Di Carlo di Stanislao 

 

Quando infili una valanga di voti in tasca — e qualcuno li butta nel cestino…”

(libera ispirazione da Oscar Wilde: “La verità è raramente pura e mai semplice”)

Il dramma all’italiana della “valanga di voti”

Alle recenti elezioni regionali in Campania, Pellegrino Mastella — con la lista del padre — ha raccolto quasi 14.000 preferenze, risultando eletto consigliere. Un bottino niente male, per dirla con eleganza.

Per il padre, quella cifra non è un “voto di cortesia”: è stato un plebiscito personale, un riconoscimento della “marca Mastella” come garanzia di radicamento sul territorio. “Il ‘brand Mastella’ coincide alla perfezione con il territorio che rappresentiamo politicamente” ha tuonato.

Eppure, nonostante il consenso, la ricompensa sul piano politico non è arrivata. La linea tracciata dal neo-governatore Fico prevede che consiglieri e candidati non possano entrare in giunta. Stop. Fine.

Mastella vs Fico: parola d’ordine “ingiustizia politica”

Mastella non l’ha presa bene. Anzi: è esploso. Parlare di “scusa istituzionale” sarebbe banale — lui usa parole più dure, più secche.

«Immaginare che chi si è gettato nella mischia di una massacrante campagna elettorale, mettendoci la faccia e raccogliendo i consensi, sia a prescindere fuori dalla Giunta… è un’ingiustizia politica».

Secondo lui, la “linea del no” ai consiglieri-assessori offende tanto l’elettore quanto i partiti che hanno contribuito con i voti a far vincere Fico. Penalizza chi ci ha messo la faccia e le preferenze, per fare spazio — chissà — a “nomi da Roma”. 

Ironia (mista a delusione): la politica come teatro dell’assurdo

Immaginate la scena: il padre, pluri-veterano della politica — “in istituzioni da 50 anni” — che, dopo aver rischiato tutto per correre la sua lista, si ritrova a dover spiegare a casa i cavatelli al sugo con un retrogusto amaro.

«Se Fico lo avesse detto prima, non avrei candidato mio figlio» — confessa, come chi si accorge troppo tardi di aver firmato un contratto senza leggere la clausola.

E, in pieno stile della commedia all’italiana, Mastella mette sul tavolo anche la sua disponibilità: “Se entrano gli esterni, allora ci sono io”. Tradotto: “Se vuoi assessori fatti a Roma — io resto sindaco di Benevento, ma almeno fammi un pensierino”.

Il nocciolo del problema: rappresentanza contro tattica

Dietro l’ironica rabbia di Mastella c’è una domanda seria: a cosa serve votare, se chi raccoglie i consensi viene escluso dal potere effettivo? Quando un “campo largo” pretende di essere inclusivo, ma poi disprezza chi ha contribuito con i voti, non è più inclusione — è selezione arbitraria.

Per questo Mastella parla di “passo falso”. Il primo, del “campo largo”, ma forse anche dell’idea che la politica possa ancora camminare serena, sulle gambe della rappresentanza vera.

E adesso, spettatori: voi decidete

Questa vicenda non è solo politica: è un racconto da bar. Con gusto amarissimo. Con la satira che si serve da sola. Con un uomo che rivendica un “rapporto ombelicale” con il territorio — e si ritrova a spiegare che “il territorio” non basta se chi comanda decide diversamente.

E magari, la prossima volta, qualcuno penserà a scrivere prima le regole — prima di convincere la gente a votare.

 

 

pH Pixabay senza royalty

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CAPTCHA ImageChange Image

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.