Di Daniela Piesco

Nel cuore del Mezzogiorno, dove troppo spesso si racconta solo di spopolamento, crisi industriali e occasioni mancate, arriva un segnale controcorrente: l’export del Sannio cresce, e lo fa con decisione. I numeri parlano chiaro – e stavolta non sono solo cifre da archiviare. Nel primo trimestre del 2025, secondo i dati ISTAT, le esportazioni hanno toccato quota 77,2 milioni di euro, con un incremento del 4,8% rispetto allo stesso periodo del 2024. Contemporaneamente, le importazioni si sono contratte del 3,7%, passando da 67,6 a 65,1 milioni di euro. Un saldo commerciale finalmente positivo, dunque, che rompe il torpore economico e ridisegna, almeno in parte, la traiettoria del territorio.

Ma da dove arriva questa spinta? Non è l’industria pesante né l’hi-tech a trainare il Sannio. È la terra, quella coltivata con fatica e tradizione, che oggi diventa il perno dell’apertura internazionale. Il settore agroalimentare, da solo, vale oltre la metà dell’intero export provinciale: 41 milioni di euro provenienti da alimenti, bevande e tabacco, ovvero da ciò che questa terra ha sempre saputo fare – e vendere – meglio.

Accanto a questo colosso “verde”, si muovono altri comparti che, pur con numeri più modesti, consolidano la diversificazione. Prodotti agricoli, animali e attività connesse alla caccia hanno generato esportazioni per 4,5 milioni di euro, mentre il settore dei metalli di base e manufatti in metallo (esclusi i macchinari) ha superato i 9 milioni di euro. Quest’ultimo comparto, spesso dimenticato nei grandi racconti economici, resta una colonna dell’artigianato industriale locale, dove si lavorano precisione e competenze meccaniche ereditate e aggiornate.

Il quadro, insomma, sembra suggerire una ripresa fondata su basi concrete. Il Sannio, pur con volumi ancora lontani dalle grandi aree industriali del Nord, sta imparando a presidiare mercati esteri con i suoi asset più autentici: qualità, territorialità, know-how. Ma la vera domanda è: si tratta di una fiammata congiunturale o dell’inizio di una nuova stagione economica?

In un contesto globale incerto, segnato da pressioni energetiche, crisi logistiche e instabilità geopolitiche, ogni segnale di crescita andrebbe preso con cautela ma anche con visione. Le imprese locali, in particolare quelle del food & beverage, stanno dimostrando di saper stare nel mercato globale, ma la sfida – oggi più che mai – è reggere alla lunga distanza, continuando a innovare, investire, formare.

Insomma, sì: è davvero così. L’export sannita cresce e lo fa grazie a chi lavora con dedizione, spesso lontano dai riflettori. Ma se vogliamo che non sia solo un picco statistico, serve una regia territoriale più consapevole, capace di sostenere chi esporta e di accompagnare chi ancora non lo fa. Perché questa è una buona notizia, e in una terra assetata di futuro, sarebbe un delitto non coltivarla.

 

pH Elvira Pettorossi

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