Gentile Redazione,
vi scrivo per sottoporre alla vostra attenzione e a quella dei vostri lettori una riflessione su quanto accaduto durante le celebrazioni della “Santa Famiglia” lo scorso fine settimana a San Leucio del Sannio.
Nel pomeriggio di sabato 27 dicembre e nella mattina di domenica 28 dicembre 2025, la comunità si è riunita per la liturgia. Un’occasione che, soprattutto domenica, ha visto una massiccia partecipazione di bambini e bambine appartenenti al corso per la prima Comunione.
Proprio davanti a queste giovani menti in formazione, è risuonato con forza il passo della Lettera ai Colossesi: «Voi, mogli, state sottomesse ai mariti».
È ovvio che è una lettura antica e va contestualizzata, ma il successivo intervento del Curato ha buttato benzina sul fuoco, asserendo che il femminismo moderno rovina le famiglie e non eleva le donne, che l’emancipazione femminile negli anni ha fatto solo danni.
Come cittadino, pur parlando da una prospettiva laica, non posso esimermi dall’esprimere una profonda preoccupazione.
In un’epoca come la nostra, nel pieno del 2025, dove ogni giorno combattiamo contro la prevaricazione di genere e per il riconoscimento della piena dignità della donna, riproporre il concetto di “sottomissione” senza una contestualizzazione critica è un atto anacronistico e, lasciatemelo dire, pericoloso.
Che messaggio stiamo dando a un bambino o a una bambina che cresce sentendo queste parole in un luogo che dovrebbe essere di guida morale?
È accettabile che si coltivi l’idea di una subalternità femminile proprio mentre la società civile si sforza di estirpare le radici della cultura patriarcale?
Ma c’è di più.
Secondo quanto riferito da persone presenti alla funzione di domenica, durante l’omelia sono state pronunciate parole pesantissime: è stato affermato che oggi a distruggere le famiglie sarebbero le donne e le madri, sollevando di fatto gli uomini e i mariti da ogni responsabilità.
Una colpevolizzazione unilaterale che non solo offende la realtà dei fatti e il sacrificio di tante donne, ma che rischia di instillare nei più piccoli una visione distorta e tossica dei rapporti familiari.
Personalmente ho aspettato all’uscita della messa il prete a cui ho comunicato le mie preoccupazioni, ma ho ricevuto esclusivamente dei sorrisi, ergo ho deciso di inviare una formale nota di riflessione alla Curia Vescovile di Benevento, chiedendo come la Diocesi intenda declinare questi antichi insegnamenti alla luce della sensibilità contemporanea.
Spesso la Chiesa muove critiche ad altre confessioni per la condizione della donna; coerenza vorrebbe che si attuasse una revisione interna del linguaggio e della prassi liturgica, affinché non si facciano passi indietro rispetto ai diritti universali di uguaglianza.
Spero che vogliate dare spazio a questo mio intervento.
Credo sia fondamentale che la comunità s’interroghi su quale modello educativo vogliamo offrire alle prossime generazioni: un modello di subalternità e colpa, o uno di rispetto e pari dignità?
Resto a vostra disposizione per ogni approfondimento, non esitate a chiamarmi se volete delle delucidazioni.
Cordialmente,
