Di Antonio Corvino
Sarà rivoluzionario o non sarà.
Perché ipotizzare processi di sviluppo sulle sponde del Mediterraneo defraudato del suo presente e del suo futuro e nelle terre del Sud abbandonate al loro destino tra i monti e le valli innevate o tra le pianure assolate, in un contesto nazionale ed europeo che ha ancorato il suo futuro nell’Atlantico e tra conurbazioni e megalopoli onnivore, è semplicemente un’impostura.
Lo è da sempre. Sin dal dopo guerra. Esattamente dal 1962/63.
La fine della guerra nazifascista aveva lasciato macerie dappertutto.
In Europa ovviamente.
La potenza industriale, militare e tecnologica americana rimediò in qualche modo e scongiurò il tracollo dell’umanità.
Ma presentò il conto. Generosamente quanto puntigliosamente.
Con il swing e la Coca-Cola, gli Stati Uniti d’America, che amavano farsi chiamare, già all’epoca, semplicemente “l’America”, avevano lanciato il gusto per il cheving gum, le sigarette con il filtro, il cioccolato, i jeans ( che per la verità erano nati a Genova tra i portuali), il cinema, la velocità, la competizione e soprattutto una vita comoda e confortevole.
Il sogno americano riempiva gli occhi ed i discorsi degli europei, degli italiani, persino dei meridionali.
Il piano Marshall tra il 1947 ed il 1952 fece il resto con gli aiuti alla ripresa ed alla ricostruzione.
Il mondo, come una molla troppo a lunga compressa, fece un gran balzo e si proiettò in avanti.
La guerra fredda con l’URSS fornì il propellente di riserva.
Il desiderio di pace, la voglia di progresso, si rivelarono incontenibili, inarrestabili e praticamente fusi l’uno nell’altro.
Sulla scia americana l’Europa scoprì gli elettrodomestici, le automobili e la voglia di godersela, dopo tanta guerra e tanti stenti. Anche il gusto di imbellettarsi, andare in giro o sedersi in poltrona, godersi la televisione e scorrazzare in macchina o in motocicletta diventò pieno di fascino.
Finalmente era finito il tempo dei vestiti rivoltati e passati da padre in figlio e da fratello a fratello. Era finito anche il tempo del maledetto sudore in campagna con il sole o con il freddo, con la pioggia o il vento.
Adesso si lavorava in fabbrica con uno stipendio ancora striminzito ma sicuro e soprattutto si viveva in condizioni da cristiani, come Dio comanda.
Certo le fabbriche nascevano come funghi a nord.
Nord Italia e nord Europa.
Da Sud bisognava spostarsi. Ma andava bene così.
Al paese restavano i genitori, i fratelli e sorelle piccole e le fidanzate.
In estate si tornava tutti per la festa del patrono con le ferie ed il portafoglio non proprio gonfio ma insomma pieno per quanto bastava. E poi non era ancora detto che per forza bisognava emigrare per lavorare. E soprattutto non si emigrava per sempre. Solo il tempo per mettere da parte un bel gruzzolo e imparare il mestiere. Poi via di nuovo al paese a costruirsi una casa, metter su famiglia e magari avviare una attività.
Enrico Mattei aveva preso un catorcio da liquidare a nome AGIP creata dal regime fascista. Lui creò l’ENI, Ente Nazionale Idrocarburi che nelle sue mani si rivelò una straordinaria pacifica macchina da guerra.
Gli americani che consideravano l’Atlantico la loro casa, si preoccupavano. Quel Mattei aveva tutta l’intenzione di ripristinare il Mare Nostrum dei Romani. No, no, certo non con le pratiche coloniali o con gli eserciti imperiali, ma con la cooperazione ed il rispetto.
Altro che rivoluzionario. Era anche un mostro di bravura e di determinazione quel Mattei.
Il Mediterraneo con lui prometteva di rifiorire.
Il Nord Africa ed il Vicino e Medio Oriente si scoprivano protagonisti e tutto grazie a quell’ex partigiano che aveva combattuto in montagna contro tedeschi e fascisti e adesso si scopriva gran visionario oltre che gran capitano d’industria.
L’Italia sognava ed il suo governo giurava fedeltà all’Atlantico ma strizzava l’occhio al Mediterraneo forte dell’azione di quello strano petroliere che credeva nello sviluppo condiviso dei popoli mediterranei e nel progresso dell’umanità altro che capitalismo sfrenato e corsa all’arricchimento individuale che era la religione professata tra le coste nordiche dell’Europa e dell’Atlantico.
A sud c’era una grande tradizione agricola che poteva e doveva essere salvaguardata. Per esempio creando cooperative per sottrarre i contadini alla speculazione. E poi c’erano i porti che erano un’autentica riserva di ricchezza e la chimica correva…
Giulio Natta, nel 1963 aveva vinto il premio Nobel: aveva inventato il Moplen da cui prese avvio la stagione della plastica per il sollievo di quanti e quante si spezzavano la schiena in casa e fuori.
Non solo. Con Mattei che prometteva di creare una sorta di comunità economica mediterranea, era arrivato anche Olivetti.
Adriano Olivetti vedeva nell’impresa lo strumento per il progresso sociale oltre che economico della gente e delle comunità. E credeva nello sviluppo integrato del Paese. Senza distinzione di Nord e Sud, lui che era di Ivrea.
Era convinto che le fabbriche ed i capitali dovevano andare dove c’era la gente. E la cosa affascinante era che quello non solo le diceva le cose. Le faceva.
Aveva conquistato l’America con i suoi calcolatori da scrivania. E i suoi computer stavano sui tavoli e nelle sale controllo della Nasa.
A Matera aveva creato un intero borgo, La Martella, si chiamava, con abitazioni, piazze, chiesa, giardini e fabbriche….una intera zona industriale sarebbe dovuta sorgere da quelle parti.
In fondo c’era un’antica tradizione di artigianato e questo poteva evolvere in piccola industria…e in diverse realtà cominciava a manifestarsi qualche rivolo interessante.
La scommessa consisteva nel mantenere il centro gravitazionale nel Mediterraneo.
In fondo vi erano tre continenti che su di esso affacciavano.
I Romani avevano creato un impero niente male e ben integrato anche. Lo stesso Federico Secondo si era mosso in quella prospettiva con il sultano Al-Malik al-Kamil. Perché non poteva funzionare anche adesso?
Senza contare che Camus già nel 1952 aveva ammonito l’Europa a non lasciarsi irretire dalla frenesia industriale che affascinava soprattutto la Germania ed il Centro-Nord dell’Europa, tutti disposti intorno al mare del Nord e intenti a guardare con malcelato desiderio all’Atlantico.
Camus, nel suo “L’Homme révolté” era stato chiaro.
Il Mediterraneo rappresentava il naturale contrappeso, il risvolto luminoso a fronte delle brumose derive nordiche. Il Sud, diceva, era depositario dell’antidoto contro lo scivolamento nelle sabbie mobili del consumismo. Il suo senso del limite e della misura ereditato dai Greci avrebbe salvato l’Europa, profetizzava. Camus ci credeva. Lui lo conosceva il Mediterraneo sin nei suoi meandri più profondi e lo amava come casa sua. Ed in effetti quella prospettiva sembrava consolidarsi in quei primi anni di dopoguerra.…
…Sino a quel fatidico 1962/1963/1964.
Enrico Mattei precipitò con il suo aereo.
Adriano Olivetti fu estromesso dall’America e sopraffatto da uno strano infarto su un treno che lo portava in Svizzera.
In America, Stati Uniti d’America, il Presidente Kennedy venne ammazzato, Papa Giovanni XXIII era morto da qualche mese e Chruščëv venne defenestrato a brevissima distanza dalla fine di entrambi. Quei tre avevano scongiurato una guerra nucleare ed avevano generato più di una speranza nell’umanità.
Insomma il mondo subì uno scossone terribile in quel periodo ed il Mediterraneo perse definitivamente il suo ruolo di contrappeso rispetto all’Oceano Atlantico. Il suo antidoto rimase sepolto nei sotterranei della memoria del Sud.
Da allora tutto si concentrò dall’altra parte.
Il Mediterraneo entrò in un vortice drammatico che non avrebbe più avuto fine. Sino ad oggi. Diventò frontiera della guerra fredda. A ridosso di esso si fronteggiavano Est ed Ovest, Patto di Varsavia e Patto Nordatlantico.
Anche le sette sorelle del petrolio avevano ripreso il sopravvento.
l’Africa ed il Vicino e Medio Oriente precipitarono anch’essi in un vortice rovinoso e drammatico.
E per il Mezzogiorno fu la fine di ogni prospettiva.
(Prima parte)
…
Lo spopolamento e l’abbandono presero un abbrivio che non si sarebbe più arrestato.
L’emigrazione divenne la valvola di sfogo per qualche speranza di benessere ed i meridionali assursero al ruolo di esercito di riserva, per dirla con Marx, per la crescita industriale del Nord Italia e del Centro-Nord Europa.
L’azione meritoria della Cassa per il Mezzogiorno si spense e via via le politiche per il Sud divennero frammentarie, residuali fino a diventare inesistenti.
Negli anni ‘90 il Nord inventò la questione settentrionale.
In sintesi, bisognava sostenere lo sforzo produttivo del settentrione rinominato Padania concentrandovi investimenti ed infrastrutture che gli consentissero di integrarsi con l’Europa del Mar del Nord e per il suo tramite con il Nord Atlantico. Anversa, Rotterdam e Amburgo erano i punti di riferimento logistico e Monaco il terminale industriale.
Insomma Stati Uniti d’America ed Europa erano diventati un sistema unico che prometteva di dominare il mondo.
Il sud, viceversa, era ormai un’appendice inutile, buono a fornire manodopera. Esattamente come tutti i paesi affacciati sul Mediterraneo.
Con il passar del tempo molti emigrati meridionali smisero di tornare a casa ed al paese.
La festa del Patrono finì di essere un fatto identitario per trasformarsi in un evento folkloristico.
Il mondo era intanto diventato un villaggio globale.
Potevi raggiungere ogni destinazione in un batter d’occhio e senza patemi d’animo.
E fu bello finché funzionò.
Poi il villaggio divenne un caravanserraglio.
Tutti contro tutti.
Anche la democrazia e la pace sembrarono fuori tempo.
Avanzava la democratura. L’umanità smarrita andava alla ricerca di capi e li sceglieva tra i suoi torturatori ed affamatori.
L’avvento del computer aveva dato diritto di parola, come ebbe a commentare acutamente Umberto Eco, a milioni di imbecilli. E non solo diritto di parola ma anche la presunzione o l’illusione di poter governare per il tramite di quanti erano in grado con le loro ricchezze ed il loro potere di ammaliarli. L’intelligenza critica si era ridotta al lumicino e quel che di essa era rimasto si era nascosto, defilato.
Nel frattempo l’ipertrofia finanziaria americana aveva snaturato il capitalismo classico, quello delle libertà individuali composte nello stato di diritto ed aveva contagiato quel che restava del comunismo oltre che gli eredi dell’impero sovietico.
La partita si giocava ormai tra i due Oceani. Oceano Atlantico ed Oceano Pacifico. Gli USA da un lato e la Cina dall’altro montavano la guardia. La Russia calava come Brennero la sua spada atomica non disponendo di forza economica e insieme diedero vita al cerbero che ringhia contro il mondo ed azzanna il pianeta.
In questo scenario il Sud, al pari del Mediterraneo, si è andato progressivamente svuotando delle sue migliori energie.
I ragazzi addirittura se ne vanno a spron battuto per non tornare più; le terre di Mezzo si spopolano; i borghi diventano paesi fantasma; i castelli fanno la guardia al nulla e le cattedrali restano affidate ad anziani poeti e signore gentili mentre la memoria scompare…
L’idea più geniale messa in campo per il Sud negli ultimi anni, anzi nell’ultimo decennio, riguardò la produzione di energia cosiddetta pulita. Vento e sole. Nacque anche qualche fabbrica per produrre rotori eliche e torri… ovviamente fabbriche dal respiro corto come il futuro del Sud.
E siamo all’oggi con la presa d’atto che il Sud è in uno stato comatoso di spopolamento irreversibile.
E quindi? Come per i malati senza speranza, non resta che l’eutanasia…
L’obiettivo? Accompagnare alla fine, ossia allo spopolamento totale.
Che poi sarebbe interessante capire in che consiste questo accompagnamento.
I ragazzi intanto partono a frotte, sempre più numerosi e spontaneamente.
Adesso anche gli anziani, padri e madri, raggiungono i figli e i radi nipoti per riunire affetti e forze che sono sempre a rischio di questi tempi.
È vero che i tuoi figli vivono nella metropoli in Italia o all’estero ma la vita è dura e costosa anche lì. E allora vendi casa e raggiungi gli espatriati. Stipendi e pensioni, vivendo insieme possono aiutare se non proprio fare la differenza e poi con il ricavato della casa venduta al paese qualcosa si potrà sempre migliorare.
A maggior ragione in che cosa consiste l’accompagnamento?
Lo spopolamento va avanti da sessanta anni. La partenza massiccia dei giovani data da una ventina d’anni, quindi?
In che cosa consisterà mai questo accompagnamento?
Nell’eliminazione dei servizi? Nella definitiva chiusura della sanità pubblica? Già oggi se stai male a Sud ti tocca al pronto soccorso perché sul territorio non c’è alcun centro medico e i medici cosiddetti di famiglia sono dei missionari o degli stakanovisti comunque insufficienti se non inutili gli uni e gli altri. La scuola? l’Università? Beh, quelle rimangono finché le aule si riempiono. Conviene a tutti. Il Nord risparmia 20 miliardi all’anno per la formazione di quadri e tecnici e a Sud ci si illude, per un po’.
E poi?
Poi c’è il turismo… La gente va via, vende casa, qualcun altro la compra, la trasforma in casa vacanze, in B&B come recita il nuovo esperanto. Le feste patronali e le luminarie attirano curiosi da tutte le parti. Dove trovi le luminarie oltre che al Sud? E i fuochi d’artificio? E la banda tutta fiati e grancassa? Anche i vecchi riti popolari sono diventati concertoni buoni per ballare e sfrenarsi. Nella terra del rimorso decodificata da Ernesto De Martino un popolo intero di danzatori improvvisati quanto assatanati si danno convegno per più di una notte ogni anno e dietro di loro arrivano eserciti di vacanzieri…ovviamente a basso costo e ad alto impatto, ma non sottilizziamo.
C’è il turismo d’élite, dove arriva e c’è il turismo lento, forse immaginano gli accompagnatori dell’eutanasia del Mezzogiorno.
Il turismo dei camminatori, dei cultori della natura, degli appassionati del silenzio, degli innamorati dei borghi e dei massicci montuosi, delle terre dell’osso o delle terre di mezzo.
Insomma il turismo di massa o di nicchia può essere un ottimo analgesico se non proprio morfina pura per questo sud avviato a morire e tutto da gentrificare come mi dice il mio amico Michael studioso di Gentrification nelle vecchie capitali del nord Europa.
Ed una volta sopraggiunta la fine, prenderà consistenza in tutta la sua forza il nuovo destino del Sud batteria energetica per il resto d’Europa.
Già i lavori sono in corso.
Sui monti e sui colli foreste di pale eoliche hanno preso a sostituire i pascoli e le foreste di faggi, querce, castagni, pioppi; a valle le distese di pannelli fotovoltaici van prendendo il posto degli oliveti, del grano, della macchia mediterranea… Provate a fare un giro sui social. Troverete annunci e offerte per destinare i vostri campi ad impianti fotovoltaici…
È un buon sistema per accompagnare all’eutanasia il Sud.
Chi ti garantisce la rendita che ti offrono questi speculatori dell’energia pulita travestiti da profeti o benefattori?
Un mio amico imprenditore mi raccontava di aver resistito per anni alla corte sfrenata, adesso ha ceduto. “Mi danno un pozzo di soldi” mi ha confidato. “Che faccio? Rinuncio? L’oliveto lo ha completamente distrutto la xilella, oltre mille alberi, mica uno scherzo, e allora?” I figli sono a Milano. L’azienda va avanti ma senza troppe illusioni per il futuro. Non resta che l’eutanasia.
Si badi l’eutanasia arriva adesso ma la malattia è insorta già nel decennio del 1960 allorché fu proclamato il tramonto del Mediterraneo come epicentro dello sviluppo e della cooperazione tra le nazioni dei tre continenti.
Tutti i governi italiani ed europei che da allora si sono succeduti hanno adottato, come un velo per coprire le vergogne, la preoccupazione per i ritardi del Mezzogiorno di volta in volta imputandone l’origine a carenza di iniziativa dei meridionali, infingardaggine, scarso senso del dovere e così via senza mai andare al fondo dei problemi. Da ultimo si sono inventati la storia della classe dirigente inadeguata, estrattiva, intenta solo a mungere lo Stato, come se la classe dirigente nazionale ed europea non fosse essa stessa più che inadeguata e intenta a mungere lo Stato e l’Europa essendo, peraltro, referente di quella meridionale.
Governo nazionale e Unione Europea hanno anche inventato per decenni programmi per il riallineamento o la coesione, come amano chiamare il processo di convergenza delle regioni meridionali, a fronte di una montagna di soldi dirottati altrove.
Qualcuno ha fatto un po’ di conti.
L’Eurispes, nel suo ultimo rapporto 2025 ha parlato di oltre 800 miliardi di euro sottratti al Sud negli ultimi decenni. Ma si tratta di disquisizioni di lana caprina che mettono a posto la coscienza ed alimentano polemiche. Non smuovono i termini del problema.
Personalmente all’inizio degli anni novanta partecipai alla chiamata del governo di allora, auspici il presidente Ciampi ed il ministro Barca, a Catania. “Cento idee per il Sud” il roboante titolo. Il guaio è che il sud tutta quella gente che stava nei palazzi non lo conosceva. Invece conosceva molto bene il paradigma nordatlantico.
Contratti di programma, contratti d’area, progetti di aree vaste, distrettualizzazione dell’industria, altro non erano che la declinazione di quel paradigma. Una declinazione che rispondeva ai tempi, ai modi, alla sintassi, alla grammatica, al racconto nord-atlantico e quel racconto diceva che il Sud doveva emulare il nord, se ne era capace, prendendo quel che gli altri lascivano cadere dal tavolo del banchetto o quel che lasciavano tracimare dai calici ricolmi di champagne e vini pregiati. In realtà il Sud non poteva correre, non poteva competere, essendo sciancato. Fuor da metafora perché privo dei fondamentali per farlo. Capitali, capitalisti e finanzieri tutti trasformatisi in speculatori, erano da tutt’altra parte. Anche le banche una ad una, per ultimo il Banco di Napoli, erano state pretestuosamente dismesse, acquisite e chiuse.
Il Club Bilderbeg aveva trionfato su tutta la linea anche con il concorso della cosiddetta classe dirigente illuminata di questo paese.
Allora tutti quei programmi altro non erano che alibi atti a nascondere la realtà e per mettere a posto la coscienza di chi dava le carte e degli accoliti che governavano il sud per il proprio tornaconto, d’intesa e su mandato di quelli.
E la gente partiva… un milione di ragazzi nell’ultimo decennio. Quattro milioni nei prossimi.
Resta Napoli unica eccezione in controtendenza, vivaddio.
E siamo all’ultimo atto.
Accompagnare lo spopolamento delle aree di mezzo si può, dicono, con i progetti energetici ed il turismo, che sia di massa o di nicchia, ha poca importanza. E magari quel che è rimasto dell’agricoltura.
Disvelate le false teorie governative dello sviluppo, durate, ahimè, per troppo tempo, va rimossa la falsa cultura delle pratiche progettuali che per decenni han prodotto ricette fotocopia l’una dell’altra.
Migliaia di chilometri percorsi a piedi tra sentieri e tratturi antichi, cogliendo speranze e delusioni di quanti sono rimasti nei borghi, osservando castelli superbi, attraversando borghi incantati e scoprendo cattedrali vibranti di bellezza in ogni dove, hanno dato consistenza alla conclusione che non solo è possibile ma addirittura è necessario invertire la deriva del Mezzogiorno. Soprattutto in un tempo in cui i destini d’Italia e d’Europa rischiano di assomigliare anzi di rispecchiarsi in esso se è vero che la desertificazione con la denatalità e la galoppante rarefazione della popolazione, sino al dimezzamento degli abitanti, incombe anche su tutti da qui ai prossimi decenni.
(Seconda parte)
…
Rilancio del Mediterraneo e ripopolamento o se volete rivitalizzazione delle terre di mezzo sono i binari per portare Sud, Italia ed Europa fuori dalle secche della desertificazione futura.
Certo rilanciare il Mediterraneo significa rimettere al centro la cooperazione tra i tre continenti e adoperarsi per far cessare genocidi, guerre, stupri e violenze.
Vi sono studi numerosi e diversificati che evidenziano una capacità di crescita tra i paesi prospicienti il Mediterraneo tra il cinque ed il dieci per cento annuo. Anche oggi i tassi di crescita aggregati, nonostante tutto, sono positivi.
Nel Mediterraneo vivono oltre 600 milioni di abitanti. Un numero che arriva ad un miliardo con le aree più esterne. Stiamo parlando di realtà che esprimono una forza straordinaria oggi repressa, dispersa, vanificata a bella posta.
Non è azzardato affermare che guerre e genocidi, occupazioni e violazioni continue dei diritti di popoli ed individui rispondono all’obiettivo di tenere in soggezione il Mediterraneo ed impedire che esso esprima il suo potenziale.
Il ripopolamento a sua volta, è il binario che riguarda direttamente il recupero del futuro a Sud.
Non servono programmi scimmiottati sui modelli del nord e destinati, in partenza, a fallire. Non servono nemmeno le scorciatoie turistiche. Quel che serve sono progetti ed investimenti che portino ragazzi e ragazze a tornare o a restare a Sud.
Ridare senso alle terre di mezzo e funzione ai castelli ed ai borghi trasferendoin essi interi gangli istituzionali nel campo dell’università, della ricerca, della burocrazia, di quel che resta dell’impresa pubblica d’avanguardia è la strada maestra, l’unica, per restituire il futuro al Mezzogiorno.
Se Alenia e Leonardo ricevessero il compito di dotare i cieli nazionali e del Sud della rete satellitare necessaria alla connessione più sofisticata, spostando nei borghi, nei castelli, nei paesi o nelle città delle terre di mezzo pezzi interi della loro struttura produttiva; se la dieta mediterranea avesse nei borghi i suoi presidi con ricercatori, laboratori, campi di sperimentazione
e personale; se le Università decentrassero componenti d’avanguardia dei propri dipartimenti e laboratori; se le grandi imprese innovative trasferissero le loro divisioni, se le Istituzioni si radicassero con i loro servizi, il Sud potrebbe ritrovare il suo orizzonte luminoso e l’intera Nazione riscoprire il valore dell’integrazione territoriale. Camus tornerebbe di attualità e finalmente la sua teoria dell’antidoto contro la frenesia da consumismo custodito a Sud troverebbe riscontro.
Si può fare?
Perché no?
Si creerebbero le condizioni per attrarre nuova energia e linfa vitale. Le porte delle case ed i portoni dei palazzi tornerebbero a mostrare fiocchi rosa o azzurri e gli anziani finalmente potrebbero sorridere e trasmettere la memoria.
Si allenterebbe la pressione sulle aree urbane, si esorcizzerebbe il rischio desertificazione e si bloccherebbero anche le derive ed i pregiudizi che stanno trascinando l’intero Paese all’inconsistenza internazionale ed all’aberrazione autoritaria impastata di razzismo, assurdamente per chi ha conosciuto, nella sua storia, emigrazione e dolore, umiliazione e miseria.
Gli investimenti collettivi e familiari per la formazione di ragazze e ragazzi resterebbero in loco.
Non solo, essi diventerebbero un volano per attrarre altri giovani da ogni parte e finalmente il Sud potrebbe vivere il suo rinascimento.
E sarebbe un bel guadagno per tutto il Paese… sempre che si ritrovi la maturità, l’onestà e la volontà di perseguire la felicità di tutta intera la popolazione secondo gli insegnamenti del napoletano Gaetano Filangieri che avevano conquistato anche lo statunitense americano Benjamin Franklin.
Ovvio che dovrebbe cambiare il paradigma mondiale in uno con quello nazionale. Il primo spostando gli equilibri verso soluzioni multipolari, integrate ed interconnesse, il secondo puntando ad un governo in grado di mettere nell’obiettivo il bene della nazione e non il tornaconto e l’arricchimento personale, familiare e clientelare di chi comanda.
Ecco perché lo sviluppo del Sud, ma anche della Nazione, sarà rivoluzionario o non sarà.
(Terza parte)
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