Francesco Paolo Casavola ci lascia nella notte tra il 3 ed il 4 gennaio, a poco meno di 10 giorni dal compimento del suo novantacinquesimo compleanno, che il ‘professore’ avrebbe festeggiato il prossimo 12 gennaio.
            Luminare di eccelso profilo scientifico, capace di percorrere al massimo livello sia le cariche accademiche, fu Preside dell’ateneo federiciano dal 1983 al 1986, sia gli incarichi istituzionali, fu eletto giudice costituzionale, per nomina parlamentare, nel 1986 ed è stato, poi, eletto Presidente della Corte, l’11 novembre 1992, mantenendo l’incarico fino al 1995, ponendo in essere una tra le più lunghe presidenze della Consulta.
Ripercorre il ‘curriculum’, di professore di Storia del diritto romano e di Istituzioni di diritto romano, di  membro della Commissione di arbitrato per l’ex Jugoslavia negli anni 1993-94, di Garante per l’editoria e la radiodiffusione (antecedente storico dell’odierna AGCOM, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) di Presidente dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana –Treccani, dal 1998 al 2009, di Presidente del Comitato Nazionale per la bioetica, dal 2006 al 2015, sarebbe in questa sede superfluo.
La ragione che giustifica questo mio breve, brevissimo ricordo del Maestro è il desiderio di ricordare innanzitutto due incontri avuti dal professore con la città di Benevento, propiziati, se mi è consentito, da una mia proposta o invito (tra i tanti che certamente lo videro ospite insigne della città).
Il 18 febbraio 2014,  in qualità di relatore dell’incontro organizzato dal Centro Studi del Sannio,  presso la Sala del Centenario del Convento francescano Madonna delle Grazie di Benevento, il professore tenne un denso intervento intitolato: “Dal Concordato alla laicità dello Stato”, in occasione del trentennale degli accordi di palazzo Madama del 18 febbraio 1984e  successivamente, in data 12 marzo 2016,  nell’ambito del Convegno di studio “ Tornare alle radici, per la ricostruzione delle basi della democrazia” tenuto presso il Salone Club House della Fagianella. In entrambe le occasioni, su temi a lui molto cari, quali quelli della laicità dello Stato e delle radici antiche delle moderne democrazie, Casavola ebbe modo di ricostruire passaggi storici difficilissimi, riportando e descrivendo le ragioni di scelte storiche ancora oggi importanti per la comprensione dei gangli della nostra civiltà.
            Tuttavia è soprattutto come studioso del diritto romano, che cominciai a frequentare il professore Casavola, che era titolare della cattedra di Storia ed Istituzioni di diritto romano presso l’Istituto universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli, introdottovi dapprima dal professore Vincenzo Giuffrè,  che aveva “in condominio” la cattedra ‒ come il mio primo Maestro amava dire ‒ e poi a partire dal 2013 dal professore Francesco Lucrezi, che successe ai due Maestri proprio a partire dal 2013.
            Soprattutto ebbi il privilegio di partecipare ad un laboratorio di ricerca che considero a tutt’oggi ricchissimo, il Centro studi sui fondamenti del diritto antico, di cui il professore era Presidente.
            Quest’ultima intuizione del professore mi parve e mi pare fecondissima, giacché egli proponeva di studiare il diritto romano non più solo come un’esperienza isolata, un unicum nella storia, un’esperienza di approfondimento e di razionalizzazione delle regole sociali profondamente endogena alla civitas romana e poi all’impero romano, ma come una comparazione delle varie tradizioni giuridiche del mondo antico, con particolare riferimento agli ambienti del Mediterraneo e del Vicino Oriente, diverse, ma non estranee a quella romana, intensificando così gli studi sulla tradizione giuridica: greca, ebraica, ittita, assiro-babilonese, etrusca, egizia e sannita.
In particolare, il filone di ricerca sannita faticosamente si sta facendo strada nella storia del mondo antico, dove accanto a pregresse significative ricerche sulle strutture claniche e gentilizie del mondo italico antico, soprattutto delle popolazioni stanziate sulle coste adriatiche, accanto agli studi sui pagi e vici, cioè sulle forme insediative originarie dei popoli sabini e sabelli, registro un avanzamento sulle condizioni giuridiche e personali delle donne, dei militari, dell’attuazione della giustizia.
Casavola era un uomo, mi sia consentito dirlo, guidato da una curiosità instancabile, vorace, unita ad una capacità di comprendere i fenomeni storici, a volte di prevederli, quasi spiazzante; non solo l’idea di uno studio delle civiltà antiche di tipo comparatistico-sincronico, ma la stessa definizione di famiglia romana, come ‘isola sacra’, comunità convivente di vivi e morti, che egli ebbe ad enunciare nei primi interventi presso il CSFDA ‒ il Centro studi sui fondamenti del diritto antico ‒ cogliendo un aspetto dei meccanismi decisionali dell’autarchia della famiglia romana ancora oggi denso di sviluppi ( in cui i vivi sono chiamati a farsi interpreti della volontà dei defunti), sono un’eredità imperdibile per lo studio del mondo antico, ma, soprattutto è l’immagine, magistralmente colta, secondo cui nei celebri passi dei Vangeli “rendete a Cesare quel che è di Cesare, a Dio ciò che è di Dio” (Matteo 22,21; Marco 12,17; Luca 20,25) sarebbe enunciato per la prima volta il principio della laicità dello Stato ad attestare questa lungimiranza irripetibile.
Buon viaggio Professore.
                                                                                                              Gianluca Zarro

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