“Farfalla in volo sull’arancio
La farfalla non è dipinta, è accaduta. Nero e oro su arancio incandescente, un battito d’ali cristallizzato, tramonto, fuoco interiore, memoria che brucia.
Economia di segni che dialoga con il vuoto, sumi-e giapponese riscaldato da sensibilità mediterranea. Solo il segno rimane, e basta quanto poco serve per evocare la bellezza?”
Nel giorno dell’inaugurazione del nuovo presidio Nissan a Benevento, tra annunci e novità industriali, c’è stato un elemento capace di andare oltre il protocollo.
L’arte ha attraversato lo spazio, imponendosi come linguaggio vivo e inatteso, trasformando l’evento in esperienza.
In un’inaugurazione pensata per raccontare motori, servizi e strategie industriali, l’elemento che ha davvero rotto lo schema è stato l’ingresso silenzioso ma potente dell’arte.
Negli spazi della concessionaria, tra superfici lucide e linee automobilistiche, le opere del maestro Alfredo Verdile hanno introdotto una dimensione altra: non decorazione, ma presenza. Segni essenziali, cromie incandescenti, tensioni visive capaci di dialogare con l’ambiente industriale senza subirlo. L’arte non come cornice dell’evento, ma come linguaggio che attraversa lo spazio e lo trasforma.
Particolarmente significativa l’opera donata all’amministratore delegato di Nissan Italia, Marco Toro: un gesto simbolico che va oltre l’omaggio istituzionale e diventa dichiarazione di visione. L’idea che impresa e cultura non siano mondi separati, ma territori contigui, capaci di rafforzarsi reciprocamente.
La lettura critica dell’opera, affidata alla giornalista e critica d’arte Daniela Piesco, ha restituito profondità al momento, riportando il quadro alla sua natura autentica: non oggetto, ma racconto. Racconto di segni che bastano a evocare memoria, movimento, energia interiore.
Le immagini dell’evento, curate dal giornalista e coordinatore della piattaforma Eccellenze Sannite, Giuseppe Chiusolo, fissano proprio questo passaggio: l’istante in cui l’arte entra “dappertutto”, anche dove meno te l’aspetti, e dimostra che la bellezza non ha bisogno di spazi consacrati. Le basta essere accolta.
In mezzo a motori e strategie commerciali, è stata l’arte a lasciare il segno più duraturo.

