di Roberto Fronzuti direttore dell’ Eco di Milano e provincia
Il dibattito intorno alla legge di bilancio per il 2026 ha fatto emergere le profonde disparità di vedute fra la Lega di Salvini e il resto della coalizione. Nel recente passato abbiamo dato atto alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni per la coerenza dell’appoggio all’Ucraina, anche difronte all’ondivago comportamento di Donald Trump, riguardo alla guerra scatenata dalla Russia. Una posizione pro Ucraina, che la Meloni ha ribadito anche in questi giorni, in netto contrasto con Matteo Salvini, che si è schierato a favore della Russia di Putin. In un contesto del genere, nella prima Repubblica il governo si sarebbe dimesso immediatamente. Ma la coerenza e il rispetto delle regole istituzionali, non abitano più a Palazzo Chigi. C’è un vecchio adagio che rende bene l’idea dell’attuale situazione che regna nella coalizione di governo: “di giorno litigano e la notte vanno a rubare insieme”. Tradotto, questo modo di dire popolare significa che c’è una forte spaccatura e litigano, ma quando arriva il momento del voto fanno finta di nulla, pur di rimanere al potere.
La questione, che è al centro del problema, non è di poco conto: Matteo Salvini è schierato apertamente a favore di Putin, mentre il ministro degli Esteri di FI, Tajani e la presidente Giorgia Meloni sostengono l’Ucraina.
Al di là del rocambolesco protagonismo di Salvini, c’è in gioco la democrazia. Il leader della Lega vuole intraprendere una strada di non ritorno: la dittatura. Padronissimo di farlo, ma si dimetta dalla carica di ministro. La sua posizione contrasta apertamente anche con le opinioni del presidente Sergio Mattarella, che esprime una ferma condanna della Russia. Il governo dà il via all’approvazione di una misera “manovra di bilancio di 18 miliardi”, che peggiora anche la legge Fornero. Nell’ambito del dibattito riguardante la cosiddetta manovra, sono emerse delle divergenze fra Salvini, e il capo gruppo della Lega, che si sono schierati contro il ministro Giogetti.
Il governo dovrebbe dimettersi e indire le elezioni. C’è in gioco la libertà; questa è la posta in gioco. Occorre sostenere con tutte le nostre forze la resistenza dell’eroico popolo ucraino.
