Il Presidente del Benevento calcio Oreste Vigorito ha fatto una analisial termine del girone d’andata del campionato di Serie C 2025-26, che vede la Strega in vetta al girone C in coabitazione con il Catania, per parlare della stagione giallorossa e non solo.
 
SULLA PRIMA PARTE DI STAGIONE: “Sono soddisfatto, credo che fino ad oggi abbiamo rispettato abbastanza le previsioni dell’estate. Per il secondo anno consecutivo arriviamo ad avere il titolo di Campione d’Inverno e dà dimostrazione della continuità del progetto, partito per alcuni obiettivi. Se un anno va bene e uno va male vuol dire che non hai imboccato la strada giusta, se va bene per il 50% per due anni consecutivi invece… speriamo di arrivare al 100% quest’anno. Ad oggi il rendimento è stato abbastanza positivo, poteva essere migliore. Abbiamo dovuto fare delle correzioni in corsa e questo ci ha aiutato a raggiungere questo titolo. La squadra è in salute e sta facendo un ottimo campionato“.
SULLA VITTORIA DI CERIGNOLA: “Mi aspettavo che potesse essere più difficile, il Cerignola veniva da sei risultati utili consecutivi e aveva dato fastidio ad altre squadre. Poi noi normalmente soffriamo il campo sintetico… Non mi aspettavo un Cerignola così, ma evidentemente ci porta fortuna. Mi sembra che l’unica partita vinta l’anno scorso è stata a Cerignola, quando sono stato indicato come uno che voleva far vincere l’Avellino. Dopo questa vittoria mi sono chiesto chi volevo far vincere quest’anno, mi sono risposto ‘Il Benevento, come succede da 20 anni’. Sul 3-0 avevo scherzato con Carli dicendo che me ne sarei andato via prima, in anticipo, per una volta senza batticuore, ma lui era preoccupato che potesse succedere qualcosa. Non sarei andato via ugualmente, la mia era una battuta sul fatto che fossimo già avanti di tre gol e per testare il polso. Siamo usciti tra gli applausi del pubblico avversario e anche tutta la dirigenza si è complimentata con noi, dicendo che eravamo stati tra le squadre più belle da vedere: questa è una cosa bella. Oltre alla bellezza deve arrivare anche quel pragmatismo, a cui non so quando ci arriveremo anche se dovremmo esserci. Chiaramente, non dovranno sorgere anche problemi“.
SULLA SCELTA FLORO FLORES: “Ricordo Floro Flores quando ha esordito con il Napoli. Ero un suo ammiratore quando giocava, mi piaceva molto il suo modo di giocare. Caratterialmente non lo conoscevo, ma sta qui da 2 anni. Abbiamo fatto una ricerca, non siamo andati subito su Floro Flores. I motivi per cui abbiamo impiegato qualche settimana prima di cambiare allenatore era anche perché volevamo evitare l’errore dello scorso anno, quando dopo l’esonero di Auteri abbiamo scelto un tecnico di cui ero convinto ma che forse si è rivelato un problema in più dello scorso anno. Floro Flores ha raggiunto il secondo posto con i ragazzi dell’Under 17. Avevo parlato con lui diverse volte, ho parlato anche con i responsabili del settore giovanile: Puleo, Palermo. Ho chiesto loro come Floro si relazionasse con la squadra e ho chiesto anche alle altre società dove aveva fatto il settore giovanile: non c’è stata una sola persona che non mi abbia detto che una delle sue migliori qualità era creare gruppo. La scelta di cambiare allenatore aveva diversi colori, la mia non era quella tecnica perché non parlo di moduli. Floro Flores mi ha dato una risposta simile, mi ha detto che non fa una scelta di moduli ma di posizioni in campo e di velocità di gioco della squadra. Gli faceva piacere giocare con 4, ma più che essere allenatore di moduli lui allena posizioni e movimenti in campo. Con i ragazzi ha sempre creato una grande atmosfera di gioia e partecipazione. Personalmente sono convinto che se oggi uno riesce ad avere un grande rapporto con i ragazzini, ha più chances di chi invece ha dimenticato come si ha a che fare con i giovani. Avevamo detto che saremmo forse tornati in Serie B dopo tre anni. L’illusione dello scorso anno è che nella prima parte di stagione avevamo assistito a una modalità di gioco tra le migliori in C e ci aveva fatto pensare di potercela fare in due e non in tre. Gli errori li abbiamo commessi tutti. Quest’anno invece abbiamo cambiato 17 calciatori, riconfermando solo alcuni dei giovani che nel girone d’andata potevano maturare. Il concetto è stato affiancare ai giovani dei leader di categoria e verificare se tutto poteva andare avanti. Poi siamo andati avanti: il Benevento ha 32 giocatori, di cui 4 fuori rosa, con un’età media di 24 anni. Il Benevento Calcio è una squadra giovane, questo concetto non deve essere sottolineato solo quando si perde. L’anno scorso i giovani sono venuti meno e avrebbero avuto bisogno del sostegno dei più grandi, che poi hanno svelato quelli che erano a fine campionato. Perché Floro Flores? Perché era abituato. Mi ha detto tre cose: che era venuto al Benevento perché ha l’organizzazione da società di Serie A e perché intende investire sulla sua crescita, mi ha tolto l’idea che lo facesse per un fatto di soldi visto che guadagnava 1500 euro al mese e visti i trascorsi degli anni scorsi mi ha tolto un pensiero; che aveva avuto richieste da alcune squadre di C, ma che non si sarebbe mosso fino a quando non avesse completato la sua missione qui che era quella di portare a casa l’esperienza in una società modello e in un ambiente che lo ha trattato con affetto; infine, mi disse che sarebbe venuto ad abitare a Benevento perché gli piace, essendo abituato ad abitare in città tranquille, perché qui avrebbe potuto vivere serenamente e perché avrebbe voluto ricambiare la fiducia della società. E mi ha detto che, se non lo avessi scelto, gli avrebbe fatto piacere rimanere nel settore giovanile, perché si trovava molto bene. Erano rimasti alcuni ottimi professionisti, ma che sono sul mercato da anni. Quindi mi è venuta l’idea, vedendo i percorsi di Palladino, Biancolino che è stato vituperato e che ha vinto l’anno scorso grazie ai 6 punti aggiunti (le esclusioni di Taranto e Turris, ndr) ma che sta dimostrando che si può andare avanti, Guardiola che al Barcellona venne chiamato dalle giovanili… Allora ho affidato Floro a Carli, si sono fatti una chiacchierata insieme anche a Padella, e hanno avuto tutti un’ottima impressione. A quel punto il mestiere del Presidente è quello di rischiare, ogni tanto. La stima verso chi è dovuto andare via, le motivazioni… Sbagliamo, ma non sbagliamo apposta anche perché paghiamo di persona. Solo un imbecille può fare degli errori consapevolmente sapendo quali sono le conseguenze. Quello che vogliono tutti è vincere e qualcuno può sciogliere il dubbio che io voglia vincere. Quest’anno si è creato un clima molto bello: la tifoseria sta accompagnando la squadra. Floro Flores non è un amore a prima vista, è una persona che ho considerato corretta e con le idee nuove: io non mi innamoro più di nessuno, amo i colori giallorossi e resto qui. Amo chi è corretto, trasparente e mette il proprio impegno per portare avanti i compiti che gli affido. Se non dovesse essere così, cambieremo anche Floro Flores. Mi auguro di vivere a lungo con lui, ma dipende da lui e dalla squadra. L’amore viene dopo, prima viene una suggestione completa da parte di tutti ed è la cosa bella del calcio. Alla prima riunione con i giocatori e con il nuovo allenatore, sui modi, dissi loro: ‘Perché non chiedete a me come vincere? Si devono vincere tutte le partite’. Probabilmente avranno capito che è vero, forse Floro Flores ha lavorato sulla testa e ha capito di dover lavorare anche con i giovani. Ci vogliono gli alberi, ma con le radici. Non abbiamo preso solo Floro Flores: abbiamo preso Baroni, che allena in A, De Zerbi, che allena a livello internazionale. Altri tecnici che allenano in B. Floro Flores non è mai stato un traghettatore, non avrei mai preso un traghettatore né tantomeno dalle giovanili, con il rischio di sbagliare sia per la mia squadra sia per i ragazzi. Eravamo arrivati a un punto dove avevamo due candidati, ma senza esperienza: ho scelto quello che conoscevo, a seguito di una conversazione con Floro a Napoli che ho raccontato e alla conversazione tecnica con Carli e Padella il giorno seguente. Era tempo che non vedevo una squadra così caratterialmente armonizzata, ma evidentemente il calcio è dei giovani. Sto imparando a volergli bene, perché lo merita, e non perché sta vincendo. Un difetto? E’ napoletano (ride, ndr). Ormai io sono stato adottato, lui lo sarà con 2-3 salti di categoria“.
SULLA SEPARAZIONE CON AUTERI: “Aveva fatto un anno qui vincendo il campionato, lo abbiamo preso per la stima che io ho verso l’uomo. La vittoria la si ottiene per la concomitanza di tante ragioni. Auteri non è andato via adesso, è andato via a maggio: quando ho esonerato Auteri la prima volta, dopo una serie di conversazioni con un uomo che ha il massimo della mia stima e del mio rispetto ma che evidentemente rispetto all’idea di allenatore fuori dal campo che avevo io non andavamo molto d’accordo. Da maggio a fine giugno, quando era in scadenza, Auteri non mi ha mai chiesto il rinnovo di contratto ma è stato vicino alla società, dando disponibilità e restando a Benevento mentre gli altri si facevano i bagni al mare e dando una prova di grande attaccamento al club, a me personalmente e alla città. Auteri non è stato esonerato dopo aver vinto a Foggia, quella è stata l’ufficializzazione dell’esonero di Auteri: la sua posizione era in bilico perché, dopo le prime partite fatte in un certo modo, la proprietà aveva ravvisato che all’interno della squadra all’utilizzo di determinati calciatori cominciavano ad esserci delle utilizzazioni che io non condividevo. La mia idea era che questa squadra, costata milioni, aveva bisogno di una ventata d’aria fresca, di nuove idee. A volte può entrare la polvere o qualche mosca, ma entra anche aria e questa squadra a mio avviso dal punto di vista del gruppo aveva bisogno di cambiare passo. Poi che giochino col 4-3-3 o altro… Auteri non è stato esonerato dopo la vittoria di Foggia, se un Presidente di calcio esonera un allenatore per una sola partita è un cretino. Ne ho parlato molto con Auteri, gliel’ho detto: ‘Gaetano, io non sono quello dell’anno scorso. Delle cose che l’anno scorso mi hanno lasciato indeciso, io quest’anno non lo sopporto’. Uno dei miei obiettivi era vincere la Coppa Italia Serie C: significa essersi classificati al terzo posto e siccome noi avevamo 28 giocatori siamo andati in ritiro il giorno prima della Coppa. Non sono andato a vedere la partita a Giugliano, ma ho avuto la sorpresa di vedere 9 giocatori che non avevano mai giocato insieme e che quella sera avevano ricevuto dall’allenatore il timbretto di essere delle riserve. Ho discusso molto di questo con Auteri e gli ho chiesto spiegazioni, sapendo che la Coppa era un obiettivo primario. Così siamo arrivati a quella decisione. Sono dispiaciuto più degli altri, talmente che lo stimavo è che gli ho fatto un altro contratto a giugno. E io lo stimo: lui ha sempre capito, e lo devo ringraziare pubblicamente di questo, che io sono uno che è arrivato a fare la distinzione tra l’amore e il lavoro. E me ne sono assunto il rischio. Nel calcio ci vogliono i risultati. Auguro ad Auteri mille fortune, di tornare presto ad allenare e che qualcuno si renda conto che è un ottimo allenatore: ma in un ambiente e con un Presidente diverso“.
SUL RICORDO DELLA SCELTA DI PAZIENZA: “Non era l’ultimo arrivato, veniva da campionati con Napoli e Juventus. Anche Pazienza aveva quel curriculum da calciatore simile a quello di Floro Flores, ma non tutte le ciambelle escono col buco“.
SULLA STORIA DEL BENEVENTO CALCIO: “In 20 anni si dimentica che il Benevento ha vinto 4 campionati, ha fatto 2 campionati di Serie A e 5 di B. I ragazzi che hanno oggi 20 anni ora stanno venendo allo stadio, dessero lo stesso amore che hanno dato i loro padri che hanno visto campi leggermente diversi“.
SULL’ESONERO DI AUTERI NEL 2016: “Avevo affidato la società a persone di mia fiducia, quando ho dovuto riprenderla l’ho fatto al termine di una battaglia legale. Mi ero riservato il diritto di riprendere la società quando volevo, ma allora trovai delle resistenze. In quel periodo di interregno il signor Auteri mi aveva chiesto cosa sarebbe successo, io gli dissi che probabilmente l’avrei ripresa ma che non gli avrei potuto dare garanzie in quel momento e quindi di fare ciò che volesse. Nella vita non bisogna mai forzare la mano. Allora non mi potevo prendere la responsabilità di dire ‘ti assumo’, perché non sapevo se avrei potuto avere io poi la società. In quegli anni i calciatori venivano sistematicamente a trovarmi per essere sicuri che io fossi alle spalle della società, tutto dicevano che sarebbero voluti andare via e abbiamo vinto un campionato in quelle condizioni. Ero il patron della squadra quell’anno, ho pagato io dall’iscrizione alla liquidazione“.
SULLA COPERTURA PER LO STADIO: “La copertura di uno stadio costruito con le norme antecedenti alle ultime disposizioni di legge in zone sismiche è una cosa molto seria che andrebbe rivista all’interno di una convenzione e con uno sforzo da parte di tutti. Mi dispiace vedere i tifosi scappare giù o senza l’ombrello quando piove, per loro in primis e perché ne risente anche lo spettacolo. Quest’anno è molto bello sentire i cori. La società di calcio potrebbe fare la copertura se avesse la concessione dello stadio, ma non la abbiamo. Comprare il Vigorito? Quando raggiungiamo un prezzo che non è quello che ho già pagato magari sì“.
SUL CONCETTO DI ILLUSIONI E DELUSIONI: “Le illusioni a mio avviso sono la linfa della vita. Vivere di illusioni e realizzarne alcune, vivere nei sogni e realizzarne alcuno, è nel DNA dell’uomo. Le delusioni? Dopo un girone d’andata quasi da record pensavi che miracolosamente eravamo riusciti a mettere in piedi una squadra su cui tutti eravamo d’accordo, una squadra giovane. Vedere una squadra che giocava con quella vivacità… abbiamo avuto un crollo, quella è stata una delusione. La cosa che fa male non è stata la delusione sportiva, si partecipa per vincere ma si può anche perdere, bensì la contestazione personale, al Presidente. Entrare nell’offesa a livello di famiglia, personale, come è accaduto a Latina quando sono stati chiamati in causa i miei cari, è una cosa che mi ha lasciato molto amaro. Perché in questa città la solidarietà è all’ordine del giorno, l’abbraccio di una persona quando vinciamo una partita può essere superficiale ma è sincero. La cosa più mortificante per un uomo che pensa di dare qualcosa è ascoltare il silenzio degli innocenti, che è una vigliaccheria di chi lascia alla minoranza la facoltà di gridare facendogli immaginare di essere la maggioranza. Io non mi sono mai immaginato di offendere la tifoseria, neanche quando eravamo pochi intimi”.
SUI DISSIDENTI: “Si tratta di coloro che non sono d’accordo con te, nient’altro. L’anno scorso c’è stata una polemica su che cosa dovevamo comprare. L’anno scorso c’è stata una querelle su chi serviva e dove, più volte ho detto che la responsabilità è stata della società: è stata una difficoltà enorme trovare quegli 1-2 giocatori che potessero migliorare la squadra. Non siamo riusciti a trovare due calciatori nei ruoli in cui volevamo trovarli che potessero essere dei valori aggiunti. Si è pensato di andare avanti allora con quelli che c’erano, e i risultati ci hanno dato torto. Ci siamo mossi tardi? Possibile. O meglio, non ci siamo mossi prima e quindi ci siamo trovati in ritardo. Cosa che non succederà quest’anno, seppur con le stesse difficoltà. La società con i dissidenti attuali è al quarto grado di giudizio, ha fatto due lodi arbitrali e ora c’è il deferimento al Tribunale del Lavoro di Firenze. La Corte del lodo ha detto che la società ha ragione nel voler determinare le ferie dei calciatori, ma che è stato comunicato male: per la prima volta in una società che ha fatto questo il lodo ha condannato entrambe le parti alle spese arbitrarie, di solito invece paga solo la società. Ci sono stati per la prima volta 2 sì e 1 no, e il no arriva dalla parte della società. Ora aspettiamo il Tribunale del Lavoro, non intendo perseguitare i calciatori ma entrambi crediamo che siano stati lesi i nostri diritti e quindi siamo facendo una causa. Io ne avrei fatto volentieri a meno. I calciatori dissidenti sono tutti in scadenza l’anno prossimo. Se nel mercato invernale dovessero venire a chiedere di andare via evidentemente hanno la volontà di chiedere la risoluzione del contratto e quindi la buonuscita: ma perché gli devo dare dei soldi? A questo punto, li ho pagati già sei mesi a cifre enormi, li pago altri sei mesi da me. Perché questi sei mesi li hanno fatti qui di loro volontà: se prima del 30 giugno avessero chiesto lo svincolo allora si poteva discutere su un eventuale contributo, così come hanno fatto quelli che sono andati via che per non litigare li ho anche aiutati. Ma a tutto c’è un limite, poi si arriva al momento in cui bisogna pagare“.
SULLA CAPACITA’ DI SOGNARE DEL TIFOSO DEL BENEVENTO: “Credo che un tifoso del Benevento abbia un grande vantaggio rispetto a me, cioè di avere qualcuno che lo fa sognare: io. Se sogno io sogna anche lui“.
SUL SUO SOGNO: “Vedere i bambini uscire dallo stadio con il sorriso, i tifosi a testa alta e con le bandiere al vento, e il mio di tornare in Serie A. Non è un sogno, ma un proposito. Voglio tornare lì dove sono stato“.
SULLA PARTITA PIU’ BELLA DEL GIRONE D’ANDATA: “Vincere a Cerignola. Quelle in casa riesco a vederle appena, mi emoziono quasi subito. Vincere fuori casa invece ti dà qualcosa in più, hai l’idea di andarti a prendere qualcosa. Troppe volte questa società ha dovuto assistere ai festeggiamenti dei tifosi avversari e io sono dovuto scendere piangendo. La partita più bella è quello che vinco, le altre non mi piacciono“.
SUL SUPPORTO DEI TIFOSI: “Sono contento dell’atmosfera che si è creata. La squadra sta trascinando la tifoseria e la tifoseria sta trascinando la squadra. In una parte dello stadio il tifo è molto forte, ma anche l’altra parte risponde con fiato. Sono contento di quest’alchimia, ma voglio vedere che cosa accadrà quando arriverà un passo falso“.
SUL MERCATO INVERNALE: “Ovviamente ho già parlato con Carli e Floro Flores, per non ripetere l’errore dell’anno scorso. Abbiamo uno scouting formato da 9 persone che prendono uno stipendio regolare e che girano per i campi a vedere le partite per fare relazioni e valutazioni. Documentano queste schede con materiale fotografico di cui abbiamo un archivio. Il responsabile, Innocenti, ha presentato il lavoro della sua squadra in questi sei mesi, indicando alcuni giocatori che sono pronti e altri che potrebbero essere invece un investimento. A gennaio giocatori ugualmente forti non servono, sarebbero dei doppioni. Noi i sostituti li abbiamo: abbiamo due titolari per ogni ruolo. Nardi dovrebbe tornare a breve, poi sinceramente di medicina non me ne intendo. Al massimo dovremmo prendere qualcuno con caratteristiche diverse da quelle che abbiamo, per variare. Ho sentito dire che a centrocampo mancherebbe qualcuno che s’inserisce negli spazi, soprattutto se passiamo a tre. Manconi ora sta giocando bene, ma a qualcuno è venuto il dubbio che fino ad ora abbia giocato fuori ruolo? Le valutazioni poi le fanno gli allenatori, Manconi deve giocare dietro la punta. Tumminello non è Salvemini, è un altro che gioca dietro la prima punta: all’epoca della Primavera della Roma lo paragonavano a Totti, non sto dicendo che lo è, che può fare anche la punta ma non lo è. Tumminello lo presi due volte, perché chiesi: ‘ma al posto di Salvemini, se si fa male, chi gioca?’. E il recupero di Tumminello non è avvenuto come doveva avvenire, visto che non eravamo tutti d’accordo. Ma il 5 gennaio è pronto a scendere in campo Salvemini, quindi il centravanti lo abbiamo. Lamesta si sta dimostrando uno dei migliori della Serie C. Forse dall’altra parte manca qualcuno? Se si fa male Simonetti gioca Manconi, abbiamo anche Della Morte che può giocare dietro la punta. Andiamo alla difesa: Ricci non era un difensore, giocava da quinto, e non è che fino a questo momento aveva fatto faville anche se aveva avuto dei miglioramenti. Tutti poi possono fare i difensori, basta dare calci agli avversari. Per come gioca Floro Flores, che ha cambiato ritmo considerando che la squadra parte da dietro ma è più alta e gioca solo a due tocchi. In difesa c’è Borghini che è stato comprato per giocare a tre. Io comunque un centrale difensivo lo voglio prendere, penso che serva, ma di piede mancino non c’è. Quelli che già sono stati qua ma che sono andati via, non tornano. Io ora oltre i 27 anni non prendo nessuno, un 29enne dalla Serie B vuole almeno due anni di contratto oltre a questo e vuole anche più soldi. Cagnano? Sta bene dove sta. Nessuno farà un passo indietro con la convinzione che siamo fortissimi, ma nessuno farà un passo avanti con la convinzione di prendere un altro doppione che gira per il campo. Dovrà essere un titolare. Il mercato di gennaio è inutile. Mehic è forte, ho richieste per lui ma non parte perché so che è forte, ora non gioca perché ha altri davanti: lo aveva chiesto mezza Serie C e qualcuno dalla B, ma mezzo milione lo ha messo Vigorito. E quando mi hanno fatto offerte per Simonetti, Talia da Entella e Carrarese… io ho detto no. E il Presidente dell’Entella è un mio grande amico, quando presi Koutsoupias e Karic lo minacciai di staccargli l’energia: ora giocano in Serie B, per la piazza erano scarsi. Fare il ds e acquistare con me è facile, ci metto i soldi. A differenza dello scorso anno, perà, abbiamo una lista di nomi“.
SUI RITORNI DI PADELLA, MELARA E DE FALCO: “Sono un valore aggiunto in questa società, non solo perché svolgono quotidianamente il loro lavoro ma perché sono tornati in questa città con lo stesso amore con cui l’avevano lasciata. Sono e devono essere l’esempio per i giovani per umiltà, pulizia e trasparenza. Sono stati bravi calciatori, sono ottimi uomini e li devo ringraziare pubblicamente. Sono tra gli autori che hanno restituito il sorriso al Presidente Vigorito“.
SUL SUPPORTO DELLE AZIENDE: “Loro vanno ringraziate, non solo da me ma da tutti. Ognuno che spendere 1 euro del proprio tempo o pensiero va ringraziato. Ho tanti amici che stanno vicino al Benevento Calcio senza poterne trarre profitto se non un minimo di pubblicità“.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CAPTCHA ImageChange Image

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.