L’aereo presidenziale israeliano “Wing of Zion” ha attraversato lo spazio aereo italiano due volte nei primi giorni del 2026. Andata e ritorno da Washington, dove Benjamin Netanyahu è stato accolto con gli onori da Donald Trump, senza che Palazzo Chigi muovesse un dito. Non un’intercettazione, non una deviazione forzata, non un comunicato ufficiale. Solo silenzio, mentre Amnesty International e Alleanza Verde-Sinistra (AVS) gridano all’omessa cooperazione con la Corte Penale Internazionale (CPI). È questo il paradosso di un governo che si dice sovrano, ma piega la sovranità alla ragion di Stato?I fatti sono incontrovertibili. Flightradar24 traccia il percorso: il 1° gennaio, decollato da Tel Aviv, l’aereo sorvola il Tirreno centrale, lambisce la Sardegna e prosegue per gli USA, evitando la Spagna – dove il governo Sánchez ha chiarito che Netanyahu non sarebbe atterrato impunemente. Ritorno il 2 gennaio: stessa rotta, sopra Sicilia e Calabria. Su quell’aereo, un uomo con un mandato di cattura emesso dalla CPI il 21 novembre 2024. Accuse gravi: crimini di guerra e contro l’umanità, tra cui l’uso della fame come metodo di guerra a Gaza, omicidi e persecuzioni contro i palestinesi. La CPI, istituita proprio per processare i crimini impuniti, ha motivato il warrant con prove raccolte su oltre 44.000 morti palestinesi (dati ONU al 2025), sfollamenti di massa e attacchi indiscriminati.L’Italia non è una spettatrice neutrale. Come Stato parte dello Statuto di Roma – ratificato con la legge n. 232 del 1999 –, Roma ha l’obbligo inderogabile di “arrestare e consegnare” i ricercati (art. 89). La Convenzione ONU contro la tortura e il Patto internazionale sui diritti civili rafforzano questo dovere. Eppure, il governo Meloni tace. Né la Farnesina né il Viminale hanno risposto alle interrogazioni di AVS, che invoca l’articolo 12 della legge di ratifica italiana: “Il Governo è tenuto a dare esecuzione alle richieste della CPI”. Amnesty Italia denuncia: “È un aggiramento deliberato, come già visto con i velivoli USA nel 2024”. Ricordiamo il precedente: l’Italia ha cooperato con la CPI per Milosevic e Taylor; perché tacere ora?La replica implicita del governo filtra da fonti leghiste: “Questioni di sicurezza nazionale e relazioni bilaterali”. Meloni, che ha difeso Israele in Aula (“diritto all’autodifesa”), prioritizza l’alleanza atlantica su Gaza? Trump, rieletto, ha già minacciato sanzioni contro la CPI; l’Italia, con le sue basi NATO, trema? Eppure, la Costituzione italiana (art. 10-11) impone ripudio della guerra e asilo ai perseguitati politici – non certo impunità ai ricercati. Questo sorvolo espone crepe: da un lato, l’antisemitismo è aborrito (e va condannato); dall’altro, i diritti umani non sono negoziabili. La Spagna ha deviato voli simili; la Turchia ha arrestato ufficiali israeliani. L’Italia? Preferisce l’ambiguità.Profondamente, questo episodio interroga la nostra identità post-bellica. L’Italia repubblicana nacque dal rifiuto dell’impunità hitleriana; aderì alla CPI per non ripeterla. Oggi, con Gaza in macerie (rapporto ONU: 90% infrastrutture distrutte), ignorare la CPI significa avallare una giustizia a due velocità: per i deboli palestinesi sì, per i leader potenti no. Meloni dovrebbe ordinare l’arresto al prossimo sorvolo? Giuridicamente sì; politicamente, complicherebbe i rapporti con Israele e USA. Ma tacere erode la credibilità italiana in Europa, dove Francia e Germania spingono per sanzioni UE su coloni cisgiordani.Serve un dibattito parlamentare urgente: chiarimenti dal premier, rapporto sul rispetto CPI, maybe una mozione trasversale. Altrimenti, l’Italia diventa complice per omissione – un “volo sopra la legge” che umilia la nostra tradizione giuridica. Giornalisti, ONG, opposizioni: pressione ora, prima che il silenzio diventi consuetudine.
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