Claudio Citarella non parla di fotografia come di un mestiere, ma come di una conseguenza naturale della musica. È questo il primo dato che emerge ascoltandolo: prima ancora dell’obiettivo, viene il palco; prima dello scatto, il suono; prima della carriera, la vita condivisa con altri musicisti. Le fotografie che oggi espone alla Rocca dei Rettori non sono il frutto di una ricerca a tavolino, ma di quarant’anni trascorsi dentro festival, club, tournée, notti lunghe e relazioni costruite sul campo.
Citarella racconta di Montreux con la semplicità di chi c’è stato davvero. Quincy Jones non è un nome da esibire, ma una presenza concreta: il direttore artistico del festival che ogni sera si sedeva davanti al palco mentre lui suonava. «Ogni sera io suonavo e Quincy Jones era di fronte a me», dice. E aggiunge una frase che vale più di qualunque curriculum: «Davanti a Quincy Jones eravamo tutti bambini». Non c’è reverenza costruita, c’è il senso della misura, la consapevolezza di trovarsi davanti a chi ha fatto la storia.
Da qui nasce anche il cuore della mostra. Doveva essere una personale, racconta Citarella. Poi, guardando il proprio curriculum, si è reso conto che metà del lavoro era stato fatto insieme a Jacky Ananou, artista francese, amico di lunga data, compagno di un percorso condiviso. Da questa presa d’atto nasce la scelta di una mostra a due voci: fotografia e disegno, immediatezza e pazienza, palco e foglio bianco. Ananou, che disegna con la penna Bic ritratti iperrealisti, lavora per sottrazione di tempo; Citarella per immersione nell’istante. Due linguaggi diversi, un’unica esperienza artistica.
La mostra è anche il risultato di relazioni che attraversano Benevento e vanno oltre. Nazareno Orlando, il Conservatorio, la Provincia, Eccellenze Sannite, amici, musicisti, conoscenti: Citarella insiste su un punto preciso, quasi con pudore. Nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza una rete umana. L’installazione è stata realizzata in un solo giorno, dopo il suo rientro notturno in città. Le fotografie stampate a Benevento per timore che non arrivassero in tempo. Nessuna retorica, solo lavoro.
Le immagini in mostra raccontano i “mamma santissima” della musica, come li definisce lui: Sonny Rollins, B.B. King, Chuck Berry, Charlie Watts, Eric Burdon, Patti Smith. Non tutti sono ancora vivi, ma tutti continuano a parlare attraverso quegli sguardi. Citarella è chiaro: se una foto emoziona non è solo merito del fotografo. «È lo sguardo di Quincy Jones», dice. La fotografia, in questo senso, non ruba nulla: restituisce.
Non idealizza neppure il mestiere. Fotografare concerti è difficile, tecnicamente e fisicamente. Luci che cambiano, artisti che si muovono, microfoni che coprono i volti, altri fotografi che spingono. «C’è anche un elemento fortuna», ammette. Ma quella fortuna arriva solo se sei pronto, se conosci la musica, se sai quando sta per accadere qualcosa. È qui che torna il musicista prima del fotografo: capire un brano significa anticipare un gesto.
Nel racconto affiorano incontri che non diventano mai trofei: George Benson, Julian Lennon, Ron Carter. Episodi vissuti, non ostentati. Ron Carter che gli chiede un parere dopo il concerto, perché qualcuno gli aveva detto che Citarella suonava il basso. Una scena quasi surreale, raccontata senza enfasi, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
A chiudere il percorso espositivo, una fotografia di sé stesso riflesso nello “Specchio Magico” del Festival di Toulouse. Non un gesto narcisistico, ma una dichiarazione di posizione: esserci stati dentro, fino in fondo. Dal 2005 al 2010 Citarella ha collaborato con quel festival, curando anche il DVD del ventennale. Quella foto è messa alla fine, come conclusione di un percorso, non come inizio.
Scatti e Ritratti non è una mostra sulla celebrità, né sulla nostalgia. È il racconto lineare di una vita trascorsa accanto alla musica, con rispetto, discrezione e presenza. Senza pose. Senza filtri. Solo con la consapevolezza che certe storie non si inventano: si attraversano. E, se si è capaci di guardare davvero, si possono anche fermare in un’immagine.


pH Giuseppe Chiusolo
