Il consigliere regionale Pellegrino Mastella interviene sulla questione del dimensionamento scolastico dopo che il Consiglio dei Ministri ha commissariato quattro Regioni per inadempienza. La Campania è stata risparmiata e Mastella rivendica la correttezza della linea regionale, scaricando le responsabilità politiche sul Governo centrale.
L’analisi dei fatti gli dà ragione su un punto fondamentale: la normativa sul dimensionamento è effettivamente nazionale. Il Ministro Valditara ha imposto parametri rigidi che obbligano le Regioni a ridurre il numero di istituti scolastici in base al calo demografico. Chi non rispetta questi numeri viene commissariato, come è accaduto a Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna. Non si tratta quindi di una scelta discrezionale delle amministrazioni regionali, ma di un obbligo imposto dall’alto con sanzioni precise per chi non si adegua.
La Campania ha evitato il commissariamento garantendo di rispettare i parametri ministeriali. Questo non è un dettaglio secondario: essere commissariati significa perdere ogni autonomia decisionale e subire scelte calate dall’alto senza possibilità di mediazione territoriale. Mantenere la gestione regionale consente almeno teoricamente di orientare le decisioni in modo più attento alle specificità locali, alle esigenze dei piccoli comuni e alle caratteristiche delle aree interne. La differenza tra gestire autonomamente il processo e subirlo attraverso un commissario nominato da Roma è sostanziale.
Mastella promette di tutelare i piccoli centri del Beneventano e le aree interne “in ogni sede” insieme all’assessore Morniroli. È un impegno che dovrà essere verificato nei fatti quando si entrerà nel merito delle singole scelte di accorpamento, ma la premessa è corretta: meglio avere margini di manovra regionali, per quanto limitati, che subire un commissario governativo che applicherà i tagli senza considerazioni territoriali. Il rischio per i piccoli centri esiste in ogni caso, ma almeno la Regione potrà tentare di mitigarlo.
Il richiamo alla coerenza politica è pertinente e merita attenzione. Chi milita nei partiti che sostengono il Governo Meloni e contemporaneamente critica le conseguenze locali del dimensionamento si trova oggettivamente in una posizione contraddittoria. La responsabilità della norma impopolare è del Ministero dell’Istruzione e dell’Esecutivo nazionale. Protestare a livello locale mentre si sostiene chi ha deciso a livello centrale è incoerente dal punto di vista politico. Mastella ha ragione a chiedere che chi non è d’accordo con questi criteri si rivolga direttamente al Ministro, soprattutto se appartiene alla maggioranza governativa.
Resta da vedere se gli impegni di tutela dei territori si tradurranno in risultati concreti o se i vincoli ministeriali lasceranno davvero spazio a scelte protettive per le aree interne. I numeri imposti da Roma sono stringenti e potrebbero limitare fortemente la capacità della Regione di salvaguardare le realtà più fragili. Ma questo non toglie validità all’argomentazione di fondo: il problema nasce dalle scelte del Governo centrale, non da quelle regionali.
Sulla questione delle responsabilità politiche, Mastella ha inquadrato correttamente la situazione: il dimensionamento è una scelta del Governo centrale, non delle Regioni che cercano di gestirla con i margini disponibili. Scaricare le colpe sulla Regione Campania mentre la norma viene da Roma significa, come dice lui stesso, giocare al “gioco delle tre carte”. Le carte vanno scoperte e le responsabilità attribuite a chi le ha effettivamente.
