L’articolo di Roberto Costanzo apparso su Realta’Sannita, sulla nuova giunta regionale campana e sull’assegnazione dell’assessorato all’Agricoltura a Maria Carmela Serluca ha il merito di riportare al centro una questione che nel dibattito pubblico compare troppo spesso solo in forma episodica: il rapporto irrisolto tra la Campania “interna” e il baricentro politico-amministrativo della regione.
Costanzo costruisce la sua riflessione intrecciando memoria storica, appartenenza territoriale e lettura politica dell’attualità. Il richiamo all’episodio del 1971, con il giovane Clemente Mastella nei panni del giornalista provocatore, non è un semplice amarcord: è la dimostrazione di quanto il tema della marginalità delle aree interne sia strutturale, non contingente. Da oltre mezzo secolo il Sannio continua a porsi la stessa domanda: saremo mai davvero una priorità o resteremo sempre una periferia gentile da evocare nei discorsi?
L’autore individua nella nomina della professoressa Serluca un segnale di attenzione concreta, respingendo l’idea che al Sannio sia stata riservata una “consolazione”. È una tesi legittima e in parte condivisibile. L’Agricoltura non è un assessorato minore, soprattutto in una regione come la Campania, dove le politiche agricole sono intrecciate con lo sviluppo territoriale, la tutela ambientale, la coesione sociale e la tenuta demografica delle aree montane. In questo senso, l’argomento di Costanzo è forte: non conta solo il numero degli assessorati, ma la loro capacità di incidere.
Tuttavia, proprio qui si apre lo spazio per una riflessione più esigente. Perché il rischio, sempre in agguato, è quello di confondere la rappresentanza con la politica. Avere un assessore sannita, per quanto competente e autorevole, non equivale automaticamente ad avere una strategia regionale per il Sannio. La storia amministrativa insegna che le aree interne non si salvano con le bandierine identitarie, ma con scelte strutturali: investimenti su infrastrutture, servizi essenziali, sanità territoriale, scuola, mobilità, digitalizzazione. L’agricoltura è un tassello decisivo, ma non può essere l’unico orizzonte.
Molto interessante, invece, è la critica che Costanzo rivolge a chi invoca un “assessore alle zone interne”. Qui il ragionamento è solido: le zone interne non sono un comparto, sono un sistema complesso che attraversa tutte le politiche pubbliche. Pensarle come una delega settoriale significa ridurle a tema marginale, quando in realtà dovrebbero diventare criterio guida dell’intera azione di governo regionale. In questo senso, l’idea di una “sensibilità appenninica” diffusa tra tutti gli assessori non è solo un auspicio retorico, ma una proposta politica implicita che meriterebbe di essere raccolta.
C’è poi un altro elemento, forse il più delicato, che l’articolo solleva: il rapporto tra competenza e visione. Costanzo sottolinea la formazione tecnica e la sensibilità socio-economica della nuova assessora come valore aggiunto, arrivando a suggerire che proprio una leadership femminile possa garantire un approccio più attento alle complessità del mondo rurale. È una lettura che va maneggiata con cautela, per evitare derive stereotipate, ma che coglie un punto reale: oggi la politica agricola non è più solo gestione di fondi o programmazione tecnica, è governo di processi sociali, di comunità fragili, di territori in equilibrio precario tra abbandono e resilienza.
In definitiva, l’articolo di Roberto Costanzo non è una semplice difesa di una scelta politica, ma un invito a superare la polemica di corto respiro che troppo spesso accompagna ogni nomina. La vera sfida, però, inizia adesso. Se la nuova giunta regionale vuole davvero dimostrare di non trascurare il Sannio, dovrà farlo non con le dichiarazioni, ma con gli atti: misure concrete per l’agricoltura delle aree interne, sì, ma anche una visione integrata che tenga insieme sviluppo economico, qualità della vita e diritti di cittadinanza.
Perché il Sannio non ha più bisogno di essere rassicurato. Ha bisogno di essere finalmente considerato non come periferia da compensare, ma come parte essenziale del futuro della Campania.

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