Nel suo intervento al Festival RaRo, Flavian Basile ha scelto di non raccontare una semplice cronaca di cantieri o bonus edilizi. Piuttosto, ha provato a mettere a fuoco un approccio più complesso e meno scontato alla rigenerazione urbana, proponendola come un vero e proprio “atto di fiducia” verso i territori e le comunità che li abitano.
Non si tratta, per lui, di restaurare facciate o riattivare qualche piazza con eventi estemporanei. Rigenerare significa leggere le ferite, immaginare nuovi usi, ricucire relazioni. Significa, soprattutto, saper dirigere un’orchestra di attori diversi: ordini professionali, università, banche, istituzioni, giovani, imprese.
L’esperienza maturata con il progetto #TERA di ANCE Benevento e con Offtec, la sua realtà di progettazione e innovazione, diventa così un laboratorio concreto. Basile si muove come un regista, più che come un esecutore: non impone soluzioni dall’alto, ma costruisce scenari, crea condizioni perché idee e visioni possano contaminarsi.
Nei suoi interventi traspare una consapevolezza precisa: i centri storici non vanno semplicemente “salvati”, ma ripensati come spazi vivi e futuri. Ogni vicolo abbandonato è un’occasione per chiedersi chi potrà abitarlo domani, ogni edificio in rovina è una domanda aperta alla comunità.
Questa postura — pragmatica e al tempo stesso visionaria — si è distinta al RaRo per sobrietà e lucidità. Nessuna retorica consolatoria, nessuna mitizzazione del passato: solo un invito netto a costruire processi condivisi, dove l’ascolto e la progettualità collettiva contano più della firma di un singolo.
È così che la rigenerazione, da slogan, torna a essere un’azione concreta: un lavoro paziente di tessitura, fatto di mani sporche e di sguardi lunghi. E in questo, più che un leader solitario, Basile si conferma un regista silenzioso, capace di dare spazio a tutte le voci che servono per far rinascere davvero un territorio.
