Di Brunello Pezza 

Nel corso dei secoli la logica, la matematica, la fisica e tutte le “scienze esatte” hanno consentito all’uomo di fare incredibili progressi.
Progressi che hanno condotto anche a enormi miglioramenti nella qualità della vita.
In realtà hanno anche aumentato moltissimo la capacità dell’uomo di uccidersi e di distruggere la natura che ci circonda alimentando la nostra presunzione di essere del tutto indipendenti da vincoli morali e naturali ma questo è un altro discorso.
Le “scienze esatte” hanno progredito quindi fino al punto di poter “imitare” il ragionamento logico (anzi di riprodurlo anche meglio dell’uomo stesso) e di utilizzare contemporaneamente al
meglio la enorme massa di conoscenze accumulate in questi anni. Cose che la mente umana o non può fare o può fare solo con estrema lentezza. Più o meno così è nata la IA, mi scuso con i tecnici e i competenti che saprebbero dirlo molto meglio di me. Ma credo che il succo sia questo: una miscela di tutte le competenze tecnico/matematiche/scientifiche dell’uomo insieme alla conoscenza e alla facile e veloce accessibilità a tutto o gran parte dello scibile umano. Ovviamente condito con un aggiornamento continuo di entrambe, perché la vita è trasformazione e la realtà cambia continuamente sotto i nostri occhi.
Possiamo dire allora che l’uomo ha riprodotto e addirittura migliorato la propria intelligenza e capacità attraverso questo procedimento artificiale? A prima vista sembrerebbe proprio di sì, soprattutto se consideriamo che contemporaneamente stiamo assistendo ad uno spaventoso declino e una involuzione della mente della gente comune che ormai a stento capisce e scrive un numero ridotto di termini e procedure matematiche.
Quindi, dicevamo, l’uomo è riuscito a battere se stesso? A riprodurre un essere artificiale ancora più perfetto dello stesso uomo?
Non credo sia così!
Dov’è quindi l’errore?
Credo che l’errore sia nel fatto che la nostra cultura occidentale ha sempre valutato l’uomo soprattutto in funzione delle sue capacità e conoscenze tecniche e scientifiche. Ha identificato l’uomo con esse dimenticando o ignorando che l’uomo e’ anche tanto e tanto ancora: emozioni, sentimenti, suggestioni, empatia e soprattutto quella strana cosa non ben definibile ma essenziale: l’intuizione.
Le cosiddette e utilissime “scienze esatte” hanno tutte una caratteristica: sono riproducibili e quindi ripetibili all’infinito sempre in modo uguale a se stesso.
Ma l’uomo ha anche caratteristiche individuali e specifiche non esattamente “riproducibili” in modo identico in tutti i processi: quelle appunto elencate prima. Credo si possa dire che sono quelle a dare all’uomo il tocco finale di esclusività e non riproducibilità che lo rendono (come dice la
mitologia greca) un semidio. Le
macchine sono riproducibili e migliorabili sempre e tutte e se intendiamo
Il cervello umano solo con le caratteristiche di una macchina sarà allora riproducibile e migliorabile dalla IA. Ma come possiamo riprodurre le caratteristiche dell’animo umano e della sua dote fondamentale: l’intuizione? Non potremo mai! E aggiungo “per fortuna”! Infatti è in quelle doti non “scientifiche e riproducibili” non “esatte e matematiche” che risiede la vera essenza che rende l’essere umano, ogni essere umano, unico ed irripetibile.
La cultura occidentale ha commesso per troppi anni l’errore di ritenere queste capacità e conoscenze “non scientifiche” come fallaci ed inaffidabili trascurandole e abbandonandole senza rendersi conto che in tal modo rinunciava ad una parte essenziale delle caratteristiche dell’essere umano. Prima che le “ scienze esatte”prendessero il sopravvento, per molti secoli l’uomo si è affidato a questo metodo alternativo di conoscenza, a questa diversa cultura non meno importante dell’altra ma complementare ad essa.
E allora, oggi che la parte “scientifica” della intelligenza umana è diventata riproducibile ed addirittura migliorabile, per salvare l’uomo dalla tecnologia da lui stesso inventata che potrebbe surclassarlo e annichilirlo, per salvare questo “soldato Ryan”superstite a se stesso non resta che ripercorrere i sentieri che i nostri avi hanno percorso senza tecnologia ma con una profonda capacità di ascoltare e “sentire” se stessi e la natura attorno a loro!
Ci tocca salvare di nuovo il soldato Ryan…
Mi piace questa idea di tornare al passato per salvare il futuro dell’uomo!

 

 

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