L’ approfondimento del direttore Daniela Piesco
Eccolo qui il livello di degrado intellettuale oltre il quale la politica cessa di essere tale e diventa semplicemente rumore: il post di CasaPound sul referendum rappresenta questo fondo del barile, dove l’analfabetismo funzionale si veste da movimento politico.
Eccolo qui l’orgoglio dell’ignoranza!
“Falli piangere, vota sì”. Sei parole che racchiudono tutto il programma politico del populismo contemporaneo: niente contenuti, niente analisi, niente proposte. Solo rancore, vendetta, pulsioni primordiali. È la politica di chi è troppo pigro o troppo stupido per capire come funziona un sistema giudiziario, per leggere un testo di legge, per comprendere la differenza tra giustizia e giustizialismo.
E non si tratta di semplice ignoranza , quella è perdonabile, si può colmare. Si tratta dell’orgoglio dell’ignoranza, dell’esibizione della propria incapacità di ragionare come fosse un distintivo d’onore. È il grido di battaglia di ogni totalitarismo: la pancia contro il cervello, l’istinto contro la ragione, la tribù contro la civiltà.
Eccolo qui il fascismo per deficienti !
Almeno il fascismo storico aveva intellettuali, per quanto perversi. Gentile scriveva trattati filosofici, Marinetti componeva manifesti che richiedevano una certa cultura per essere compresi. Era un male sofisticato, articolato, che seduceva anche menti raffinate.
Questo è il fascismo per analfabeti. È la versione da fast food dell’autoritarismo: stesso veleno, ma premasticato per chi non è in grado di digerire un pensiero complesso. Non serve leggere Nietzsche o d’Annunzio, basta un’immagine con una bilancia e tre parole urlate. È il totalitarismo per chi ha smesso di leggere dopo le elementari, per chi confonde Instagram con il dibattito pubblico, per chi crede che la profondità sia una misura di distanza e non di pensiero.
Eccola qui la prostituzione dell’emotività!
Il populismo ignorante ha capito una cosa: le emozioni sono più facili da manipolare delle idee perché non richiedono alcuno sforzo cognitivo. Non devi studiare, non devi informarti, non devi pensare. Devi solo lasciarti trasportare dalla rabbia, dall’odio, dal risentimento. È la droga perfetta per menti pigre: ti dà l’illusione di avere un’opinione senza la fatica di formartene una.
“Chi ama l’Italia vota sì” , come se l’amore per un paese potesse essere misurato con un voto referendario, come se la complessità di un sistema democratico potesse essere ridotta a un tifo da stadio. È l’insulto supremo all’intelligenza: credere che le persone siano così stupide da non capire che dietro quello slogan non c’è nulla. E il bello è che spesso hanno ragione.
Eccoli qui i complici silenziosi!
Ma la vera vergogna non è CasaPound. Ci si aspetta che un movimento neofascista produca propaganda ignorante , è nella sua natura, come ci si aspetta che una fogna puzzi. La vera vergogna sono tutti gli altri: i partiti “rispettabili” che strizzano l’occhio a questa retorica, i giornali che le danno spazio come se fosse opinione legittima e non spazzatura intellettuale, i cittadini “moderati” che trovano queste posizioni “eccessive ma con un fondo di verità”.
No, non c’è nessun fondo di verità. C’è solo il fondo. Il fondo dell’incapacità di ragionare, il fondo della rinuncia al pensiero critico, il fondo dell’abbandono di ogni pretesa di dignità intellettuale.
Eccola qui l’emergenza culturale!
Viviamo in un’epoca in cui metà della popolazione non comprende un testo scritto di media complessità, dove la soglia di attenzione è scesa sotto i dieci secondi, dove il pensiero argomentato viene percepito come elitarismo. E in questo deserto cognitivo, i populisti ignoranti prosperano come batteri in una fogna.
Quando una società smette di distinguere tra chi argomenta e chi urla, tra chi propone e chi demonizza, tra chi pensa e chi reagisce, quella società è già morta. Continua a muoversi per inerzia, ma è un cadavere ambulante. Perché una democrazia senza capacità critica non è una democrazia , è un’ochlocrazia, il governo della plebaglia ignorante che Platone considerava la forma peggiore di degenerazione politica.
Eccola qui la verità scomoda!
Ecco la verità che nessuno vuole dire: non tutte le opinioni hanno lo stesso valore. L’opinione di chi ha studiato, riflettuto, analizzato vale più di quella di chi ripete slogan senza capirne il significato. Il voto di un ignorante conta come quello di un intellettuale, certo – è il principio democratico. Ma questo non rende le due opinioni equivalenti. Una è pensiero, l’altra è rumore.
E il populismo ignorante si nutre proprio di questa confusione, di questa relativizzazione dove tutto è opinione e nessuna opinione è meglio di un’altra. Dove citare dati è elitarismo, argomentare è complessità inutile, pensare è perdita di tempo. Meglio una battuta facile, uno slogan che entra in testa senza bisogno di aprirla.
Quale speranza in un contesto simile?
Non c’è via d’uscita facile. Non basta denunciare, non basta indignarsi. Serve ricostruire la capacità di pensiero critico, serve pretendere standard minimi di competenza nel dibattito pubblico, serve avere il coraggio di dire: no, la tua opinione ignorante non ha lo stesso valore della mia informata.
Serve smetterla di avere paura di sembrare elitari. L’elitarismo intellettuale , nel senso di pretendere che chi parla di cose complesse le abbia studiate , non è un difetto della democrazia, è il suo requisito minimo.
Una democrazia di ignoranti è una contraddizione in termini, perché non può esserci autogoverno senza capacità di comprensione.
Il populismo ignorante vincerà finché continueremo a trattarlo come una posizione politica legittima e non come quello che è: un insulto all’intelligenza umana, una celebrazione dell’incapacità di pensare, un manifesto dell’orgoglio di essere stupidi.
E forse meritiamo di perdere questa battaglia. Perché una civiltà che rinuncia volontariamente al pensiero non merita di sopravvivere.
