“Non puoi tornare indietro e cambiare l’inizio, ma puoi iniziare dove sei e cambiare il finale.” C.S. Lewis
In questo caldo giovedì di luglio, il risveglio per i cittadini milanesi è denso di curiosità giornalistiche da fagocitare insieme al cornetto e cappuccino. Possibile che la procura della capitale della moda e delle mille luci abbia emesso un mandato di arresto per ben 6 persone? Stando a indiscrezioni dei nostri cani da guardia parrebbe proprio di sì. Un’inchiesta sull’urbanistica eseguita con i controfiocchi che ha tirato dentro nomi illustri della Milano “bene”, Manfredi Catella, Giancarlo Tancredi, Giuseppe Marinoni, Federico Pella, Alessandro Scandurra, Andrea Bezziccheri e persino il sindaco Beppe Sala. Una bomba di notizia, altro che notizia bomba! Da cittadina nutro grande fiducia nella giustizia italiana, dunque, seguirò con attenzione la vicenda, con un pizzico di suspense mentale fino al districamento della matassa. Certo è che la spiacevole situazione mi ha spinto a riflettere sui tempi lunghi delle indagini, almeno, quelle condotte con tutti i sacri crismi. A volte capita che un’inchiesta posta sotto i riflettori mediatici possa risultare di facile soluzione. Gli pseudo esperti stravaccati sulle poltroncine dei salotti televisivi d punzecchiati ad hoc dai conduttori finiscono con il dire, ahimè, “si è a una svolta”, svolta de che? Nel senso che a loro sembra che l’indagine possa essere risolta in un periodo breve, insomma, basta un colpo di bacchetta magica. Ma chi fa esperienza diretta, tipo le forze dell’ordine, i magistrati, ovvero, i non tuttologi, ma i veri addetti ai lavori, sanno bene che per ottenere dei risultati positivi è necessario attenersi ai tempi fisiologici che ogni inchiesta richiede. A maggior ragione se le indagini sono condotte su eventi di una certa gravità. Gli accertamenti scientifici ad esempio richiedono una tempistica lunga, per non parlare delle intercettazioni ambientali, e compagnia cantando. Concludendo, un’inchiesta potrebbe dare l’idea di essere chiusa in quattro e quattr’otto, ovvero, rapidamente, ma l’obiettivo dell’inquirente non è quello di fare una gara a chi arriva per primo nel breve tempo possibile, dunque, non cerca un risultato fulmineo, ma egli si prefigge di raccogliere tutti gli elementi essenziali per accertare come si siano realmente svolti i fatti e giungere alla verità, senza tralasciare nulla, perché colmare le lacune a distanza di tempo sarebbe difficile se non addirittura impossibile.
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