I pronto soccorso al collasso
indegni di una nazione civile

L’ editoriale del direttore de l’ Eco di Milano e Provincia Roberto Fronzuti 

I pronto soccorso sono da molti anni all’attenzione della nostra redazione. Purtroppo, negli ultimi tempi le cose sono peggiorate.
I disservizi sono cresciuti e le pretese del sistema sanitario nazionale sono diventate esose. Dapprima hanno preteso il pagamento del ticket per il codice bianco, più recentemente l’hanno esteso anche al verde. Le attese per essere accolti e visitati sono lunghissime; in genere si rimane ad aspettare di essere chiamati per dieci ore, in una inospitale sala di attesa. Gli addetti al pronto soccorso non si preoccupano di sapere se state veramente male: loro osservano delle stupide disposizioni burocratiche. Non vi offrono neppure un bicchiere d’acqua.
Le critiche che rivolgiamo al Sistema Sanitario Nazionale, sono diverse. Prima di tutto il cosiddetto “triage”, la valutazione della gravità del caso, dovrebbe essere affidata a un medico; le persone che solitamente troviamo agli sportelli dei pronto soccorso non hanno la competenza per valutare le condizioni del malato. Da una sottovalutazione del caso possono derivare gravi conseguenze per il paziente.
Le attese, prima di essere visitati sono sempre troppo lunghe, anche negli ospedali che segnaliamo in questo articolo, come i meno peggio.
Si è sempre detto che per risolvere il problema dei pronto soccorso, bisogna potenziare la medicina di base; quella più vicina al cittadino. Ma il tentativo di migliorare la cose attraverso l’apertura delle “Case di comunità”, come strumento intermedio fra ospedale e medico di base è fallito quasi ovunque; le strutture sono vuote, inutilizzate (vedi l’articolo di prima pagina de L’Eco numero 9 riporta in dettaglio il fallimento del progetto). E così si va avanti, aspettando giornate intere per essere visitati. Dopo aver trascorso una vita di lavoro, è disumano finire in uno di questi pronto soccorso, abbandonati in un corridoio per un giorno e una notte. Qualche giorno fa, al pronto soccorso dell’ospedale ho fatto presente al personale che le persone anziane hanno il diritto di essere assistite da un familiare. La risposta dell’infermiera addetta al triage: “qui sono tutti anziani…”, come dire che è impossibile rispettare i diritti degli anziani di essere assistiti da un familiare.
Sono decenni che questa situazione di affollamento va avanti; è mai possibile che si pensi alla costruzione del Ponte a Messina, mentre i cittadini sono costretti a convivere con una situazione a dir poco inadeguata e incivile?

pH Wikipedia

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