Credo che esista un confine sottile , ma decisivo , tra libertà di espressione e irresponsabilità istituzionale. Un confine che, in queste ore, il vicedirettore di Rai Sport sembra aver superato con disinvoltura, trasformando i social personali in una bacheca politica dove simboli, ammiccamenti ideologici e provocazioni si sovrappongono senza più alcun filtro.
Il punto non è la nostalgia post-fascista in sé, già di per sé grave in un Paese che sulla memoria repubblicana dovrebbe fondare la propria identità democratica. Il punto è che tutto questo avviene da una posizione di vertice nel servizio pubblico, non dal profilo di un opinionista qualunque o di un militante di partito. Quando a esibire la fiamma tricolore, l’obelisco del “Dux” o meme politicamente tossici è un dirigente Rai, non siamo più nel terreno della libertà personale: siamo nel campo della compromissione istituzionale.
La Rai non è un bar sport, né una bacheca Telegram di nostalgici. È , o dovrebbe essere , la casa di tutti. E invece, a giudicare da questi episodi, sembra sempre più l’atrio di una sede di partito, dove la neutralità è diventata un fastidio e il senso del ruolo un optional.
Le reazioni politiche confermano il quadro: l’opposizione protesta, la maggioranza minimizza parlando addirittura di censura, di bavaglio, chi evoca inverosimilmente “Telemaduro”, come se il problema fosse la libertà di stampa e non l’uso spregiudicato del potere mediatico pubblico.
Ma qui non si tratta di imbavagliare nessuno: si tratta di pretendere decenza istituzionale. Una parola che sembra ormai desueta quanto la sobrietà repubblicana.
Perché il vero scandalo non è il post in sé. È l’idea, sempre più diffusa, che chi occupa una posizione pubblica possa permettersi qualunque cosa in nome di una presunta immunità politica. Se sei “dalla parte giusta”, puoi inneggiare, provocare, strizzare l’occhio ai simboli più controversi della storia italiana. Se sei dall’altra parte, sei un problema.
E allora sì, oggi è l’Epifania. E come da tradizione, la Befana porta doni ai buoni e carbone ai cattivi.
A giudicare dal comportamento di certi dirigenti del servizio pubblico, quest’anno la calza è già pronta.
Dentro non ci saranno fiamme tricolori né citazioni colte: solo un bel pezzo di carbone nero, simbolico e meritato. Per ricordare che chi confonde il ruolo istituzionale con la militanza ideologica non merita regali, ma una severa lezione di responsabilità democratica.
