”Il mondo è diventato per l’uomo un’unità, ma un’unità che lo minaccia di distruzione.”
— Karl Jaspers
Senza filosofia, intesa come esercizio critico e fondativo del pensiero, la politica contemporanea si è ridotta a una gestione affannosa di simulacri. Ci troviamo di fronte a un folle colosso disorientato, un Occidente che oscilla pericolosamente fra Woke e MAGA. Da un lato, l’ideologia woke trasforma la giustizia sociale in un tribunale permanente della lingua e dei costumi; dall’altro, il movimento MAGA (Make America Great Again) incarna la reazione viscerale e identitaria, illudendo le masse che un ritorno al passato possa guarire ferite strutturali profonde attraverso la forza della personalità.
Questo smarrimento non è un incidente di percorso, ma il risultato di un vuoto intellettuale. Quando il pensiero smette di interrogarsi sul senso dell’essere, rimane solo la tecnica del potere.
Un puritanesimo e un giustizialismo da frontiera mai superati
Alle radici di questa crisi americana, che per osmosi diventa globale, vi è un puritanesimo e un giustizialismo da frontiera mai superati. L’America non ha mai davvero abbandonato la logica del “fuorilegge” e del “giustiziere”. Questa eredità si manifesta oggi in una cultura della cancellazione che non cerca la riconciliazione, ma l’eliminazione morale dell’avversario.
È un moralismo rigido, privo di perdono, che trasforma ogni dibattito pubblico in una caccia alle streghe. Il giustizialismo, nato nelle terre selvagge dove la legge era assente, si è trasferito nelle aule dei tribunali mediatici e nei feed dei social network. La complessità del diritto viene schiacciata dalla ferocia di una condanna sommaria che non ammette appello, figlia di una mentalità che vede il mondo diviso in eletti (i puri) e dannati (i colpevoli).
Lo specchio del potere senza critica di Severino
In questo scenario, la politica italiana ed europea riflette lo specchio del potere senza critica di Severino. Come osservava Emanuele Severino, la tecnica è diventata il fine ultimo di ogni agire umano. I politici contemporanei non governano più per realizzare un ideale di bene comune, ma per preservare l’apparato tecnico del potere stesso. La politica non è più il luogo della decisione sui fini, ma il mezzo che serve a rafforzare lo strumento (la tecnica) che la sostiene.
È il fascino prodotto sui nostri politici, una fascinazione trasversale che unisce figure apparentemente distanti, da Veltroni a Meloni. È emblematico come entrambi abbiano ceduto all’ammaliamento del modello americano come unica ancora di salvezza. Veltroni difese il modello americano quando era a capo del PD, guardando all’America di Obama come a un orizzonte di riformismo civile. Oggi, con un segno opposto ma identica deferenza, Giorgia Meloni lo fa oggi, rivendicando un atlantismo che accetta l’egemonia di Washington come baluardo identitario. In entrambi i casi, manca la critica severiniana: l’Italia si specchia in un potere esterno senza interrogarne la deriva tecnica e nichilista.
La lucidità liberista di Trump che diventa pericolosa follia
Oltreoceano, la figura di Donald Trump incarna la contraddizione estrema di questo tempo. Esiste la lucidità liberista di Trump, capace di intercettare le pulsioni più profonde di un mercato deregolamentato e di una classe media che si sente tradita dalle élite globaliste. Trump parla il linguaggio dell’efficienza brutale, delle tariffe come arma di negoziazione, della deregolamentazione totale come panacea.
Tuttavia, questa stessa lucidità, priva di contrappesi etici e istituzionali, diventa pericolosa follia. Quando il profitto e l’egoismo nazionale diventano l’unico parametro della realtà, la democrazia si trasforma in una transazione commerciale continua. È la follia di un colosso che, pur di vincere la gara del momento, è disposto a smantellare le fondamenta del patto sociale globale, trasformando l’economia in una giungla di dazi e ritorsioni che minacciano la stabilità mondiale nel 2026.
La Groenlandia che resiste e la geopolitica del ghiaccio
Mentre il centro del mondo arranca, le periferie diventano i nuovi teatri di resistenza e scontro. La Groenlandia che resiste non è solo un riferimento ambientale, ma un simbolo geopolitico. In un pianeta che si scalda, quell’immensa distesa di ghiaccio è diventata l’oggetto del desiderio delle superpotenze, con appetiti coloniali che tornano a ipotizzarne l’acquisto o il controllo strategico per lo sfruttamento delle materie prime. La resistenza groenlandese è la lotta di una terra che rifiuta di essere ridotta a mera risorsa mineraria o base missilistica. È il limite fisico che ancora sfida l’arroganza della tecnica.
Il Medio Oriente e l’Iran: un incendio senza fine
Lo sguardo si sposta inevitabilmente verso l’Oriente. Troviamo l’Iran in pieno caos, scosso da rivolte interne e da un regime che risponde con la forza bruta a una popolazione che chiede dignità. In questo vuoto emerge la figura del figlio dello Scià, che tuttavia non convince come leader. La sua figura appare troppo legata a dinamiche del passato e a influenze esterne per poter davvero rappresentare una gioventù che cerca un futuro democratico e laico.
In questo quadro, Israele che gongola e colpisce ancora impunente rappresenta il paradosso di una sicurezza cercata attraverso la forza suprema. La superiorità tecnologica permette a Tel Aviv di muoversi su più fronti: Gaza, Cisgiordania e Libano. Ma è una vittoria pirrica? Gaza è un cumulo di macerie, la Cisgiordania è soffocata, e il Libano brucia sotto i colpi di un’offensiva senza precedenti. L’assenza di filosofia nella politica trasforma la forza militare in un esercizio di gestione della distruzione, privo di una prospettiva di pace che non sia la capitolazione totale dell’altro.
Il bisogno di un nuovo respiro
Siamo immersi in un’epoca di giganti dai piedi d’argilla. L’Occidente, questo folle colosso, sembra aver perso la capacità di respirare profondamente. Senza il recupero della critica e della filosofia, resteremo schiavi del dualismo sterile fra Woke e MAGA.
La storia ci insegna che quando il colosso barcolla, il rischio è la sua caduta totale. L’uomo moderno deve oggi combattere con la sola forza della testa e della lucidità intellettuale, per evitare che l’oscurità del disorientamento diventi l’unico orizzonte possibile.
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