Procedimenti pendenti, indagini DDA e scelte patrimoniali irreversibili: il silenzio del MUR non è neutro

 

Di Daniela Piesco 

 

Alla vigilia delle elezioni per il rinnovo della direzione del Conservatorio di Musica Nicola Sala, il silenzio che avvolge l’istituzione non può più essere letto come cautela o rispetto delle forme. È, piuttosto, una scelta politica.Perché la vicenda ha da tempo superato i confini di un conflitto interno o di una disputa locale: qui è in gioco il ruolo di vigilanza del Ministero dell’Università e della Ricerca, chiamato dall’ordinamento a garantire legalità amministrativa, correttezza gestionale e credibilità dell’intero sistema AFAM.

Due procedimenti pendenti, rimossi dal dibattito pubblico

Il primo nodo riguarda un procedimento amministrativo pendente da oltre tre anni dinanzi al TAR Campania, mai definito nel merito, relativo alla sussistenza dei requisiti per l’elezione dell’attuale direttore.Non una questione marginale, ma un profilo che incide direttamente sulla legittimità della carica. Eppure, l’istituzione ha continuato a operare come se quel giudizio non esistesse, arrivando oggi a nuove elezioni senza che la questione sia stata chiarita.
Parallelamente, sul piano penale, l’attuale direttore Giuseppe Ilario risulta indagato in un filone della maxi-inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che coinvolge complessivamente 36 soggetti per ipotesi di reato di particolare gravità, tra cui appalti illeciti, tangenti, associazione per delinquere, riciclaggio ed estorsione.

È doveroso ribadirlo con precisione:
non vi è rinvio a giudizio,
non vi è sentenza,
opera pienamente la presunzione di innocenza.

Ma l’avviso di conclusione delle indagini rappresenta un atto formale che presuppone una valutazione accusatoria strutturata, non una mera ipotesi esplorativa.

Il dato rimosso: una pluralità di contenziosi mai considerata

C’è poi un elemento rimasto costantemente fuori da ogni comunicazione istituzionale: l’attuale direttore risulterebbe coinvolto in numerosi giudizi pendenti , almeno sei o sette ,tra contenziosi amministrativi e cause civili promosse da docenti e personale, tutti riconducibili alla gestione dell’ente.Di fronte a una simile concentrazione di procedimenti, la questione non è stabilire oggi eventuali responsabilità penali ,che spettano esclusivamente ai giudici , ma chiedersi se il MUR abbia realmente esercitato la propria funzione di vigilanza.
Il Ministero non è un osservatore esterno: è l’organo cui l’ordinamento affida la tutela della legalità sostanziale, non solo formale, e della reputazione pubblica delle istituzioni AFAM.
Può davvero considerarsi irrilevante un quadro così denso di contenziosi, indagini e procedimenti aperti, limitandosi a registrare lo svolgimento delle elezioni come se il contesto non contasse?

Il nodo più delicato: una gestione patrimoniale senza pause

Nonostante questo scenario di instabilità giuridica e giudiziaria, il direttore non ha ritenuto opportuno farsi da parte, nemmeno temporaneamente.
Al contrario, ha proseguito senza interruzioni in una gestione patrimoniale destinata a incidere per decenni sull’amministrazione del Conservatorio.
L’ente ha infatti proceduto all’acquisto di un immobile per oltre due milioni di euro, finanziato tramite un mutuo ipotecario ultraventennale, vincolando strutturalmente il bilancio futuro dell’istituzione.Un’operazione di tale portata, in un contesto segnato da procedimenti pendenti e indagini in corso, avrebbe richiesto un surplus di prudenza, trasparenza e confronto istituzionale.

Il RUP, l’inchiesta e un intreccio che inquieta

A rendere il quadro ulteriormente problematico è il ruolo del Responsabile Unico del Procedimento per l’aggiudicazione del mutuo, l’architetto Francesco Pietro Buonanno.Anche in questo caso, allo stato non si affermano illegittimità penali negli atti. Ma sul piano dell’opportunità amministrativa l’intreccio appare oggettivamente inquietante:
un direttore indagato,un RUP coinvolto nella medesima inchiesta,un’operazione patrimoniale milionaria,un mutuo che impegna l’ente per oltre vent’anni.
A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di contesto: il precedente RUP monocratico per l’aggiudicazione del mutuo con la Banca di Credito Cooperativo di San Marco dei Cavoti e del Sannio – Calvi, successivamente finito agli arresti domiciliari in una vicenda di tangenti, e nominato direttamente dal direttore quale responsabile del procedimento per l’acquisto dell’immobile noto come Il Molino.
Anche qui, senza automatismi accusatori, il dato rafforza la percezione di un contesto amministrativo compromesso, che avrebbe imposto massima attenzione da parte dell’organo vigilante.

L’ombra lunga del caso “Il Molino”

Le operazioni immobiliari relative alla struttura conosciuta come Hotel Il Molino si collocano infatti in un territorio e in un periodo già segnati da precedenti giudiziari rilevanti.Senza formulare accuse, è evidente che tali antecedenti avrebbero richiesto un controllo rafforzato su procedure, autorizzazioni e scelte patrimoniali di forte impatto economico.
E invece, ancora una volta, nessuna presa di posizione pubblica.

Foresteria e dormitorio: ulteriori profili critici

Ulteriori interrogativi emergono dall’utilizzo dell’immobile acquistato come foresteria e dormitorio a pagamento, in assenza , secondo quanto segnalato ,delle necessarie autorizzazioni amministrative, di sicurezza e di legge.Anche in questo caso non si formulano accuse penali, ma si pongono domande legittime, che restano prive di risposta istituzionale.
Una responsabilità che non è più eludibile
Il tema, ormai, non è più locale. È nazionale.
Il MUR non può ridurre la vigilanza alla sola verifica formale delle procedure elettorali, ignorando il contesto complessivo in cui esse si svolgono.
Quando la legalità viene compressa a mero adempimento burocratico, perde la sua funzione sostanziale.Un’istituzione culturale non è una zona franca.
E un’elezione non è mai neutra quando si svolge in mezzo a procedimenti pendenti, indagini DDA e scelte patrimoniali irreversibili.
In questi casi, il silenzio non protegge l’istituzione: la espone.
E chi ha il dovere di vigilare, oggi, non può più far finta di non vedere.

 

pH Wikipedia

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