Nel foyer del Teatro Comunale “Vittorio Emanuele” si è svolta nella mattinata la conferenza stampa di presentazione della trentatreesima edizione del Gran Concerto di Capodanno. L’atmosfera non è quella delle consuete presentazioni istituzionali, ma rivela un legame più profondo tra protagonisti e territorio, costruito nel tempo attraverso tre decenni di continuità.
Il maestro Veaceslav Quadrini Ceaicovschi ha inquadrato immediatamente la natura dell’evento: non un semplice concerto ma un rito collettivo di passaggio, un brindisi condiviso tra orchestra e pubblico per salutare l’anno nuovo. A trentacinque anni, il maestro è cresciuto insieme a questa manifestazione, che ha visto nascere quando era bambino e che oggi dirige in prima persona. Una circostanza biografica che dice molto sulla capacità generativa di certe iniziative culturali.
Il programma mantiene una struttura bipartita: la prima parte esplora il repertorio lirico-sinfonico con pagine di Verdi e Mascagni, affiancate da Čajkovskij e Šostakovič per offrire una lettura del valzer attraverso la sensibilità compositiva sovietica, lontana dai canoni viennesi. La seconda parte invece recupera la tradizione classica del Concerto di Capodanno con i valzer e le polche della famiglia Strauss. Sul palcoscenico l’Orchestra Internazionale della Campania, con la partecipazione della scuola di danza diretta da Saveria Cotroneo e la conduzione dell’avvocato Mario Collarile.
Quadrini ha sottolineato un’evoluzione significativa avvenuta negli anni: “Se si vanno a cercare i manifesti delle prime venticinque edizioni circa, si troverà l’orchestra sinfonica di Plovdiv, l’orchestra sinfonica di Udmurtia, compagini con cui abbiamo collaborato a lungo e con cui manteniamo rapporti di amicizia. Ma da qualche anno l’Orchestra Internazionale della Campania è diventata la vera protagonista”. Un passaggio da formazioni internazionali ospiti a un’orchestra radicata nel territorio, che ne è diventata espressione identitaria. Il maestro ha parlato di “una direzione secondo un pensiero nuovo, moderno, giovanile”, indicando un approccio interpretativo che intende dialogare con le nuove generazioni mantenendo il rispetto per la tradizione.
L’assessore alla Cultura Antonella Tartaglia Polcini ha sviluppato un ragionamento articolato sul significato culturale e politico dell’iniziativa. Ha portato il saluto del sindaco Mastella e ha subito chiarito: “Questo non è un concerto ma il concerto, il Gran Concerto di Capodanno. E ad interpretarlo è una realtà che pur avendo dimensione internazionale rimane profondamente radicata sul territorio, portando avanti con tenacia il desiderio di celebrare qui i momenti più significativi attraverso i propri talenti”.
L’assessore ha poi offerto una chiave di lettura del metodo amministrativo: amministrare significa servire in prossimità dei bisogni, non inseguire visioni astratte che rischiano di produrre salti nel vuoto. L’amministrazione ha preso il mandato nel 2021, in piena crisi pandemica, e ha ripreso tenacemente le iniziative tradizionali innovandole, riconoscendo che Benevento, capoluogo di provincia in area interna, non può limitarsi a rivendicare centralità in modo retorico ma deve costruirla a partire dalla propria vocazione culturale.
Tartaglia Polcini ha rivendicato i risultati raggiunti: “Abbiamo ridato ossigeno e dinamismo alla Fondazione Benevento Città Spettacolo, che gestisce questo teatro. Piccolo nelle dimensioni, tanto da richiedere due turni per ogni concerto, ma capace di superare ostacoli con sacrificio e volontà. L’Orchestra Internazionale della Campania è unanimemente riconosciuta come eccellenza, così come la Fondazione ha i suoi riconoscimenti”. Ha ricordato la candidatura a Capitale italiana della cultura 2028, i cui esiti si conosceranno il 20 gennaio, e il secondo riconoscimento UNESCO già ottenuto, sottolineando come questo concerto si inserisca in un momento di rilancio complessivo della visibilità cittadina.
L’avvocato Mario Collarile ha affrontato con lucidità il proprio ruolo. Quando trentatré anni fa gli proposero di presentare il concerto, comprese di trovarsi di fronte a una sfida particolare: essere l’unico non musicista in mezzo a professionisti del conservatorio. Ma proprio questa distanza gli ha permesso di individuare la propria funzione: parlare a quella minoranza di pubblico che non possiede competenze tecniche ma merita di essere accompagnata nell’ascolto.
Collarile ha descritto il rischio di autoreferenzialità della musica sinfonica: il maestro sale sul podio, saluta, poi volta le spalle al pubblico che resta solo, senza strumenti per orientarsi. Il suo compito è costruire un ponte, preparare all’ascolto come si preparano i sensi ai profumi che arrivano dalla cucina prima di un pranzo importante. Far venire “l’acquolina” per la musica significa contestualizzare, anticipare, creare aspettativa. Le pagine di Verdi e Mascagni possono coinvolgere anche chi è estraneo al mondo della lirica se qualcuno ne prepara l’accoglienza. La musica è emozione, e l’emozione ha bisogno di essere coltivata, non data per scontata.
Giuseppe De Marco, che insieme al maestro Leonardo Quadrini ha fondato il Gran Concerto di Capodanno, ha preso la parola con semplicità: “Questo concerto era una fantasia, non pensavo di arrivare ai risultati raggiunti dopo tanti anni. È diventato un figlio”. Ha poi voluto sottolineare il legame con Leonardo Quadrini, definendo impossibile raccontare l’affetto e la riconoscenza per chi non ha mai abbandonato il progetto.
Al termine della conferenza è stata distribuita gratuitamente ai presenti una copia del volume “I Musici Sanniti – La prima orchestra di Benevento” di Leonardo Quadrini, realizzato per i quarant’anni dalla fondazione della prima orchestra cittadina. Lo stesso volume verrà consegnato a tutti gli spettatori al termine del concerto del primo gennaio. Una scelta netta: secondo Quadrini sono conoscenze che devono circolare senza barriere economiche. La storia musicale del territorio come bene comune, non come merce.
Il concerto si terrà il primo gennaio 2026 con due repliche alle 18:00 e alle 20:15. Durante la serata la Scuola di danza di Saveria Cotroneo accompagnerà l’esecuzione con coreografie, mentre la Marcia di Radetzky vedrà il pubblico trasformarsi in “plaudatores sannites”, battendo le mani insieme all’orchestra. Piccoli rituali che trasformano l’ascolto passivo in partecipazione attiva.
Trentatré edizioni rappresentano un traguardo considerevole per un’iniziativa nata da un’intuizione privata, cresciuta con risorse spesso limitate, eppure capace di diventare appuntamento irrinunciabile nel calendario cittadino. Non un evento straordinario ma una tradizione che si rinnova, costruendo anno dopo anno un patrimonio condiviso. In un territorio fragile come le aree interne, questo tipo di continuità culturale non è folklore ma presidio di identità, memoria che si fa progetto.

pH Giuseppe Chiusolo
