“Ama, e fa’ ciò che vuoi.” — Sant’Agostino
“Ciò che si fa per amore accade sempre al di là del bene e del male.” — Friedrich Nietzsche
Nel cuore dell’arcipelago eoliano, dove i venti antichi sembrano sussurrare storie dimenticate, il festival Eoliè 2025 ospita una riflessione tanto eterna quanto controversa: Amore e tradimento. L’intervento affidato a Marcello Veneziani accende una scintilla su uno dei dilemmi più profondi dell’animo umano.
Amare e tradire: due azioni che sembrano opposte, ma che talvolta si sfiorano, si confondono, si sovrappongono. Due gesti che possono nascere dallo stesso fuoco interiore, e che ci interrogano su cosa significhi davvero amare, e cosa implichi tradire.
L’ambiguità originaria
Viviamo in un tempo in cui l’amore è esibito, ma il tradimento è normalizzato. L’infedeltà viene rivestita di emancipazione, la coerenza bollata come rigidità. In amore tutto è possibile, perfino l’opposto di ciò che si giura. Ma l’amore vero non è indifferente alla verità: richiede ordine, come ricorda Agostino. L’amore senza verità diventa possesso, dipendenza, illusione. E il tradimento non è sempre vizio: può essere anche rivelazione, svelamento di una falsità precedente.
Le due mani: simboli dell’anima divisa
Mano sinistra – il tradimento:
- Indice: l’infedeltà che punta lontano.
- Pollice: la slealtà che si oppone.
- Medio: l’inganno volgare.
- Anulare: la rottura del vincolo.
- Mignolo: la menzogna sottile, elegante.
Mano destra – l’amore:
- Eros: desiderio, ebbrezza.
- Agape: dono senza ritorno.
- Philia: fiducia e affetto.
- Cura: quotidianità, attenzione.
- Passione: per la vita, per il vero.
Amare è offrire la mano destra. Tradire è cedere alla sinistra. Ma le mani sono nostre entrambe, ed è difficile tenerle sempre separate.
Ulisse: colui che tradisce per sapere
Nessun mito meglio di quello di Ulisse incarna l’ambivalenza di chi ama e tradisce. Egli ama Penelope, ma resta anni lontano. Ama Itaca, ma si perde nei letti e nei mari. In lui il desiderio di ritorno si intreccia con l’irresistibile attrazione per il nuovo, il proibito, il pericoloso.
Dante lo condanna: non per l’amore, ma per l’eccesso di sapere, per aver oltrepassato le colonne d’Ercole — simbolo del limite umano voluto da Dio. Ulisse non obbedisce, non si ferma. Come Adamo, come Prometeo, vuole sapere, anche se questo costa un tradimento.
Giuda: il traditore che apre alla salvezza
Il caso di Giuda è ancora più vertiginoso. Tradisce con un bacio, il gesto più intimo. Ma se non avesse tradito, il Vangelo non si sarebbe compiuto. La morte e resurrezione di Cristo — cuore del cristianesimo — non ci sarebbero state senza il suo gesto. È forse stato scelto proprio per questo?
Borges, Papini, Dostoevskij, Pasolini: tutti hanno indagato la figura di un Giuda necessario, l’uomo che ha accettato l’odio eterno per permettere la redenzione. Il Vangelo apocrifo di Giuda lo dipinge come colui che ha sacrificato se stesso per il disegno divino.
Ha tradito per amore? Per obbedienza? Per disperazione? La sua ombra non cessa di inquietarci.
Sant’Agostino: amare in ordine
Il pensiero di Agostino ci offre una chiave decisiva. Amare è mettere ordine nel cuore. Non tutto ciò che chiamiamo amore è davvero tale: si può amare male, amare troppo, amare ciò che non merita amore.
Il peccato, per Agostino, non è amare, ma amare in disordine. Il tradimento nasce proprio da qui: quando si antepone il proprio io al bene comune, la passione al vero, il desiderio alla giustizia.
Eppure Agostino stesso fu un traditore della verità prima di diventare padre della Chiesa. Solo attraversando la notte del disamore, trovò la luce dell’amore autentico.
“Il nome della rosa”: sapere e perdizione
Nel romanzo di Umberto Eco, due amori guidano i protagonisti. Adso, giovane, si lascia travolgere da un amore fugace e carnale. Guglielmo, anziano, cerca la verità, persino contro la Chiesa.
Chi ama la verità, spesso deve tradire ciò che è comodo, ciò che è imposto, ciò che è amato solo per abitudine. Guglielmo tradisce l’autorità, ma in nome della giustizia. E così, come Cristo tradito per salvarci, anche la verità può essere perseguita solo attraverso una rottura.
Tradire per diventare
Tradire non è sempre il segno della colpa. A volte è il gesto necessario per crescere. Il giovane che lascia casa, chi rifiuta il dogma, chi si ribella alla famiglia, tradisce il suo passato per aprirsi a un nuovo destino.
Come dice Simone Weil: “Tradire il proprio partito per non tradire la verità.” O Aristotele: “Amico di Platone, ma più amico della verità.”
Ogni maturazione porta con sé una dose di tradimento. Ma se quel tradimento serve a trovare un amore più autentico, allora è un passaggio, non una condanna.
Conclusione: amare con verità
In amore, la verità è essenziale. Senza verità, non si ama davvero. E senza amore, la verità diventa fredda, astratta. Per questo il tradimento non è solo un gesto, ma una diagnosi dell’anima.
Amare bene è raro. Tradire male è facile.
Ma tra l’uno e l’altro c’è lo spazio della coscienza, della scelta, del pentimento. C’è la possibilità di sbagliare e rinascere, come Ulisse che torna, come Agostino che si converte, come — forse — Giuda che piange.
E allora sì, si può concludere come Agostino:
“Ama, e fa’ ciò che vuoi.”
Ma prima, impara ad amare. E poi, decidi.
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