Piccola riflessione mattutina rileggendo quando dichiarato dal Presidente Vigorito in merito alla squadra di calcio cittadina da lui presieduta: “resto alla guida del Benevento fin quando non torneremo in serie A”. Frase che ai più, soprattutto a quanti non conoscono la nostra piccola realtà può apparire come la solita frase fatta che ogni Presidente esterna con cadenza “ognitantennale” ai microfoni ed alle tv. D’altronde chi non desidera andare nella massima serie del nostro campionato nazionale? Chi, pur di arruffianarsi la piazza, il popolo, il tifo, non è disposto a promettere mari e monti? Ma ciò che molti non sanno è che dietro una dichiarazione simile non c’è la baldanza di “spararsi le pose”, ma il desiderio vero di un sannita acquisito che, per quanto detto e fatto per la nostra città, è molto più sannita di quanti sulla carta di identità hanno la scritta “nato a: Benevento”. Dietro quella frase c’è il desiderio di un uomo che, come lui stesso disse tanti anni fa, voleva regalarsi (e regalarci) un sogno ed, in parte, ci è anche già riuscito.
Desiderare di ripercorrere quel sogno è solo la testimonianza dell’amore, dell’affetto, di una persona che ha profuso gran parte della sua vita sportiva al servizio di una città che non era sua, ma che ha sentito sua. Spesso mi sono chiesto “ma chi c’ha fatt’ fa’ “, viste le critiche spesso piovutegli addosso (non posso negare che anche io ho a volte criticato il suo operato) e peggio ancora le offese personali ricevute nei momenti di buio (dalle quali mi sono sempre dissociato). Eppure, lui, testardo, capa tosta è andato avanti, non ha mollato di un centimetro e dopo aver toccato il fondo (ricordo per onestà intellettuale quando, nel momento di massimo grigiore, scrissi un articoletto intitolato ADDO’ STEMM LA STAMM’ in cui sottolineavo il fatto che alla fine della fiera, eravamo di nuovo in Serie C), oggi è già riuscito in una prima impresa che sembrava titanica: riportare la passione e risvegliarci da quel torpore misto a scoramento nel quale tutti eravamo caduti. Un po’ come il riccone di turno che abituato a caviale e champagne nel ristorante di lusso si ritrova con pane e salame nella salumeria sotto a casa. Se oggi non siamo ancora tornati a quell’esplosione di tifo numeroso, caloroso, colorito ed urlante e perché siamo un popolo diffidente, superstizioso e scaramantico che fatica a liberarsi dalle delusioni (tante) calcistiche patite in passato. Non era scontato che ci trovassimo primi in classifica a febbraio inoltrato e questa cosa la stiamo vivendo con il freno a mano tirato. Ma lui, “zio Oreste”, la Serie A la vuole fortemente anche se, leggendo la sua dichiarazione, mi è preso un po’ il magone. Arriva in Serie A e poi lascia? Io non voglio crederci ed egoisticamente nemmeno voglio pensarci. Allora, caro Presidente, ti chiedo di soprassedere, perché sono convinto che tu te la riprenderai sta benedetta Serie A; però, una volta tornati lassù ti troverai davanti un’altra sfida non meno difficile da interprendere. Restarci !!!. E con te al timone sarebbe tanta roba, oltre ad essere, in primis per la tua persona, il coronamento di una lunga vita sportiva colorata di giallo e rosso.
Scugnizzo69
