Anche il resto del mondo era rimasto in silenzio.
Compresa l’Europa…addirittura un ministro di un paese europeo fedele alleato dell’autocrate americano era rimasto intrappolato da quelle parti, sulle coste del mar Rosso dove, ignaro di tutto, era in vacanza.
Il fatto è che il mondo ormai era dominato dal Cerbero e governato con la forza.
Chi disponeva di armi, eserciti, ordigni nucleari, potenza prevaricatrice o comunque in grado di intimidire il resto del pianeta, comandava. Il resto subiva.
Dominava la forza bruta.
Il diritto internazionale era stato prima ignorato, poi deriso, adesso lo avevano seppellito.
L’ ONU era stato ridotto ad un ectoplasma.
Non contava niente.
I suoi rappresentanti venivano addirittura minacciati e sottoposti a sanzioni fino a strangolarli.
Insomma il pianeta non stava bene.
Il cambiamento climatico si abbatteva come una clava.
Popolazioni e territori erano stremati.
La povertà correva come un branco di cavalli imbizzarriti e la ricchezza era sempre più concentrata in una cuspide di intoccabili padroni del mondo e soprattutto delle tre teste del cerbero.
Non c’era di che stare tranquilli.
Anche il popolo sciita iraniano, in procinto di essere rinominato popolo persiano, non è che potesse dormire sonni tranquilli anche se al momento prevaleva l’euforia.
Qualcuno aveva provato a mettere in guardia la comunità internazionale.
In Europa per la verità si era levata la sola voce del presidente del governo spagnolo che aveva protestato contro le azioni violente del cerbero rivendicando il rispetto del diritto internazionale che, ahimè, non esisteva più.
Nemmeno l’Europa esisteva più, o ancora, a seconda dei punti di vista.
Ridotta ad un Puzzle senza disegno si muoveva al di fuori di ogni direzione.
Non decideva per il disarmo unilaterale che avrebbe scosso le coscienze dei popoli, non decideva di diventare potenza continentale candidandosi ad essere la quarta testa del cerbero, non completava nemmeno il suo processo federativo.
Ognuno dei Paesi decideva per conto proprio facendo il gioco del Cerbero che se la rideva e la irrideva.
All’interno dei singoli paesi, movimenti e tentazioni suprematiste, xenofobe, di sapore autoritario e neo fascista, nazista o nazionalista, si muovevano per prendere il potere attratti dalla forza centripeta della internazionale nera che nel capo supremo d’amerika aveva la guida e nella cuspide iper capitalista il riferimento.
Insomma il pianeta si scioglieva ed il mondo languiva incapace di reagire alla violenza da qualsiasi parte essa arrivasse.
La deriva distopica avanzava in fretta risucchiando governi e popoli verso l’omologazione del pensiero unico tipico di una società incapace di distinguere il bene dal male.
Il silenzio complice, disinteressato o spaventato, era diventato la regola per approfittare o illudersi di sopravvivere.
Poi c’era il silenzio di chi sa e sentiva di doversi ribellare ma era consapevole di non avere né strumenti né forza per farlo.
Il dissenso steso era stato costretto entro le gabbie dell’auto censura o nelle maglie dei provvedimenti a difesa della cosiddetta sicurezza pubblica.
D’altronde con l’impotenza del dissenso il silenzio diventa l’unica risposta alla precarietà della parola.
Anche il Cristo il quale, in un afflato di infinita compassione, era tornato sulla terra a provare una nuova redenzione del genere umano, come aveva raccontato Fëdor Michajlovič Dostoevskij, non riuscì a trovare le parole e tacque davanti al grande inquisitore che si arrogava il diritto di essere il suo stesso interprete autentico chiamato a stabilire cosa era bene e cosa era male per il suo popolo ed egli, il redivivo Cristo, continua a tacere ancora adesso al cospetto dei potenti che oggi azzannano il mondo…
L’ipercapitalismo finanziario ha vinto in questo periodo storico su tutta linea.
La metastasi finanziaria del capitalismo di rapina ha contaminato Stati democratici e regimi totalitari ed essi stanno azzannando la terra tutta intera.
Che fare davanti ad un mondo che sta correndo verso la soluzione distopica?
Presidiare le Termopili come re Leonida ed i suoi opliti e attendere che finalmente arrivino coloro che non possono bruciare il presente rovinando il futuro?
Ammesso che esistano gli opliti e che esista un luogo che si possa definire “ Termopili”.
E se fosse l’Europa, quel luogo?
É tempo che l’Europa ritrovi la sua dimensione, recuperando la sua civiltà e la sua cultura…
Oggi più che mai.
Basterà l’atavica consuetudine a vivere immersa nel senso del limite e della misura praticando inconsciamente la virtù della Sophrosyne greca intrisa di saggezza oltre che di conoscenza, che l’ ha posta sin qui al riparo dalla tentazione di trasformarsi in impero?
Con tutti i suoi limiti e difetti essa conserva ancora integri i segni della democrazia.
E paradossalmente la vecchia Europa, se solo saprà aggrapparsi alla sua civiltà, potrà salvarlo il mondo rifiutando la prepotenza e disponendosi a ritrovare il linguaggio profondo ed autentico della consapevolezza che parli ai popoli superando l’ostacolo dei tiranni che ne fanno strane ed abbattendo il grande inquisitore che tiene prigioniero il Cristo avendone vanificato la compassione.
È contro la prevaricazione che bisognerà schierarsi.
La prevaricazione finalizzata ad impadronirsi delle risorse del pianeta necessarie agli imperi per dominare il mondo ed ai magnati, oligarchi, ipercapitalisti per impossessarsi delle ricchezze ovunque queste si trovino.
Ed è soprattutto contro la normalizzazione dell’idea di prevaricazione degli imperi e della cuspide che li governa che bisognerà lottare.
L’attacco all’Iran ha come obiettivo quello di controllare le sue risorse energetiche non certo quello di liberare le ragazze dalla violenza degli ayatollah così come l’attacco al Venezuela era finalizzato ad impadronirsi del suo petrolio non certo a liberare gli USA da un fantomatico cartello di narcotrafficanti.
L’attacco a Gaza è finalizzato a costruire il Grande Israele, con benefici per ipercapitalisti e compagnia varia, non certo a porre in sicurezza lo Stato di Israele.
L’attacco all’Ucraina risponde ad piano di potenza e di razzia delle risorse di quel paese non certo a timori o inesistenti paure dei russi…
Saprà l’Europa ergersi a luogo delle Termopili contemporanee e chiamare a raccolta tutti gli opliti in attesa che finalmente il mondo venga rimesso in piedi?
Se non l’Europa, chi?
E se non ora quando?

 

 

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