Le guerre, le sopraffazioni, i genocidi addirittura, non si contano ormai.
Archiviato, per ora, il capitolo Venezuela ecco in rampa di lancio l’assalto all’Iran dove pure la gente non ne può più degli Ayatollah come in Venezuela di Maduro, dicono con toni profetici o messianici, falsi ovviamente, i presunti liberatori.
Dall’Europa al Medio Oriente, dall’America all’Africa, in attesa dell’Asia, di Taiwan e del Mar Cinese Meridionale, è tutto un cantiere per collaudare il nuovo ordine mondiale basato sul capriccio dei potenti, e sulla loro voglia di arricchirsi senza limiti ed oltre ogni confine.
Gli USA, lasciando andare gli equivoci e le ambiguità dell’antica diplomazia, affermano il diritto ad essere al di sopra di ogni diritto internazionale e lo fanno
con il loro presidente che non nasconde la sua incrollabile vocazione dittatorial-ecumenica.
Emulando il Re Sole che affermava “l’État c’est moi”, egli tara su di sé il diritto internazionale in funzione delle sue esigenze o dei suoi capricci.
Dichiara “l’esigenza” addirittura esistenziale per il suo impero di annettersi la Groenlandia e, perché no, il Canada e, d’intesa con la Russia ed il consenso tacito della Cina, destabilizza l’Europa ed a tal fine incoraggia movimenti e partiti che, nei diversi paesi, misconoscono la democrazia, stringendosi intorno a questa ed a quella testa del cerbero nella dichiarata volontà di divenirne i mandatari per il governo futuro dei rispettivi territori.
Così da ultimo gli USA hanno aggredito il Venezuela rimuovendo il presidente di quella nazione a loro dire capo di un cartello di narco traffico poi lasciato cadere per un capo di imputazione più blando che non cambia la situazione avendo affermato apertis verbis che il loro obiettivo è impadronirsi delle riserve petrolifere di quel paese e pertanto ne disconoscono la dialettica interna e si arrogano il diritto di decidere se e quando fare le elezioni e chi investire della potestà di governo.
Intanto avvertono Messico e Colombia che presto potrebbe arrivare il loro turno.
Il Brasile è troppo grande ed evitano di citarlo ma di sicuro è nel mirino mentre il loro pensiero è accanto all’ex presidente che coltivava, e, probabilmente, coltiva sogni golpisti sulla falsariga del suo dante causa a Capitoll Hill.
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In questo contesto distopico, dominato dalla forza bruta e dalla violenza, che riconosce come interlocutori solo chi è in possesso di un esercito più o meno invincibile e, soprattutto, di un arsenale nucleare terrificante, che svilisce anche la dimensione economica delle nazioni e degli Stati a favore di magnati, oligarchi ed iper capitalisti, la corsa agli armamenti è un corollario inevitabile quanto funzionale all’arricchimento personale del capo oltre che di amici e sodali.
Addirittura essa diventa oggetto di ricatto laddove i nuovi USA impongono inutili forniture miliardarie di armi ai loro vecchi alleati per i quali non nutrono alcun rispetto essendo del tutto disinteressati a mantenere qualsiasi forma di amicizia con gli Europei avendo scelto le altre due teste del cerbero come loro interlocutori in attesa dello scontro finale che dovrà sancire la loro definitiva vittoria.
I bilanci degli Stati europei intanto si appesantiscono, assurdamente, alla voce difesa e sicurezza e si alleggeriscono alle voci sanità, scuola, stato sociale.
Di converso avanza lo Stato assistenziale e per esso le voci destinate ai bonus elargiti in cambio del consenso elettorale nell’attesa di chiudere definitivamente la stagione democratica con le sue pratiche parlamentari obsolete ed i fastidiosi riti delle elezioni a cui partecipa sempre meno gente.
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Nel nuovo mondo sarà la fedeltà al cerbero a garantire sicurezza ed impunità ovviamente a chi comanda non certo a chi deve strappare la vita quotidianamente che invece si ritroverà ad elemosinare da qualche parte un pasto o un letto non essendovi più spazio o necessità di elargizioni camuffate da bonus.
Non sono per niente rassicuranti le prospettive della realtà distopica prossima ventura che a ben guardare i dati sulla povertà e sulla ricchezza, sull’arroganza di chi comanda e sullo smarrimento di chi subisce, è già qui.
In Europa i movimenti, i partiti e gli stessi leader politici che si richiamano ai valori della democrazia, non sembrano consapevoli di quanto sta accadendo, a parte il presidente del consiglio dei ministri spagnolo, Pedro Sanchez, e vivono nell’illusione che si tratti di un incubo passeggero, come se tutti, ma proprio tutti, stessimo sognando un mondo sbagliato, rovesciato, che scomparirà già con le prossime elezioni di medio termine in America o con il possibile stravolgimento degli equilibri di potere in Russia, stremata da quattro anni di stupida quanto assurda guerra o dalla inevitabile successione che pure dovrà maturare in Cina.
Essi sembrano più preoccupati di riconquistare il potere, tornare al governo, che di ripristinare le condizioni basilari della democrazia. Le dispute sembrano tutte finalizzate a far prevalere l’ambizione palese o nascosta a tornare in sella o ad issarvisi.
E questo è particolarmente percepibile nel panorama politico italiano.
Vi è, in esso, una sorta di rassegnazione all’inevitabile e dunque prevale su tutto la preoccupazione della sopravvivenza personale e del proprio partito o movimento che, certo, è necessaria alla prima.
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Quel che sembra sfuggire è il radicamento profondo della deriva distopica nelle pieghe della società mondiale quale emerge dalle scelte nette ed inequivocabili delle tre teste del cerbero che usano il linguaggio per distorcere storia e realtà inventandone una parallela, monopolizzano la tecnologia per ammaliare con i miracoli della stessa la popolazione ormai priva di ancoraggi culturali e la forza per spaventare i tiepidi e far sognare i fedeli mentre pseudo filosofi improvvisati e manager prezzolati, o CEO come si sono fatti ribattezzare, sono impegnati i primi a costruire perfidi sistemi di pensiero atti a far passare violenza, suprematismo, sopraffazione, xenofobia per nuova normalità ed i secondi a irretire il mondo nei loro sistemi di controllo capillare tenuti a guinzaglio dai padroni di turno.
La società statunitense, una volta percorsa da anticorpi potenti, è paurosamente ripiegata su sé stessa. Allo stesso modo della società russa e cinese.
La cartina di tornasole è data dalla latitanza delle opposizioni parlamentari e dalla debolezza delle proteste che sembrano sbiadite, incapaci di inquadrarsi in una alternativa all’attuale deriva.
I detentori del potere distopico del cerbero, USA, RUSSIA e CINA, non fanno mistero di voler conservare il dominio nei loro Paesi oltre che nel mondo. E su questo sembra esservi una assurda quanto assoluta disattenzione non tanto in quella che un tempo era denominata opinione pubblica e che oggi non esiste più ma negli esponenti politici, senatori, deputati, amministratori investiti del compito di difendere costituzione ed istituzioni oltre che il popolo che li ha eletti.
Addirittura si intuisce una sorta di inconscia rimozione di ogni idea antagonista che rimetta in piedi la realtà rovesciata degli attuali governanti.
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Probabilmente è tale la portata ed il rischio di un simile assunto che si preferisce ignorarne la stessa possibile esistenza.
Qualche marginale eccezione, vedi l’elezione del Sindaco di New York e delle due governatrici donne e democratiche elette in New Jersey e Virginia, aiuta a mettere la coscienza a posto ed a convincersi che si può attendere che il popolo si svegli nelle urne, magari già nelle prossime tornate.
Ma se un presidente sconfitto incoraggiò i suoi ad assaltare la sede del congresso immaginando un colpo di Stato e se quel presidente rieletto graziò, come primo atto i cospiratori, cosa farà laddove si dovesse prefigurare un rischio concreto di indebolimento del suo potere attuale o addirittura un rischio di messa in stato di accusa? Difficile immaginare che porga l’altra guancia o addirittura che sua sponte offra il collo alla ghigliottina.
L’attuale presidente USA non è un uomo solo al comando. Egli è la punta dell’iceberg di un mondo ormai in metastasi che non accetterà di farsi da parte in nessun modo e per nessuna ragione.
D’altronde tutti i gangli del potere sono sotto il controllo del gruppo che detiene le leve del comando e tutti saranno pronti ad obbedire al segnale che dovesse arrivare e che essi stessi lanceranno. Ne va della loro sopravvivenza.
E su questo versante che vi è disattenzione nel mondo e soprattutto in Europa dove tale possibilità è del tutto ignorata dal momento che prevale ancora il convincimento della indissolubilità dell’alleanza con il partner d’oltre oceano.
Il movimento distopico mondiale opera indisturbato, incoraggiato ed anzi esaltato dall’incapacità dell’Europa, l’unica potenzialmente in grado di contrastare quella deriva, di cogliere la portata del pericolo che su di essa incombe, prima che sul mondo. Disintegrata l’Europa il mondo non avrà più possibilità di salvarsi o sottrarsi al destino che lo attende.
La sua civiltà ereditata dalla Grecia e che nell’illuminismo trovò il suo apice, rischia di venire pragmaticamente quanto cinicamente e definitivamente sopraffatta e cancellata dal cerbero che infiltra i suoi emissari ed usa epigoni ed emuli per impadronirsi delle Istituzioni nella totale disattenzione delle classi dirigenti e nell’assoluta abulia dei cittadini.
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Questo è il tempo della crisi irreversibile.
Immaginare di poter convertire gli emuli del cerbero alla civiltà democratica è pura illusione. Essi puntano a varare, imporre come normale, la realtà distopica e non mostrano alcun tentennamento nella loro azione.
Dovremo aspettare che il cerbero statunitense svuoti di senso e contenuto le stesse elezioni che dovesse perdere nelle urne per convincercene?
Ma allora sarà troppo tardi e non sarà più possibile imbastire alcuna azione per rimettere in piedi la realtà rovesciata.
Conformismo, lobotomizzazione e delazione saranno i corollari del regime distopico e noi vi stiamo andando incontro allegramente.
Quanto successo in Venezuela e la protervia con cui il Cerbero distribuisce minacce e avvertimenti non può essere derubricato a effetto narcisistico di un presidente fuori di testa. Egli è il front-man di un movimento assai profondo che affonda la sua ragion d’essere nelle frustrazioni, nella rabbia, nella paura, nella perdita di centralità e nell’assenza di una prospettiva credibile di un popolo deluso e schiacciato da un peso nazionale insopportabile e che oggi trova compensazione nelle competizione-emulazione con le altre teste del cerbero.
Ma l’alleanza con quelle è solo temporanea e resisterà solo il tempo necessario alla resa dei conti per dominare o distruggere il mondo.
È bene che l’Europa e quel che resta dei governi e dei popoli europei ancora fedeli ai principi democratici, al diritto internazionale come irrinunciabile riferimento del mondo, alla sicurezza come garanzia dell’integrità delle nazioni e del continente e salvaguardia delle conquiste dello Stato sociale, alla cultura come base del progresso individuale e collettivo, al dissenso come cardine irrinunciabile della convivenza, se ne convincano e si sveglino. Finalmente.
Tra un anno potrebbe essere troppo tardi.
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