Chi entra nella sede di Offtec, a Benevento, non trova un salone con modelli tridimensionali in scala o moodboard da rivista. Trova piuttosto un silenzio pieno di domande.

Offtec, fondato da Flavian Basile, non è un semplice studio di architettura. È un’officina critica, dove la rigenerazione non comincia dal disegno ma dall’ascolto. L’ascolto dei vuoti urbani, dei borghi svuotati, dei paesi che hanno smesso di raccontarsi.

Il principio è disarmante nella sua radicalità: prima di progettare, bisogna capire chi abiterà quei luoghi e per quali relazioni verranno riattivati. Offtec non propone visioni prefabbricate: preferisce domande scomode a risposte rassicuranti.

La recente collaborazione con Confindustria Benevento e ANCE lo conferma. L’incontro “Rigenerare i territori: sport, ambiente e sviluppo per il futuro delle comunità” non è stato un convegno da archiviare sotto la voce “eventi”. È stato un laboratorio collettivo, dove voci come il Ministro Andrea Abodi, Simona Brancaccio, Francesca Merenda e Salvatore Parlato hanno messo a nudo tensioni reali: lo sport come strumento di rigenerazione sociale, la valutazione ambientale come vincolo e opportunità, le relazioni come architrave di ogni progetto.

Offtec non costruisce per il gusto di lasciare impronte sul cemento, ma per restituire funzioni vitali ai luoghi. Cortili dove ritrovarsi, strade dove tornare a camminare, mercati dove sentirsi comunità. La sfida è fermare lo spopolamento non con la retorica delle “cartoline rurali”, ma con interventi che rimettono in circolo bisogni concreti e immaginari collettivi.

La nuova sede condivisa di Confindustria e ANCE è il simbolo plastico di questa filosofia: un edificio aperto, che ospita decisioni, idee, giovani. Un contraltare vivente alle stanze chiuse dove spesso si consumano alleanze opache.

Basile, in questa operazione, non indossa la maschera dell’archistar. Il suo ruolo è quello di regista silenzioso, abile nel calibrare forze diverse senza annullarne le identità. È un artigiano della convergenza, capace di ascoltare quanto di suggerire, più interessato a far accadere che a prendersi il merito.

Offtec oggi rappresenta un Sannio che non vuole farsi colonizzare da slogan facili né anestetizzare la propria complessità. Un territorio che chiede di essere attraversato, abitato, messo in discussione.

Se domani questi luoghi torneranno a vivere, non sarà per un miracolo estetico. Sarà perché qualcuno avrà avuto il coraggio di metterci mani, ascolto e una visione che non si accontenta di tamponare il passato ma prova a scrivere un futuro condiviso.

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