L’ editoriale del Direttore Daniela Piesco

L’arte della politica richiede spesso finezza, capacità strategica, un tocco da illusionista. Il governo Meloni, in un tentativo che definire “grezzo” sarebbe un complimento, ha offerto al Paese una magistrale lezione su come non si fa. Protagonista: un emendamento. Non un tomo, non un trattato. Una riga. Una sola, infilata come un coltello nel panino della finanziaria, destinata a far lievitare i pedaggi autostradali di un apparentemente irrisorio millesimo di euro al chilometro. Novanta milioni di introiti annui, nascosti nel retrobottega legislativo con la delicatezza di un elefante in cristalleria.

Il timing? Impeccabile, nella sua sfrontatezza. Metà luglio, colonne di automobilisti carichi fino all’inverosimile, ansiosi di raggiungere lidi o monti, già alle prese con il “caro-vacanza”. Il pedaggio aggiuntivo? Uno “spicciolo”, certo. Ma simbolico come un pugno nello stomaco. L’aria stessa, con amara ironia, sembrava diventare tassabile se respirata in corsia d’emergenza. L’opposizione, prevedibilmente, ha gridato allo scandalo: “Tassa estiva!”…Fanno il loro mestiere, come api su una torta abbandonata.

Ma il vero spettacolo, il vaudeville grottesco, è esploso dietro le quinte della maggioranza. Autore materiale del colpo: la Lega. Firmatario complice: Fratelli d’Italia. Sostenitore entusiasta: Forza Italia. Un triumvirato apparentemente compatto. Fino a quando il Premier, Giorgia Meloni, ha preso la mira… e ha sparato sulla propria trincea. Sconfessione totale. A quel punto, Matteo Salvini, Ministro dei Trasporti e dunque teoricamente il responsabile( per modo di dire) delle autostrade, è esploso: lui, no, non sarebbe passato alla storia come “l’uomo che aumenta le tasse” sulle quattro corsie.

Così, con la velocità di chi cerca di far sparire l’evidenza prima che scatti la foto, l’emendamento è stato ritirato. “Un abbaglio estivo”, hanno bofonchiato. Un incidente di percorso. Peccato che la fotografia sia già impressa a fuoco: è l’istantanea di un governo profondamente diviso, colto in piena crisi di fiducia interna mentre naviga in un mare di contraddizioni. Meloni contro Salvini. Salvini contro i colleghi di governo. FdI che sembra litigare persino con se stessa. Una partita a scaricabarile su chi dovesse tenere in mano la patata bollente del millesimo fantasma.

La morale? Non è solo la buffonata di un balzo fiscale maldestro e malcelato. È la dimostrazione plastica di un’incompetenza gestionale che rasenta il surreale. Progettano una microtassa in segreto, la lanciano nel momento peggiore, litigano come gatti in un sacco davanti alla reazione popolare e mediatica, poi ritirano tutto fingendo che sia stato un sogno a occhi aperti. La responsabilità, in questo teatrino, è come l’autovelox nascosto: nessuno la vuole. Finisce sempre che a pagare il pedaggio, metaforico ma ben più salato, è il cittadino. Non ai caselli, questa volta. Ma alla biglietteria della credibilità di un esecutivo che prometteva pragmatismo e regala, invece, tragicomici abbagli estivi. Il vero “costo al chilometro” di questo governo? Si misura in fiducia persa. E quel conto, temiamo, è ben più alto di un millesimo.

 

pH Pixabay senza royalty

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