Di Daniele Piro 

 

Era il 24 Gennaio 2010 e quelli “over anta” con i capelli bianchi e con qualche annetto sul groppone lo ricorderanno sicuramente; a Busto Arsizio andava in scena un Pro Patria – Benevento che ha ricordato molto la sfida andata in scena ieri a Caravaggio. Gol giallorosso di Ferraro, poi 3 gol in 7 minuti e bustocchi al riposo sul 3-1. Nella ripresa doppietta di Clemente e gol di Evacuo per un 3-4 clamoroso. Ieri a Caravaggio, chi c’era come me, ha rivissuto le stesse identiche emozioni provate 15 anni fa.
Gioa, sconforto, speranza ed euforia. La partita di ieri contro l’Atalanta u23 si può riassumere nella sequenza dei 4 aggettivi elencati. La gioia di ritrovarsi per il meraviglioso “popolo sannita/padano”, capitanato dagli Stregoni del Nord, unita al risultato proveniente da Potenza del giorno prima con la debacle dell’altra prima della classe, rendeva il pomeriggio gioioso ed allegro, grazie anche al fulmineo gol di Lamesta lanciato in contropiede. Tutto facile? Null’affatto! La Strega, forse sonnecchiante, forse presuntuosa o convinta di avere vita facile andava letteralmente in letargo e subiva l’uno/due di Levak (davvero interessante questo ragazzo) a cavallo della metà del tempo. Stendiamo un velo pietoso sulla var, le sue interpretazioni e sulle decisioni arbitrali in occasione del primo gol orobico; non è possibile che in mancanza di immagini certe (in C non esiste la stessa tecnologia presente in A con 200 telecamere ed il campo vivisezionato in ogni suo millimetro da linee, diagonali e prospettivie) si possa concedere un gol “a sensazione”; nel momento in cui non vi è certezza assoluta, dovrebbe rimanere la decisione di campo e pertanto la bandierina alzata dall’assistente ed il fischio a braccio alzato del direttore di gara devono rimanere verdetti sacrosanti. Sul secondo gol squadra completamente immobile, infilata da un’azione in velocità sulla sinistra e colpita dalla testata solitaria in area da parte del centravanti atalantino con Vannucchi immobile ed incolpevole. Per un attimo i 450 cuori giallorossi presenti sulle tribune hanno rivisto lo spettro della partita del Catania del giorno prima, con il vantaggio etneo ed il ribaltone costiero in pochi minuti.
Gioa trasformata in sconforto dal 3-1 giunto per opera di Misitano che, in pieno recupero dl primo tempo, si è trovato sui piedi un rimpallo fortunoso ed ha trafitto sul palo lontano Vannucchi con una sassata imprendibile. Nonostante il pallido sole, nubi nere ed aria di funerale si sono addensate sulla tifoseria presente in quel di Caravaggio, incredula su ciò che stava accadendo. Ripresa: pronti via e dallo sconforto si passa alla speranza quando in campo ritorna la vera versione del Benevento, quello del record di gol fatti, quello della squadra soffocante che pigia sull’acceleratore e non fa uscire più dalla propria tre quarti gli avversari. Pronti via e Tuminello lambisce il palo girandola di testa. È il preludio al 3-2 che giunge con un imperioso stacco di testa di Pierozzi. Il gol dona linfa ed energie ai giallorossi che ancora con Pierozzi colpiscono un palo clamoroso, con la palla che scorre lungo la porta ed esce dal lato opposto. Ma l’aria è cambiata. Le nubi nere si dissolvono quando Saio sigla il suo primo gol stagionale dopo un mischione in area a seguito dell’ennesimo attacco giallorosso. “Tre gol is meglio che uan” avrebbe pensato qualcuno, accontentandosi anche di un pari, ma il pareggio non è nel DNA di questa squadra che, dopo un girandolone di cambi e l’innesto dei vari Romano, Talia, Carfora e Manconi pesca il jolly vincente ad un minuto dalla fine con una incornata di Pierozzi, bravo ad inserirsi su un cross di Carfora dopo l’ennesimo angolo battuto. E’ l’apoteosi; è l’euforia che ribalta e scaccia tutti i brutti sogni ed i brutti pensieri che avevano fatto capolino nei cuori e nelle teste della tifoseria. La corsa sotto il settore di tutta la squadra, panchinari compresi, è la fotografia perfetta da un lato di un gruppo compatto e sempre più convinto dei propri mezzi e dall’altro è il simbolo di quanto amore possa esserci da parte di un popolo da tempo lontano dalla sua terra che non vedeva l’ora di riabbracciare i propri beniamini. Poteva mai mancare il finale thrilling? Assolutamente no, per cui ci pensa Vannucchi con un paratone quasi al centesimo minuto a suggellare un 4-3 che significa primato in solitaria e segnale sempre più forte di volerci credere fino in fondo. 53 gol, miglior attacco in assoluto di tutti i campionati professionistici e, per una volta, dico anche che chissenefrega dei clean sheet; anzi questo risultato incuterà ancor più timore nelle squadre avversarie che penseranno “nemmeno se facciamo tre gol al Benevento siamo sicuri di vincere”.
Nota su qualche singolo: di Vannucchi salva risultato abbiamo già detto; Ceresoli purtroppo ha pagato l’emozione di ritrovarsi da avversario nel suo stadio, fra la sua gente, i suoi amici ed il suo ambiente; Romano inserito al 46’ ha di fatto cambiato il verso del match, Pierozzi l’ha ripresa con una prestazione incredibile, Salvemini nella ripresa è cresciuto molto di tono vincendo tutti i duelli e dando ampiezza alla squadra col suo modo di giocare; bene tutti gli altri anche se probabilmente un vice Maita darebbe la possibilità al capitano di poter rifiatare in qualche occasione. La ciliegina serale del pareggio interno della Salernitana con gli ultimi della classe, allontana (ma non fa abbandonare) i proclami di primato sbandierati dai costieri dopo l’acquisto di Lescano.
La Strega colpisce, soffre, risorge e vola in vetta. Il calcio, a volte, regala anche un insperato e lieto fine. Tutto bello tranne per il fatto che chi vi scrive, al pari degli altri 450 presenti sugli spalti, stamattina si ritrova con 10 anni virtuali in più sul groppone ed una tachicardia che non accenna a diminuire.

 

Scugnizzo69

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