Citare la storia è un’arte che richiede competenza. Farlo senza cognizione di causa rischia di trasformarsi in un esercizio di retorica vuota — o peggio, in un’eco inconsapevole di miti pericolosi.
Prendiamo ad esempio il celebre aforisma romano: “Si vis pacem, para bellum” — Se vuoi la pace, prepara la guerra. Spesso viene ripetuto con un certo compiacimento, come se racchiudesse una verità eterna. Peccato che, in questa formulazione, non appartenga propriamente al mondo romano classico, ma piuttosto a Flavio Vegezio, un autore del IV secolo d.C., vissuto in tempi di crisi e di progressiva militarizzazione dell’Impero.
Presentarlo come se riassumesse lo spirito pacifico della Roma antica è un errore storico e culturale. Perché Roma, diciamolo chiaramente, non fu mai un impero pacifico. Fu, piuttosto, un’inarrestabile macchina di conquista, convinta della propria missione civilizzatrice — ovvero della necessità di sottomettere l’intero orbe conosciuto.
Non si accontentò mai dei propri confini. Aveva bisogno di guerre, di bottini e soprattutto di schiavi, la cui manodopera gratuita permetteva ai cittadini romani di godere di circa 200 giorni festivi all’anno, su un calendario di circa 350.
Pensare “come i romani” in materia di pace e guerra non ha nulla di pacifico, anzi, svela la logica predatoria di un impero che chiamava “ordine” la sottomissione e “pace” il silenzio delle popolazioni conquistate.
Per una visione più onesta, basta leggere Tacito. Nella sua Vita di Agricola, scritta attorno all’anno 100 d.C., affida al capo caledone Calgaco una frase che risuona come un atto d’accusa lucido e potente:
“Rubare, massacrare, saccheggiare: lo chiamano impero, con nomi falsi; e dove fanno il deserto, lo chiamano pace.”
Tacito non lo scrive per caso. Lo fa mentre racconta le campagne romane in Britannia, guidate proprio da Agricola, suo suocero, in una delle zone più ostili alla romanizzazione. Calgaco, che guida la resistenza dei caledoni (gli attuali scozzesi), incarna la voce di chi subisce la violenza travestita da civiltà.
E allora, prima di sventolare frasi latine come verità universali, impariamo dalla storia. Perché la vera pace non nasce dalla forza, ma dalla giustizia. E chi ripete aforismi imperiali senza capirli, non difende la civiltà — la svende.
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