Di Roberto Fronzuti Direttore dell’ Eco di Milano e Provincia
Lo stato della “sanità” desta sempre maggiore preoccupazione. Su 93mila medici attivi in Italia, solo il 29,4 del totale lavorano nel servizio pubblico; il dato comprende i medici di base e gli ospedalieri.
Anche se sulla carta in Italia mancherebbero 5400 medici di base, una statistica Ocse riporta il dato di 5,4 medici ogni mille abitanti. Sempre i dati Ocse riportano che questo valore è nettamente superiore alla media dei Paesi compresi nel sondaggio.
La mancanza di medici di base in Italia è sotto gli occhi di tutti, nonostante le statistiche europee indicherebbero il contrario. Sta di fatto che i medici anziani vanno in pensione e non vengono sostituiti dai giovani.
La contraddizione che abbiamo messo in evidenza sembra essere un “mistero buffo all’Italiana”; oggettivamente i medici di famiglia mancano, ma le statistiche affermano che ne abbiamo più degli altri paesi. La spiegazione potrebbe trovarsi nel fatto che il sistema sanitario italiano è universalistico (tutti i cittadini hanno diritto al medico di base) mentre all’estero sono selettivi e coprono solo una fascia delle popolazione.
La verità è che l’Italia ha bisogno di una vera “riforma sanitaria” che prenda esperienza dal passato, senza “scimmiottare” formule e regolamenti che hanno prodotto solo disagi e disuguaglianze.
Il primo problema che va risolto è quello dei pronto soccorso, che attualmente versano in uno stato vergognoso. Non è possibile che le persone sofferenti vengano parcheggiate per 12 e a volte anche 24 ore su una barella, prima di vedersi assegnato un letto in corsia. Le persone che vengono valutate come codice giallo da personale incompetente al cosiddetto triage, attendono anche 10 ore prima che qualcuno gli rivolga la parola; rimangono lì inchiodati, senza che qualcuno gli offra un tè o un bicchiere d’acqua. Questo stato di cose è vergognoso per un Paese come l’Italia, settima economia del mondo.
Occorre una riforma che rivoluzioni la medicina di base e faccia in modo che il paziente trovi assistenza presso il medico di famiglia, opportunamente supportato da assistenti pagati dalla Regione e dotati di apparecchiature radiologiche; l’elenco di cose da riformare potrebbe continuare. Di fronte a questo stato di cose, lo Stato cosa fa? Anziché investire nella sanità, aderisce al ricatto di Trump e destina il 5% del Pil agli armamenti, contro il 2% degli anni passati. Che cosa sperare? Che il 2026 porti i nostri governanti a uscire dalla costrizione europea di diminuzione del debito pubblico e di adesione alle richieste della Nato di aumentare le spese per la difesa a scapito della sanità.
