Di Monika Anna Perka

A partire dal 2023, la Repubblica Islamica dell’Iran ha dato avvio a una sistematica campagna di espulsioni collettive contro i cittadini afghani presenti sul suo territorio. Secondo le stime delle Nazioni Unite, oltre 1,2 milioni di afghani sono stati deportati forzatamente dall’Iran verso l’Afghanistan tra marzo 2023 e marzo 2024, senza alcuna valutazione individuale dei rischi né accesso a una procedura legale di asilo. Tale prassi solleva interrogativi profondi sia dal punto di vista giuridico, sia sotto il profilo culturale e religioso, evidenziando una crisi non solo umanitaria, ma anche di coerenza etica nel mondo islamico contemporaneo.
Il quadro giuridico internazionale: protezioni ignorate

Il principio di non-refoulement
L’Iran, pur non essendo firmatario della Convenzione di Ginevra del 1951 sullo status dei rifugiati, è vincolato dal principio consuetudinario di non-refoulement, sancito all’articolo 33 della Convenzione:

“Nessuno Stato potrà espellere o respingere un rifugiato verso territori in cui la sua vita o la sua libertà siano minacciate…”.

Il diritto internazionale vieta categoricamente le espulsioni collettive e impone agli Stati di valutare caso per caso i motivi del soggiorno e i rischi legati al rimpatrio. Tuttavia, l’Iran ha operato deportazioni indiscriminate, colpendo anche minori, donne e persone vulnerabili, senza procedura né tutela legale.
Altri strumenti normativi rilevanti
– Art. 13 del Patto ONU sui diritti civili e politici (1966): vieta le espulsioni arbitrarie.
– Art. 3 della Convenzione ONU contro la tortura: proibisce il rimpatrio verso Paesi dove sussiste il rischio di trattamenti inumani o degradanti.
– Diritto islamico tradizionale: prevede il dovere morale di accoglienza nei confronti del rifugiato (muhajir), in contraddizione con la prassi attuale iraniana.
Il contesto culturale e religioso: fratellanza disattesa

Afghanistan e Iran: islam condiviso, tensioni settarie
Nonostante entrambi i Paesi siano a maggioranza musulmana, esistono forti divergenze religiose e culturali:
– L’Iran è uno Stato sciita (duodecimano), guidato da una teocrazia basata sul wilayat al-faqih.
– L’Afghanistan è a maggioranza sunnita (scuola hanafita), con una significativa minoranza sciita hazara, spesso perseguitata dai talebani.

In teoria, questa affinità dovrebbe favorire la solidarietà religiosa. In realtà, prevalgono nazionalismo, razzismo strutturale e calcolo politico.
Il caso degli Hazara: doppia emarginazione
Gli hazara, musulmani sciiti di origine turco-mongola, rappresentano il gruppo più vulnerabile:
– perseguitati in patria dai talebani;
– discriminati in Iran, dove sono trattati come “subalterni” e spesso oggetto di espulsioni, nonostante la condivisione della fede sciita.

Gli hazara sono il simbolo della contraddizione tra retorica religiosa e pratica politica.
Discriminazioni e dinamiche sociali interne

Condizioni di vita in Iran per gli afghani
Le organizzazioni per i diritti umani (Human Rights Watch, Amnesty) e l’UNHCR denunciano:
– assenza di documenti regolari, anche per residenti da anni;
– limitazioni all’istruzione per i bambini afghani;
– discriminazioni nei luoghi di lavoro e negli alloggi;
– centri di detenzione con condizioni disumane, privi di cure mediche o difesa legale.
Razzismo e stereotipi
Nonostante la religione comune, gli afghani in Iran sono spesso vittime di razzismo culturale e sociale:
– percepiti come “invasori”, “criminali” o “minaccia economica”;
– impedimenti al matrimonio con iraniani;
– marginalizzazione nelle periferie urbane e nei centri agricoli.
Reazioni internazionali e inadempienze

La risposta delle organizzazioni ONU
– L’UNHCR ha chiesto l’immediata sospensione delle espulsioni collettive.
– L’IOM ha evidenziato che oltre il 60% dei deportati ha bisogno immediato di assistenza umanitaria.
– Tuttavia, nessuna sanzione concreta è stata adottata contro l’Iran, per motivi geopolitici ed economici.
Il silenzio del mondo islamico
Grave è anche il silenzio della Umma (comunità islamica internazionale): raramente leader religiosi o istituzioni islamiche (come l’Organizzazione della Cooperazione Islamica) intervengono per denunciare queste violazioni.
Conclusione
Le deportazioni forzate dall’Iran verso l’Afghanistan non sono solo una crisi umanitaria, ma un evidente fallimento del diritto internazionale e dei valori etici condivisi, anche nel mondo islamico.

La coesistenza tra islam sciita e sunnita, tra accoglienza e sicurezza, tra religione e diritto, è messa a dura prova da politiche che negano la dignità dell’essere umano e usano la fede come strumento di propaganda.
In questo scenario, la comunità internazionale – inclusa quella musulmana – è chiamata a una riflessione urgente: religione e diritti devono andare insieme, oppure perderanno entrambi credibilità.
Fonti principali
– UNHCR – Global Trends 2024
– IOM – Report deportazioni Iran-Afghanistan 2023/24
– Human Rights Watch – Iran’s Treatment of Afghan Migrants
– ICCPR (1966), CAT (1984), Convenzione di Ginevra (1951)
– Tradizione islamica classica sul muhajir (rifugiato)

 

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