Il 6 luglio 2000 si è spento a Varsavia, all’età di 88 anni, Władysław Szpilman, celebre pianista e compositore polacco di origine ebraica. La sua vicenda umana e artistica rappresenta una delle testimonianze più toccanti del Novecento, segnata dal talento, dalla tragedia della guerra e da un’incredibile forza di sopravvivenza.
Nato nel 1911 a Sosnowiec, Szpilman crebbe in una famiglia profondamente legata alla musica. Il padre Samuel era violinista presso il Teatro Polacco di Katowice, mentre la madre Regina era pianista. Fin da giovane Władysław dimostrò un dono straordinario per il pianoforte, che coltivò con dedizione, affermandosi presto come interprete e compositore.
Nel 1932 debuttò nel panorama musicale polacco e formò un fortunato duo con il violinista Bronisław Gimpel. A partire dal 1935 iniziò a scrivere musica leggera, firmando brani che divennero rapidamente popolari, come “Jeśli kochasz się w dziewczynie”, “Nie ma szczęścia bez miłości” e “Straciłam Twe serce”. La sua collaborazione con la Radio Polacca gli diede ulteriore visibilità e prestigio.
Il 23 settembre 1939, nei primi giorni dell’invasione tedesca della Polonia, Szpilman eseguì in diretta l’ultimo programma trasmesso dalla radio prima che i bombardamenti su Varsavia ne causassero l’interruzione. Da quel momento la sua vita cambiò radicalmente. Confinato nel ghetto di Varsavia insieme alla sua famiglia, continuò a suonare nei caffè fino al 1942, quando la musica venne proibita. Fu l’unico della sua famiglia a sopravvivere alla deportazione verso il campo di sterminio di Treblinka, grazie all’intervento di un poliziotto ebreo che gli salvò la vita.
Da allora iniziò un lungo periodo di fuga e nascondimento, reso possibile dal coraggio di numerosi amici e sconosciuti. Tra questi, Czesław e Helena Lewicki, Andrzej e Janina Bogucki, con il sostegno di Eugenia Umińska, Witold Lutosławski, Piotr Perkowski e altri. Durante l’insurrezione di Varsavia, Szpilman si nascose tra le rovine della città, dove fu aiutato da un ufficiale tedesco, il capitano Wilm Hosenfeld, che gli portava cibo e conforto. Quest’ultimo, morto in prigionia sovietica, è stato insignito postumo del titolo di Giusto tra le Nazioni e decorato dal Presidente della Repubblica di Polonia.
Dopo la guerra, Szpilman riprese la sua carriera con la stessa dedizione di sempre. Tornò a lavorare per la Radio Polacca, dove la prima trasmissione del dopoguerra si aprì con le stesse note di Chopin che aveva suonato nel 1939. Fu direttore del Dipartimento di Musica Leggera fino al 1963, diresse un’orchestra e fu tra gli ideatori del celebre Festival Internazionale della Canzone di Sopot. Scrisse circa 500 canzoni, di cui almeno 150 divennero successi noti e amati dal pubblico.
La sua straordinaria vicenda è stata raccontata nel libro “Il pianista”, scritto dallo stesso Szpilman subito dopo la guerra e pubblicato a livello internazionale solo decenni dopo. Il libro ha ispirato il film omonimo di Roman Polański, vincitore della Palma d’Oro a Cannes e di tre Premi Oscar, che ha contribuito a far conoscere la storia di Szpilman al grande pubblico mondiale.
Władysław Szpilman riposa oggi al Cimitero Militare di Powązki, ma la sua musica e la sua testimonianza continuano a vivere, ricordandoci come, anche nei momenti più oscuri della storia, la dignità umana e l’arte possano rappresentare una forma di resistenza e salvezza.
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