di Daniela Piesco

Nel pomeriggio di lunedì 21 luglio Benevento ha ospitato uno degli appuntamenti della Rete di Trieste, il network nazionale che riunisce amministratori locali, associazioni e cittadini di ispirazione cattolica, nato nel 2025 a margine della Settimana Sociale dei Cattolici Italiani. Obiettivo dichiarato: costruire, dal basso, una proposta politica nuova, radicata nei territori e attenta alle pratiche della cittadinanza attiva.

L’incontro, promosso da Civico22, Per e dal Laboratorio per la felicità pubblica, ha visto la presentazione del primo documento programmatico nazionale, articolato in cinque assi tematici:

  1. partecipazione giovanile alla politica;
  2. democrazia partecipativa;
  3. welfare di prossimità;
  4. transizione ecologica;
  5. sviluppo delle aree interne.

Si tratta di temi che da tempo abitano il dibattito sulle politiche locali, e che spesso rimangono confinati in ambiti accademici o programmatici, senza un reale passaggio all’attuazione. L’intento della rete, almeno nelle intenzioni, è colmare questo vuoto, mettendo in relazione esperienze amministrative già in atto e creando una piattaforma condivisa di confronto e proposta.

Durante l’incontro è stato inoltre illustrato il manifesto per un’“offensiva di pace”, documento con ambizioni etiche e politiche che punta a rilanciare, anche in chiave locale, una cultura del disarmo, della diplomazia e della cooperazione. Un tema quanto mai attuale, ma spesso ritenuto poco “amministrabile” e difficilmente traducibile in azioni concrete nei contesti comunali.

A offrire una cornice teorica ai lavori è stato il prof. Leonardo Becchetti, economista e tra i principali esponenti dell’economia civile in Italia. Il suo intervento ha rimesso al centro la relazione tra sostenibilità, giustizia sociale e modelli di sviluppo orientati al bene comune. Un approccio interessante, che tuttavia pone il problema della misura concreta in cui tali visioni riescano a incidere sulle prassi amministrative quotidiane.

Alcune criticità restano sullo sfondo. La Rete di Trieste si presenta come un soggetto aperto, plurale, non partitico, ma il rischio di rimanere in un limbo tra militanza civica e proposta politica generica è reale. Inoltre, se da un lato si rivendica una “politica dal basso”, dall’altro manca ancora una verifica pubblica sulle ricadute pratiche delle linee enunciate.

A Benevento, la partecipazione è stata buona, ma prevalentemente composta da persone già attive nei circuiti dell’associazionismo e delle esperienze civiche locali. Si avverte, dunque, la necessità di un salto di scala: portare questi contenuti fuori dalle cerchie già sensibili, e misurarli con la complessità di una società che — anche nei contesti più piccoli — sembra sempre più distante dalla politica, anche nella sua versione “civica”.

La tappa sannita si inserisce in un ciclo di incontri pubblici in corso in varie città italiane. Per la Rete di Trieste, la sfida sarà ora passare dalla fase progettuale alla sperimentazione concreta, mantenendo coerenza tra principi e pratiche. La narrazione di una politica “gentile”, collaborativa e solidale è importante, ma sarà il confronto con la realtà dei territori , fatta di risorse scarse, conflitti sociali e tempi amministrativi lenti , a testarne la tenuta.

 

 

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